Il sole splendeva alto nel cielo, facendo luccicare la sabbia del deserto che si estendeva davanti a lei.
Lei sorrideva, anche se non ne aveva un reale motivo.
<–Kirie, cosa fai?> le chiese un ragazzo avvicinandosi. Alto, sui vent’anni, con una lucida testa pelata e un completo giallo tipicamente Albhed
<–Guardo il deserto.> rispose la ragazzina. Era più piccola del ragazzo. Aveva circa diciassette anni, anche se ne dimostrava di meno. I capelli biondi le scendevano fino alla vita, sciolti, e portava un ampio vestito rosso stretto in vita con una larga cintura. Non era molto Albhed, ma le piaceva.
<–E che c’è di speciale?>
<–Luccica. Come la tua testa!> rispose lei ridendo e correndo fuori dalla portata di suo fratello Cid.
<–Se ti prendo sei morta!> le rispose il ragazzo rincorrendola.
I due ragazzi si rincorsero per il deserto intorno alla base per un po’, finché una donna anziana non li raggiunse.
<–Ragazzi, vorrei che andaste nel continente a sbrigare una faccenda…> iniziò incerta.
Cid e Kirie smisero di rincorrersi.
<–Noria, per forza? Il continente… Lì odiano gli Albhed…> disse Kirie.
<–Stupidi.> mormorò Cid.
<–Mi serve che andiate a prendere una cosa a Bevelle… Siamo rimasti senza provviste, e tra qualche giorno arriverà una tempesta immensa…>
<–Senza provviste? Cos’è, Kirie, hai fatto un giro in dispensa?>
Kirie menò un pugno non tanto amichevole al fratello, ma Noria li fermò prima che passassero a litigare sul serio.
<–Servono le provviste.> disse secca. <–O ci andate o ci andate.>
Non era una grande scelta.
<–D’accordo.> sbuffò Kirie scansando il pugno di risposta del fratello.
Facevano sempre così. Lui ci provava gusto a dare fastidio a lei e lei non si teneva niente e reagiva in un modo… diciamo che reagiva un po’ troppo, a volte.
I due ragazzi presero la lista di Noria e raggiunsero la barca che li avrebbe condotti da Bikanel a Bevelle. Evitarono accuratamente di farsi vedere in giro con qualunque cosa di più meccanico di una spada, indossando anche quelle che Kirie chiamava “le uniformi di Spira per girare in incognito”: abiti col cappuccio, ricamati col simbolo di Yevon.
Tutta quella messiscena era davvero ridicola, ma era necessaria, se non volevano che i non Albhed li guardassero male.
Nascosero la barca sotto gli ampi ponti di Bevelle e poi iniziarono a sbrigare le commissioni che Noria aveva assegnato loro. La cosa più bella di quella città era la mancanza di un porto, così che i due ragazzi poterono arrivare senza che nessuno si accorgesse della loro provenienza.
<–Devi chiedere tu le cose: io non conosco la lingua di Spira.> disse Kirie al fratello.
Questo, in risposta, alzò gli occhi al cielo.
<–Ma perché Noria ti ha mandato con me? Tanto non è che servi a molto: non riesci a portare pacchi pesanti, non sai combattere, non sai parlare… A che servi?>
<–A tenerti lontano dai guai in cui ti cacceresti se io non ci fossi.>
Cid alzò ancora gli occhi al cielo, poi entrò in un negozio.
–Buongiorno– disse loro la commessa.
–Buongiorno– salutò Cid. Kirie fece solo un piccolo cenno, stringendosi dietro al fratello mentre gli occhi di un sacerdote si fermavano insistenti su di lei.
–Desidera?– chiese la commessa.
–Mi servono…– iniziò prendendo la lista che gli aveva dato Noria, –40 erbe dell’eco, 30 antidoti, 200 pozioni e 25 aghi dorati– elencò.
