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L'unione di bene e male ~ By Hely
Final Fantasy VII - R - Azione/Avventura - COMPLETA - Pubblicato: 28/8/06 - Aggiornato: 26/10/07
ID Fanfiction: 840 - Commenti: 313
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Fin da piccola Cetra aveva bazzicato la banda di ragazzini con cui andava in giro per Nibelheim a combinare danni di ogni sorta. E se all’inizio era stata accolta con una certa diffidenza, sia perchè era una femmina sia per la sua aria da maschiaccio, le era bastato poco per farsi accettare. Un paio di duelli e aveva provato che quanto a esuberanza, sebbene fosse una ragazzina, non aveva niente da invidiare agli altri membri della combriccola.

Da quando entrò nel gruppo fu via via più benvoluta. Poi batté Zang, il capo, in uno scontro con la spada: da quel momento venne addirittura idolatrata e diventò lei il capo della banda.

Nonostante la compagnia non le mancasse, a volte, però, Cetra si sentiva sola. Allora saliva sulla cima della magione ShinRa e guardava il panorama dall’ampia terrazza che dava sulle montagne: L’occhio poteva spaziare senza limite per le vette, e l’unica cosa che si intravedeva era il vecchio reattore Mako.

Davanti a quello spettacolo Cetra si calmava e per un attimo la sua indole guerriera taceva. Era strano: quando il tramonto incendiava, in un unico rogo, cielo e montagne riusciva a non pensare a nulla. Sentiva solo un mormorio provenirle dal fondo dell’anima, come un bisbiglio in una lingua che non conosceva.

Da quando aveva conquistato la Buster Sword di suo padre Cloud, Cetra era ancora più ammirata: se ne andava in giro con la lama che le pendeva al fianco, sentendosi forte come un cavaliere. Varie volte l’aveva messa in palio durante una zuffa e si vantava di non aver mai perso un incontro.

Una mattina del suo sedicesimo autunno Zang andò a chiamarla proprio per quel motivo: un ragazzo mai visto voleva sfidarla per il possesso della spada. Cetra non se lo fece ripetere due volte e si recò baldanzosa nella piazza di Nibelheim, luogo deputato allo svolgimento di tutti i duelli.

Quando vide il suo avversario quasi le venne da ridere: alto e magro, doveva avere piĂą o meno quattro anni piĂą di lei e sfoggiava una spettinatissima zazzera nera. Le bastò un’occhiata per capire che la carta  vincente del suo avversario non era certo la forza. E nemmeno l’agilitĂ , visto che indossava un elegante completo blu, poco adatto a combattere. Come si poteva duellare vestiti in quel modo?

L’unica arma segreta di quel tizio poteva essere una certa astuzia, che Cetra vedeva nei suoi occhi scurissimi, ma non se ne preoccupò: di nemici sleali ne aveva battuti non pochi.

“Sei tu che mi hai fatta chiamare?”

“In persona”

“E mi vorresti sfidare”

“Esattamente”

“Sei di poche parole. Non ti ho mai visto qui: di dove sei?”

“Vengo da un altro continente, da Midgar per la precisione. Mi chiamo Teser, per rispondere alla tua prossima domanda”

Cetra non capiva perchè quel tizio fosse così sicuro di sé: la conosceva di fama, altrimenti non l’avrebbe sfidata, quindi era da escludere che la sottovalutasse.

“Chi ti ha parlato di me, e perchè mi vuoi sfidare?”

“Qui tutti parlano del demone coi capelli marroni e gli occhi rossi che picchia come un fabbro. Dì un pò, hai per caso scordato di essere una ragazza?”

Cetra strinse i pugni: sapeva che era controproducente perdere le staffe prima della battaglia e Teser, con quel tono canzonatorio e quel sorrisetto stampato sulle labbra, mirava proprio a quello.

“Quel che faccio sono affari miei, e poi non mi hai ancora risposto: perchè mi sfidi?”

“Guarda, non mi interessa un fico secco di tutte le sciocchezze di onore e gloria che frullano nella testa ai bambini che si azzuffano con te. Io voglio la tua spada, perchè è bella e perchè è appartenuta al distruttore di Sephirot. Se per averla devo giocare con te, ben venga”

A Cetra prudevano le mani, ma non rispose alle provocazioni. Si accordò con Teser per le modalità dello scontro. Una volta iniziato il duello avrebbe potuto dargliene quante ne voleva.

Decisero di battersi coi bastoni: il primo ad essere disarmato o cadere a terra avrebbe perso. La spada, trofeo della contesa, fu solennemente consegnata al piĂą giovane tra gli astanti.

“Ti toglierai la giacca immagino...”

“Ci sono abituato. Per cui se non ti senti umiliata a essere sconfitta da uno bardato così...”

Cetra inghiottì l’ennesimo rospo. Poi la lotta ebbe inizio. Come previsto Teser non era forte, non era agile e in quanto a tecnica era inferiore a lei. E allora cosa accidenti lo rendeva così sicuro?

Cetra fu subito in vantaggio: approfittava della sua rapidità per muoversi avanti e indietro di continuo, disorientando l’avversario. I ragazzi intorno la incitavano con urla e fischi. A poco a poco sentì che la battaglia la eccitava sempre di più, finchè la foga non la travolse: aumentò la velocità dei movimenti, parò, si girò, colpì Teser al fianco e si preparò a spezzare il bastone che il ragazzo sconosciuto aveva levato in alto per proteggersi dall’imminente colpo. E’ fatta! Pensò Cetra trionfante.

Bastò quell’attimo di sicurezza per levarle la vittoria dalle mani.

Teser la guardò negli occhi con uno sguardo gelido, abbozzò un sorriso e mormorò qualcosa che Cetra non capì.

Proprio mentre si accingeva a calarlo su Teser, il bastone le sgusciò via dalle mani. Alzò gli occhi: il ragazzo teneva in mano una sfera verde luccicosa. Cetra si bloccò e Teser ne approfittò: uno sgambetto e la ragazza cadde a terra per la prima volta in vita sua.

“Mi pare ci sia un vincitore”

Teser prese la spada dalle mani del ragazzo giovane che la custodiva.

Per un pò Cetra rimase impietrita. Poi si scosse e si guardò intorno.

“Stramaledettissimo baro, non mi avevi detto che usavi le Materia, sei sleale rivoglio la mia spada!”

Si rialzò di scatto per andargli addosso ma Teser la fermò con una mano. “Invece di urlare dovresti ringraziarmi per la lezione. Mi hai chiesto se usavo le Materia? No. Hai posto come regola del combattimento di non usarle? No. E allora se hai perso è solo colpa tua. Oggi hai imparato che prima di battersi si deve conoscere bene il proprio nemico. E che la forza non è niente senza intelligenza.”

Mentre si allontanava aggiunse: “Comunque ti sei battuta bene, sei forte non c’è che dire” e se ne andò con la stessa flemma con cui era arrivato.

Cetra rimase immobile. Poi dal silenzio imbarazzato del pubblico si levò la voce di Zang: “Mi spiace Cetra, ma quel tizio ha proprio ragione”.

Per tutta risposta Cetra gli sferrò un sonoro pugno sul naso e scappò via in lacrime. Corse a perdifiato fino a casa sua. Urtò passanti, scavalcò bancarelle, abbatté una giara d’olio fuori dalla locanda. Tutto quello che voleva era rifugiarsi tra le braccia consolatrici di suo padre e sua madre: Cloud e Tifa. Loro l’avrebbero capita e difesa, avrebbero concordato con lei che Teser era stato sleale e vile e le avrebbero dato una spada ancora più bella, presa dalla collezione di suo padre.







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