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Ereditŕ di sangue ~ By Frances
Final Fantasy VIII - R - Serio - Pubblicato: 23/8/06 - Aggiornato: 30/8/06
ID Fanfiction: 815 - Commenti: 23
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« Hide?» fece il colonnello Morgan, sollevando la testa dal suo quotidiano « Ne ho sentito parlare.» i folti baffi grigi gli coprivano l’intera bocca, facendolo sembrare più anziano di quanto in realtà non fosse. Sedeva comodamente nella poltrona del suo ufficio, un’enorme stanza circolare, illuminata dalla luce del mezzogiorno che filtrava da delle grandi finestre a cui erano state tirate le tende di velluto azzurro.

 

Il colonnello rimase un attimo in silenzio, fissando assorto l’uomo che aveva davanti. Un giovane di circa vent’anni con i capelli neri e gli occhi di un verde abbagliante, leggermente a mandorla. Continuava a stare fermo davanti alla sua scrivania, composto sull’attenti, in attesa che Morgan esaudisse la sua richiesta.

 

Una richiesta parecchio ardita, si ritrovò a pensare il colonnello, mentre quel nome gli ronzava in testa come una fastidiosa mosca che ancora non era riuscito a scacciare. Era strano che dopo molti anni quel nome giungesse nuovamente alle sue orecchie.

 

« Perché me lo domanda, tenente?» chiese, accomodante, chiudendo e ripiegando il giornale « Ormai il caso di quella Hide è chiuso da molto tempo.» puntando i gomiti sulla scrivania ed appoggiando il mento sul dorso delle mani « Ormai nessuno ne parla più.»

 

« Semplice curiositĂ , signore.» disse impassibile il giovane, senza curarsi dello sguardo indagatore del colonnello che non lo lasciava un attimo. Rimase sull’attenti, in riguardoso silenzio, fino a che l’uomo non si decise a riprendere:

 

« Le abbiamo dato la caccia per anni. E’ un argomento di cui non ci piace parlare, ragazzo.» ammise, scuotendo il capo e nascondendo i vispi occhi azzurri che incutevano terrore ed imponevano rispetto « Ormai è una questione morta e sepolta, non si metta a rivangare il passato.» in quest’ultima frase il giovane tenente sentì un lieve accento imperativo che gli ordinava silenziosamente di non insistere oltre.

 

Ma lui non aveva intenzione di obbedire, almeno stavolta. Finse di non aver compreso quel messaggio implicito che Morgan gli stava indirizzando fin dall’inizio della loro discussione e chiese:

« Signore, capisco le vostre ragioni, ma io vorrei saperne di più.» si lasciò andare in un profondo inchino « La prego di dirmi ciò che sa, signore!»

 

Il colonnello rimase a fissare il suo subordinato per alcuni istanti, infastidito. Se voleva toglierselo dai piedi, doveva dirgli ciò che voleva. O perlomeno…doveva dirgli qualcosa.

 

Il tenente Kei era sempre stato un soggetto problematico, con quella sua inarrestabile tendenza a ficcare il naso negli affari dell’esercito. Prestava servizio ormai da sette anni, ottenendo frequentemente ottimi risultati sia nella disciplina che in battaglia, ma in tutti quegli anni nessuno dei suoi superiori era riuscito a fidarsi del tutto di lui.

 

Lo consideravano un soggetto dalla personalitĂ  incerta, capace di obbedire agli ordini ma anche di assumere iniziative estemporanee dettate dalle sue personali convinzioni, sostanzialmente un inaffidabile.

 

Il colonnello Morgan attese ancora qualche istante, chiedendosi se il suo silenzio potesse in qualche modo convincere il ragazzo ad andarsene; vedendo però che quello non si muoveva di un millimetro, in trepidante attesa, decise di arrendersi.

 

« Era un SeeD di Trabia.» iniziò con un sospiro « Molto abile, devo dire. Ha portato a termine numerose missioni in maniera impeccabile e ho sentito raccontare che si comportò in maniera esemplare anche durante la Guerra della Strega, quando io non ero ancora nell’esercito.»

 

Il tenente Kei ebbe un sussulto:

« La Guerra della Strega? Sono passati vent’anni da allora!»

 

Il colonnello posò stupito gli occhi sul ragazzo:

« Perché si stupisce?»

Kei si immobilizzò, rendendosi conto che qualcosa nella sua copertura si stava incrinando:

« Non…non ero ancora nato…»

Il colonnello sorrise:

« Ragazzo, quella donna, Hide, era una persona fuori dal comune. Divenne Seed all’etĂ  di dieci anni, quando era ancora poco piĂą di una matricola.» si sporse verso il suo subordinato, palesemente scosso « Come ha potuto combattere in una guerra, se era poco piĂą di una bambina, si chiederĂ ?»

 

Kei attese che il colonnello continuasse, mentre la testa gli si affollava di dubbi. Li sentiva plasmarsi fra loro, roteare per confondergli anche quelle poche idee che ancora gli erano rimaste chiare. Non sapeva come spiegare neppure la domanda che gli aveva fatto Morgan…ad ogni istante diventava più confuso.