Kirie si perse a guardare il negozio, tanto non capiva niente di quello che si stavano dicendo Cid e la commessa. Per quello che ne sapeva lei, Cid avrebbe anche potuto flirtarci. Sorrise divertita al pensiero, mentre gli occhi del sacerdote erano ancora puntati verso di lei. Lei abbassò lo sguardo perché non vedesse le spirali delle sue pupille, e si concentrò su una cesta di panacee appena arrivate. Avevano un colore diverso da quelle che aveva sempre visto nella sua terra… Forse era per questo che Noria non gliele aveva chieste.
Un ragazzo entrò nel negozio, rivolgendo alla commessa un caldo –Buongiorno–.
Kirie non aveva mai visto un ragazzo così bello. Aveva circa vent’anni. I suoi occhi erano di un azzurro profondo, e i meravigliosi capelli scuri, lunghi, erano stretti in un codino che gli scendeva fino in mezzo alle spalle. Portava un abito semplice ma finemente ricamato, probabilmente di Besaid.
Kirie pregò (non Yevon, naturalmente) che la notasse, ma questo non si voltò.
Quando poi suo fratello la prese per mano e la portò fuori dal negozio, lei insistette molto per rimanere a guardarlo, per seguirlo, per parlargli…
Cid la liquidò con un semplice <–Tu sei pazza.>, e per lui la faccenda finì lì.
Kirie pensò spesso a quel ragazzo nei giorni successivi.
Lo sognava di notte, mentre veniva a Bikanel su un’aereonave d’argento, parlando Alvhed, raccontandole che lui non la disprezzava, anzi, l’amava…
<–Kirie, smettila di sognare ad occhi aperti! Che noia che sei! Cambia un po’, tanto quel tizio non ti ha neanche vista!>
Certo che suo fratello sapeva davvero essere dolce e gentile!
Kirie chiese a tutti nella base se avessero bisogno di qualunque tipo di commissione da Bevelle, ma le uniche due risposte che ebbe furono <–No, niente, grazie> e <–Ma se tu neanche sai parlare la lingua, come ci vai a Bevelle?>
Delle due, la seconda era il rpoblema maggiore.
Iniziò ad esercitarsi, a chiedere lezioni (pagate!) a suo fratello, e nel giro di quelche settimana aveva imparato qualcosa…
–Buonkeorno– disse lentamente durante una di quelle lezioni.
Suo fratello amava torturarla.
<–Cos’è che ti sfugge in un semplice “buongiorno”? Devi dire> b-u-o-n-g-i-o-r-n-o, <capito?>
Kirie annuì, placando il desiderio di farlo a pezzi pensando a quel meraviglioso ragazzo con cui avrebbe potuto parlare grazie alle lezioni.
–Buon-gior-no– sillabò.
<–Sì.>
–Piacere. Sono Kirie– continuò lei sempre lentamente. –Come va?
Suo fratello annuì.
–Molto bene, e a te?– le chiese.
Kirie ci mise un po’ a capire. In effetti ci mise più di una lezione ad imparare a capire quello che gli altri le dicevano, ma alla fine imparò, e fu pronta a tornare a Bevelle.
<–Bene, allora, signorina: perché mi servono alcune cose. Però dovrai andare da sola, perché Cid mi serve qui.>
Kirie annuì entusiasta e corse alla barca gridando un smplice <–Ciao a tutti.> prima di uscire.
<–Ieri proprio hai mandato Conal a Bevelle a prenderti quelle stesse cose…> osservò Cid.
<–Sono stata giovane e innamorata anche io.> rispose semplicemente Noria.
Cid sorrise. A suo modo, voleva bene a sua sorella. Sperò che non le succedesse niente a casua di quel tizio. E che non soffrisse.
Bevelle era lì davanti a lei.
<–Più veloce, maledetta barca, più veloce!>
Bevelle aspettava solo lei!
E con la città, l’aspettava lui.
Sistemò la barca perché nessuno la vedesse ed entrò nel negozio della volta precendente.
–Buongiorno– le disse la commessa.
–Buongiorno– rispose radiosa lei. Era felice di capire realmente quello che le veniva detto. Fece l’elenco di tutto quello che le serviva.Sistemò la barca perché nessuno la vedesse ed entrò nel negozio della volta precendente.
–Buongiorno– le disse la commessa.
