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Un’insolita storia ~ By Shadow
Final Fantasy VIII - PG-13 - Serio + Azione/Avventura - COMPLETA - Pubblicato: 22/6/06 - Aggiornato: 4/11/06
ID Fanfiction: 717 - Commenti: 131
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L’idea di questa fanfiction mi è venuta pensando a cosa avrei fatto se fossi stato bocciato (cosa che fortunatamente non è avvenuta). Qui ci saranno forse anche degli anticipi sulla storia di “Si incrociano le lame…” (titolo troppo lungo, lo so, ma non ho trovato altro. Se avete suggerimenti su un titolo più decente lasciatelo al posto di un commento), ma solo per quanto riguarda alcuni nuovi personaggi, niente a che fare con le vicende della storia. Ora vi lascio alla lettura del primo capitolo. Naturalmente l’inizio è inventato come il resto della storia, non è mai successo niente di questo che sto per scrivere oltre alla telefonata ed al giudizio ricevuto.

 

I)                                                                                                             Una brutta sorpresa.

 

Un ragazzo dai capelli castani lunghi fino alle spalle, occhi del medesimo colore contornati da un paio di occhiali da vista ed un fisico abbastanza comune era seduto su di una torre di un castello ormai mezzo demolito dalle intemperie, ma in via di ristrutturazione. Il suo nome era Citro Giuseppe. Sapeva che ciò che faceva lo metteva in pessime condizioni se fosse arrivata qualche guardia o un addetto ai lavori, ma rischiava anche la vita, visto com’era pericolante la struttura, ma ciò sembrava non interessargli. In effetti in quel momento non gli interessava nulla. L’unica cosa che gli interessava era andarsene da quel luogo che in qualche modo lo opprimeva, di essere lontano da tutti quelli che avevano tradito la sua fiducia e che non lo prendevano sul serio, da chi non meritava di conoscerlo o nemmeno di salutarlo. Voleva abbandonare tutto e ricominciare da zero. Era Giugno e si era recato a scuola assieme alla madre dopo aver ricevuto una chiamata dall’istituto. Al telefono avevano rassicurato “Non preoccupatevi, vostro figlio non è stato bocciato, vi abbiamo chiamato solo perché il preside vuole parlarvi”. Era  andato nella sua classe, dove lo aspettava una donna che non aveva mai visto, ma che si era piuttosto accigliata al vedere l’entrata calma delle due persone davanti a lei. La donna esordì piuttosto pesantemente.

 

Donna: Signora, vostro figlio è un vero disastro! È maleducato, fa centinaia di assenze strategiche e filoni, non svolge i compiti assegnati, è irrispettoso dei compagni e dei docenti, quelle rare volte che viene arriva in ritardo e si permette il lusso di bere alcolici e fumare in classe durante le lezioni!

 

Giuseppe: Ma se io non fumo! Non ho mai fatto niente di ciò che dite!

 

Donna: Ormai è inutile che fai il santarellino, non attacca. Se non mi credi guarda tu stesso.

 

Giuseppe prese di malo modo la pagella che la professoressa sconosciuta gli porse e vide che niente sembrava corrispondesse alla sua solita condizione scolastica. I voti erano dei peggiori: tutti voti minori del quattro e nemmeno la condotta si salvava! Visti quei pessimi risultati Giuseppe buttò a terra il foglio ed uscì sbattendo violentemente la porta. La donna si mise allora dei pesanti occhiali da vista e disse.

 

Donna: Oh, ma voi non siete la madre di Ceccola!

 

Anna (Questo è il nome di mia madre): No, mio figlio fa Citro di cognome.

 

Donna: Mi dispiace, ho sbagliato persona.

 

Anna: Come sarebbe a dire sbagliato persona!!!

 

Donna: Ho preso vostro figlio per un ragazzo della mia classe. Vostro figlio ha superato l’anno senza gravi problemi da quello che ho capito, il preside però voleva parlarvi per incitare vostro figlio a fare di meglio.