 

Il colonnello vide il suo disorientamento e ne fu compiaciuto. Gli sarebbero bastate altre poche parole e sarebbe riuscito a togliersi dai piedi quel curioso tenente. Con un grande sospiro, concluse:

 

« Hide non era una persona normale, ecco il perché.» si poggiò tranquillo allo schienale della sua poltrona « Crede di essere abbastanza soddisfatto di ciò che le ho detto, tenente? Avrei del lavoro da fare.»

 

Kei sollevò lo sguardo, mentre delle ciocche di capelli neri gli ricadevano sugli occhi:

« Signore, che ne è stato di lei?»

 

A quella ulteriore istanza gli occhi del Colonnello si fecero ancora piĂą cupi, le sopracciglia si incresparono al centro della fronte contratta e il suo colorito si fece livido.

 

Silenzio. Kei deglutì, mentre iniziava a sentire gocce di freddo sudore colargli nel colletto e lungo la schiena.

 

Ad un tratto la fronte del colonnello si spianò ed i suoi occhi tornarono sereni, mentre un sorriso smagliante gli illuminava le labbra:

« E’ stata catturata, grazie ad Hyne, e messa al sicuro. Ora non dobbiamo più preoccuparci di lei.» fece un pausa « E’ morta una decina di anni fa.»

 

Kei rimase impietrito. Morta? Com’era possibile?

 

“E’ stata catturata, grazie ad Hyne, e messa al sicuro.” Perché mai? Un Seed efficiente, un militare valoroso durante la guerra. Per quale motivo era stata imprigionata?

 

Alzò gli occhi deciso a chiedere di più, ma questa volta vide nello sguardo del colonnello qualcosa di molto più inquietante di un semplice rimprovero.

 

Meglio lasciar perdere, per il momento.

 

Kei ringrazio con il saluto militare e si allontanò dalla stanza, mentre sentiva tutta quella marea di domande che gli affollavano la testa sino a ghermirlo e soffocarlo senza possibilità di salvezza.

 

*

 

 

Era pomeriggio. Tirava un venticello fresco che gli si insinuava nei capelli e gli feriva gli occhi chiari, mentre il sole spariva imperterrito oltre l’orizzonte.

 

Kei stava rincasando, con le spalle avvolte nel pesante impermeabile nero e le mani affondate nelle sue profonde tasche. Per tutto il resto della mattinata non aveva fatto altro che pensare e ripensare alla discussione avuta con il colonnello Morgan.

 

PiĂą ci rimuginava, piĂą si rendeva conto che non avrebbe mai potuto dare una risposta da solo a tutte quelle domande.

 

Raggiunta casa, una rispettabile costruzione situata nelle vicinanze della stazione di Deling City, estrasse nervosamente le chiavi infilando nella serratura quella dell’ingresso.

 

Entrò e si richiuse la porta alle spalle, assaporando per un attimo il piacevole tepore e l’odore di casa sua.

 

Si guardò intorno. Il piccolo salotto era illuminato da una luce fioca, suffusa, che gli infondeva un familiare senso di serenità.

 

Le pupille gli si allargarono quando vide l’ombra di una donna distesa sul divano. Ma non era “una donna”. Era quella ragazza. La stessa ragazza che una settimana prima aveva trovato riversa sui grandini davanti a casa sua, insanguinata e priva di sensi.

 

Rimase fermo sulla porta, ad osservarla mentre con movimenti abili si risistemava le fasciature tutt’intorno alle braccia. I capelli corvini erano allargati sul cuscino azzurro, ad incorniciarle il viso come i raggi di un bellissimo sole notturno, mentre gli sconcertanti occhi azzurri brillavano vispi nella penombra.

 

« Finalmente sei arrivato!» esclamò lei, facendo l’ultimo nodo alle fasciature e senza degnarlo di uno sguardo « Stavo iniziando ad annoiarmi.»

 

La ragazza posò gli occhi indagatori su Kei. Il tenente rimase immobile, trafitto da quello sguardo deciso e a tratti così inquietante.

« Come ti senti?» domandò finalmente, avvicinandosi a lei, mentre si sfilava di dosso l’impermeabile.

 

« Così.» fece lei, sfiorando le medicazioni che le ricoprivano diversi punti del viso « Avrei preferito che rimanessi qui anche oggi.» alzando lo sguardo verso il soffitto « Non posso ancora cucinare…»

 

Kei sorrise.

« Hide,» iniziò, titubante « Ricordi ciò che mi hai chiesto qualche giorno fa?»

 

La ragazza sembrò destarsi da un sogno ad occhi aperti e con un guizzo tornò a guardare Kei. Una strana luce le illuminò il viso, un’espressione che la faceva sembrare bella e, allo stesso tempo, crudele.

« Dimmi, Kei.»

 

Il giovane si sedette ai suoi piedi, sul bordo del divano e con voce ferma annunciò:

« Sembra proprio che per l’esercito tu sia ufficialmente morta dieci anni fa.»







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