–Buongiorno– rispose radiosa lei. Era felice di capire realmente quello che le veniva detto. Fece l’elenco di tutto quello che le serviva e poi uscì in strada. Alla base non l’aspettavano prima di sera.
Girò per Bevelle a lungo, finchè le venne fame ed entrò in un piccolo locale decorato con lo stemma di Yevon su ogni parete. Scosse la testa mentre si sedeva ad un tavolino.
Fu allora che lo vide.
Lui era lì, seduto ad un tavolino con un sacerdote. Parlavano, anche se lei non riusciva a sentire di cosa.
Rimase seduta al suo posto anche dopo aver finito di mangiare finché non uscì anche lui, poi lo seguì.
Il ragazzo si infilò in una piccola stradina poco trafficata. Una scorciatoia per il retro del tempio, probabilmente.
–Ti ho vista, sai?– disse ad un certo punto il ragazzo.
Kirie trasalì.
Erano soli nella strada…
–Io sono Braska, e tu?– si presentò voltandosi verso di lei.
Era sempre bellissimo. Aveva i capelli più corti della volta precente, ma sempre bellissimi, i suoi occhi luccicavano nonostante non filtrasse molta luce nella strada, e il suo sorriso era così… Kirie trattenne il fiato.
–Mi… chiamo Kirie– rispose con un filo di voce, tenendo gli occhi bassi perché lui non vedesse i suoi segni Albhed.
–Piacere, Kirie.
<“È bellissimo! E ci sto parlando!”>
–Perché mi segui?
–Io…– Kirie arrossì. Lui era così bello, e dolce, e gentile… Perché non era anche lui un Albhed? O perché lei lo era? Non era giusto! –Scusa.
Braska sorrise.
–Fa niente. Da dove vieni? Non ti ho mai vista a Bevelle.
Non l’aveva mai vista.
Kirie si sentì ferita, anche se in fondo l’ultima volta che lo aveva visto, nel negozio con Cid, era stata lei a fare di tutto perchè nessuno la notasse, anche se aveva sperato il contrario.
–Vengo da lontano. Sono qui per comprare delle cose.
–Vai dalla parte di Macalania? Perché possiamo fare un po’ di strada insieme… Io devo andare nella Piana dei Lampi: c’è un negozio Albhed che vende della roba che mi serve.
Un negozio Albhed?
Kirie si illuminò.
Braska doveva andare in un “negozio Albhed”.
Allora non li odiava!
… vero?
–Tu… non odi gli Albhed?– chiese per sincerarsene.
–Non vedo perché dovrei. Perché, tu li odi?– chiese il ragazzo diventando cupo.
–Per niente!– rispose entusiasta lei. Forse un po’ troppo entusiasta. Alzò di scatto il viso senza rendersene conto, così che il cappuccio della tunica cadde e lui potè vedere i suoi occhi.
–Sei un’Albhed– commentò in tono piatto.
Kirie abbassò lo sguardo a terra.
–Hai detto che non li odi…
–Io no, ma c’è chi ti ucciderebbe se lo sapesse.
–Ho imparato a parlare la lingua corrente, non alzo mai gli occhi e vesto come gli Yevoniti– disse indicandosi la ridicola tunica con lo stemma di Yevon.
Braska scosse la testa.
–È pericoloso.
Si stava preoccupando per lei!
–Starò attenta.
Braska si offrì di accompagnarla fin dove doveva arrivare, ma Kirie insistette per andare con lui alla Casa del Viante della Piana dei Lampi. Alla fine, Braska dovette arrendersi all’insistenza di Kirie.
I due ragazzi si avviarono verso la Piana dei Lampi.
Parlarono di molte cose. Di Sin, pincipalmente, ma anche di cose molto spiù gradevoli come i loro sogni, progetti, speranze.
–Spero che un giorno Sin sparisca del tutto e venga un Bonacciale Eterno– disse lui con tono sognante.
–Cosa vuoi fare durante il Bonacciale Eterno?
–Sposarmi… avere una bambina… vederla crescere…
–Sarebbe bellissimo rispose la ragazza immaginandosi sposata e felice con lui. Si vide in una grande casa al centro del Bosco di Macalania, mentre una bambina correva aventi e indietro con una palla e loro due erano fermi sulla veranda a baciarsi appassionatamente.