 

Purtroppo era troppo tardi per le scuse, il ragazzo si era già dileguato e nessuno sapeva dove fosse. Ora era lì, seduto, in attesa che il sole tramontasse. Non gli andava di tornare a casa, di vedere suo padre deluso da ciò che era risultato da anni di impegno. In quel momento cominciò a pensare a tutto ciò che gli era capitato: da piccolo era stato felice come tutti i bambini della sua età, finché un giorno non perse l’infanzia  che tutti i bimbi vivono, tutto a causa di un ragazzo più grande, che lo spinse con la testa a terra. Da quel momento aveva iniziato a pensare alla vendetta, perdendo  l’innocenza e così facendo lasciava spazio al male che contagia di solito solamente quando si raggiunge l’età adulta. Quando arrivò alle medie aveva quasi dimenticato ciò, ma vista l’esperienza avuta si tenne a distanza dai compagni di classe, avendo capito dal loro comportamento che non sarebbero mai stati davvero suoi amici. Infatti le risse che lo vedevano coinvolto durante la ricreazione erano distanti al massimo un mese dall’altro, anche perché i compagni erano soliti insultare sui genitori e sui parenti, cosa che a lui non andava giù. Quando giunse alle superiori trovò finalmente un gruppo di persone di cui fidarsi, anche se l’atteggiamento chiuso di quegli anni passati lo aveva reso poco socievole, in modo che si sentisse a disagio mentre parlava a quelli che sapeva fossero suoi amici, ma allo stesso tempo cercava di instaurare un legame profondo con loro. Dopo due anni, nei quali era riuscito finalmente ad aprire il proprio cuore ai suoi amici giunse il primo problema: i professori non lo avevano considerato idoneo all’anno successivo, in pratica era stato bocciato. Al contrario di come avrebbero fatto altri rimase a studiare in quella scuola perché non voleva allontanarsi dagli unici amici che sentiva di avere. Stavolta riuscì a legare anche con altri ragazzi della nuova classe e si impegnò a fondo nello studio, non sempre gli riusciva di prendere buoni voti ma almeno la buona volontà c’era. Quel giorno quindi si era sentito ferito nell’animo, perché nonostante tutto il suo impegno e la buona volontà nessuno gli aveva dato fiducia in quella scuola. Aspettò che calasse la notte per attuare il piano che aveva preparato in quel momento. Giunta l’ora in cui i suoi familiari erano già addormentati si diresse verso casa sua, entrò di soppiatto e scese le scale della cantina, dove prese delle carte da gioco a lui care, una delle cose per bambini che teneva con se, nel tentativo di poter riguadagnare un po’ di quell’innocenza che aveva perso da piccolo, ed un gladio di legno costruito da lui. Poi salì al piano superiore, dove prese un borsone da viaggio usato già mesi prima per la sua gita a Lecce (per maggiori informazioni vedere la parodia “Tutti a Lecce”), mentre dalla sua camera prese i dischi sui quali teneva salvati tutti i suoi dati, un arco comprato al mercato, dei vestiti, il suo adorato giubbotto di pelle stile Matrix, un caricabatteria del cellulare, i libri di Christopher Paolini Eragon ed Eldest ed un poster del Signore degli Anelli. Infine prese da sotto al suo letto un portatile, datogli come compenso da un negoziante per l’aiuto che il ragazzo gli dava ogni anno gratuitamente. Tornò ad uscire e dopo aver preso un lungo bastone si diresse di nuovo al castello, dove avrebbe passato la nottata in attesa che la città si svegliasse. Se ne sarebbe andato dalla regione nella quale era cresciuto, cercando di dimenticare. Una sola cosa lo preoccupava: sarebbe riuscito a dimenticare tutto e tutti? Aprì il portatile ed iniziò a scrivere.

 

Diario per SoaP: cari ragazzi di SoaP, sto per fare un viaggio e non credo tornerò da dove sono venuto, perciò è possibile che per la fine delle mie fanfiction dovrete aspettare un po’. Visto che probabilmente vivrò alcune vicende particolari, tipo la mia gita a Lecce di cui ho fatto una fanfiction, ho deciso di fare un diario del mio viaggio, naturalmente trasformandolo grazie ai personaggi di FFVIII. Inizierò da domani a narrare questa mia avventura, perciò buonanotte ai nottambuli del net.     Fine capitolo

 

NDA: Come vi avevo detto in precedenza la maggior parte di ciò che ho scritto corrisponde a realtà, tranne l’incontro con la prof pazza, la bocciatura ed infine il portatile, che non ho (infatti vi scrivo col computer di casa, come credo facciate anche voi). Nel prossimo capitolo ci saranno altri notevoli sviluppi. A presto!

 







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