Quando giunsero alla Casa del Viante, un uomo con corti capelli biondi e occhi verdi a spirale li accolse con un sorriso duro. Un ragazzo accanto a lui salutò Kirie con particolare enfasi.
<–Dimmi, piccola Kirie: cosa ti serve?> le chiese l’uomo.
<–A me niente. A lui…>– rispose indicando Braska.
<–Non è un Albhed!> trasalì l’uomo.
<–No, ma non ci odia.>
–Sul serio non odi gli Albhed, ragazzo?– chiese l’uomo a Braska, sospettoso.
–Non ce n’è motivo.
–Tutta la merce è al 50% per te!– esclamò trionfante l’uomo.
Il ragazzo accanto a lui spostava lo sguardo su e giù per il ragazzo entrato con Kirie.
<–Chi diavolo è? E che si stanno dicendo lui e papà?>
<–Il suo nome è Braska. Non odia gli Albhed, perciò tuo padre gli vuole fare uno sconto.>
Il ragazzo storse la bocca.
<–Non me la conta giusta. Vieni di là con me?> chiese a Kirie.
<–Non posso, Rin…> rispose lei fissando sognante Braska.
Rin imprecò in Alhed e si chiuse in camera, mentre suo padre gli gridò dietro una punizione per aver insultatao un cliente.
Braska rideva divertito, anche se non capiva cosa stesse succedendo.
Quando uscirono dal negozio, Braska chiese alla ragazza cosa avesse detto Rin.
–Niente… O almeno niente di gentile. Scusalo, è che ha da sempre una cotta per me…– rispose candidamente Kirie prima di accorgersi di aver detto troppo. Aveva praticamente ammesso che Rin si sentiva minacciato dalla presenza di questo nuovo ragazzo nella vita di lei. –No, cioè…– cercò di riparare.
I due ragazzi si fermarono. Lei per l’imbarazzo, lui per l’interesse.
–E secondo te ha ragione di essere geloso?– le chiese lui avvicinandosi.
–Io…
–Ci sarà una qualche ragione…– continuò lui abbassando il tono di voce ad un sussurro, –se lo è…
Si avvicinò ancora, così che le punte dei loro nasi si sfiorarono.
–Forse…– rispose lei con lo stesso sussurro.
Lui lasciò cadere le buste con la merce che aveva comprato, avvicinando le sue labbra a quelle di lei. Le prese il viso tra le mani, le abbassò il cappuccio, carezzandole dolcemente i capelli.
Lei si strinse a lui, circondandolo con le braccia.
Si abbandonò completamente in quel bacio, sperò che non finisse mai…
Ma purtroppo finì.
Un fulmine cadde a poca distanza da loro, facendoli sobbalzare, costringendoli a sciogliersi da quel bacio così meraviglioso.
–Kirie…– iniziò lui riprendendo le buste che aveva lasciato cadere.
–So cosa vuoi dirmi– rispose lei. Una lacrima scivolò lungo il suo viso. –Io sono un’Albhed. Non può funzionare.
Iniziò a singhiozzare.
Braska scosse la testa.
–No… Non volevo dire esattamente questo. Volevo dire… nessuno approverebbe… ma non è detto che debbano sapere.
Kirie smise di piangere.
–In segreto… ?
Braska annuì.
Kirie sorrise, felice.
–Come faremo?
–Domani, a quest’ora , trovati all’incrocio che da Bevelle porta al Bosco.
Kirie annuì.
<–No, tu non ci vai!>
<–Ah, no? E chi me lo impedirà?>
Era “domani”. Alla base, Kirie aveva appena raccontato di avere una specie di appuntamento con Braska. Cid si era infuriato, e ora seguiva la sorella per tutta la base mentre lei chiedeva alle sue amiche qualche vestito da mettere o degli orecchini in prestito.
<–Io!>– gridò lui.
<–Oh, che paura! Aiuto, Ciddy mi vuole impedire di andare a Bevelle!> rispose lei sarcastica mentre si provava un braccialetto.
<–Piantala! Non funzionerà mai, non lo capisci? Se ti scoprono, ti ammazzano!>
<–Per questo sarà tutto in segreto, scemo!> disse Kirei sfilandosi il bracciale.
<–Cresci, Kirie! Quel tizio si è solo preso gioco di te! Figuriamoci se uno che va in giro con i sacerdoti non odia gli Albhed! Cresci! Le fiabe non esistono!>
<–Smettila: tu non lo cosci!> si scaldò Kirie.
<–Perché, tu sì? Mezza volta che lo hai visto…
<–Basta! Sei solo invidioso perché tu non hai nessuno!> esplose lei rientrando in camera sua.
<–Piccola, stupida…> la aggredì lui saltandole addosso.
Iniziò la loro quotidiana lotta.
Le urla attirarono Noria, che li divise (urlando anche lei) e li spedì in due ale opposte della base.
<–Io esco.> disse Kirei a denti stretti, ansimando come un toro infuriato, mentre il fratello usciva furuioso dalla sua camera.
<–Non tornare mai più, allora.>
<–Cid!> lo richiamò sconvolta Noria.
<–Sono tuo fratello maggiore e maggiorenne! Sei sotto la mia tutela! Se io dico che tu non esci, tu non esci!> continuò Cid ignorando Noria.
<–Ho detto basta, Cid! Vai ad aiutare Norel e gli altri! E tu, signorina, sei in punizione e te lo scordi di uscire per vedere quel ragazzo!
<–Non puoi!> esclamò Kirie.
<–Sì che posso. Infatti lo sto facendo! E ora basta.>
Cid uscì dalla stanza della sorella con un sorriso sadico seguito da un’arrabbiatissima Noria.
Kirie scoppiò a piangere.
Prese le sue cose, le raccolse in una grossa borsa e lasciò la base di nascosto.
<–Non tornerò più, visto che è questo che volete.> disse tra sé e sé una volta fuori, con la voce rotta dal pianto e dalla rabbia che cresceva.
–Ciao! Scusami, sono un po’ in ritardo!– salutò Kirie. Gli occhi le luccicavano ancora per il pianto, ma cercò di nasconderli come poteva sotto il cappuccio.
–Ciao– la salutò Braska fingendo di non accorgersene.
Si baciarono.
–Cos’è?– chiese lui notando il grosso sacco che portava lei.
–Oh… niente…– cercò di dire Kirie, ma non riuscì ad aggiungere altro. Scoppiò in lacrime, raccontando tutto quello che era successo.
–Tuo fratello ha ragione: se ci scoprono, ti uccideranno.
–Non mi importa!– rispose lei scuotendo la testa. –Non me ne importa niente! Io voglio solo stare con te!
Braska la strinse forte a sé.
Rimasero stretti in silenzio per un po’, finché Braska ruppe il silenzio.
–Kirie… se non puoi più tornare a casa, dovrai nasconderti da qualche parte…
Kirie annuì.
Non aveva pensato a questo.
–Il Bosco è sicuro. Non ci viene nessuno a parte Invocatori e Guado. E visto che siamo nel Bonacciale, nessuno ti scorpirà.
–Verrai da me ogni giorno?– chiese lei.
Braska annuì.
Entrarono in un piccolo campo coperto, riparato da una fitta coltre di foglie e ramoscelli morbidi, come una tenda.
Kirie ci si sistemò.
Per molti giorni, e poi settimane, mesi, i due ragazzi si viderò lì, in segreto, innamorandosi sempre di più.
–Buon compleanno, Kirie– sussurrò un giornò lui, entrando silenziosamente.
Lei dormiva.
Si svegliò lentamente, accolta dal dolce viso di lui e da un piccolo pacchetto che lui portava in mano.
–Grazie– mormorò dopo averlo aperto.
La carta lucida rivestiva un piccolo scatolino di velluto contenente un anello.
–Sposami, Kirie.
Il cuore di lei prese a battere più forte.
Si lanciò al collo di lui, baciandolo appassionatamente.
–Ti amo!– gridò lei.
L’anello luccicava alla sua mano.
Kirei attraversò la tenda che copriva il suo rifugio.
Alla fonte, Braska l’aspettava impaziente.
La quercia secolare che quasi diciotto anni dopo avrebbe testimoniato l’amore di altri due ragazzi, ora guardava l’unione di quelli che avrebbero portato alla nascita dell’ultima Invocatrice.
Quella stessa sera, Braska si fermò per la notte dalla sua sposa.
Lei era di spalle quando lui entrò.
Non se ne accorse finchè lui non posò la mano sulla sua spalla.
Rimase ferma, mentre un brivido le correva lungo la schiena.
Lui abbassò delicatamente la manica velata che ricolpiva la bianca spalla di lei.
Il vestito cadde dolcemente ai suoi piedi.
Lui sorrise, mentre lei si voltava, sfilandogli la cintura, aprendo la casacca.
Rimasero insieme tutta la notte, senza altro testimone se non il Bosco stesso.
Un pianto ruppe il silenzio teso che era regnato fino a quell’istante.
–È una bambina!– esclamò Noria piangendo di gioia, mentre avvolgeva la neonata in un soffice asciugamano.
Kirie tese le braccia per prenderla, mentre Braska le baciava la fronte.
–Yuna– mormorò lui.
Lei annuì.
–Yuna– ripetè.
Kirie chiuse gli occhi, mentre le lacrime le bagnavano le guance.
–Riposa, piccola– le disse Noria riponendo la bambina in una culla fatta con rami bianchi intrecciati amorevolmente.
Uscì dal rifugio, seguita da Braska.
–Stai attento a lei– gli disse una volta fuori. –È ancora una bambina. Sogna ancora che sia possibile vivere come nelle fiabe.
Braska annuì.
–Yuna non ha i caratteri tipici degli Albhed. È un bene.
Braska annuì di nuovo.
–Non deve mai venire alla base: nessuno sa che Kirie sia ancora viva, e certamente nessuno sospetta che abbia sposato un seguace di Yevon e che abbia avuto una bambina.
–Alludi a Cid, vero?– chiese calmo Braska.
–Quel ragazzo mi farà impazzire. Non dovete venire per nessun motivo, a meno che non succeda qualcosa di molto grave… In quel caso, forse, Cid inizierebbe ad usare il cervello e a comportarsi in maniera diversa.
–Kirie ne è convinta.
–Ma cercate di evitarlo.
–Né Kirie né Yuna andranno mai a Bikanel– promise Braska.
Noria sospirò.
–Ora devo tornare alla base. Stai attento.
Braska annuì ancora.
Il Bonacciale volgeva al termine, mentre giorno per giorno il popolo si chiedeva quando Sin sarebbe ricomparso e chi sarebbe stato il prossimo Grand’Invocatore.
Nel loro segreto nido d’amore, Braska e Kirie crescevano una bellissima bambina.
Yuna aveva ormai sette anni quando Sin ricomparve per la prima volta.
Fu avvistato in mare, non lontano dall’isola di Kilika.
Poco dopo, passò sopra Luka.
Sin ormai era tornato.
La spirale di morte ricominciò.
Sempre più gente moriva per mano del mostro, mentre Braska iniziava a temere per la vita della moglie e della piccola Yuna, che ancora non sapeva quante e quali brutture succedevano al di fuori della sua casetta di fiori.
–Kirie, io vado a Bevelle a fare provviste: finché non inizierà il pelleigrinaggio di un nuovo invocatore, è meglio non uscire da qui.
–Resta con Yuna. Vado io a Bevelle.
–Gli Albhed…
–Al momento c’è troppo fermento per Sin: nessuno penserà agli Albhed.
–È pericoloso.
–Starò attenta. E poi, a Bevelle, sono tanto fieri della sicurezza che il clero porta alla gente che Sin non ci si accosterà neanche.
Sorrise.
Braska no.
–Il clero non può nulla contro Sin.
–Ehi, guarda che è tornato il vecchietto con la barba! Figurati se Sin osa avvicinarsi a lui!
–Mika? Il Maestro Mika è tornato?
Kirie annuì.
–D’accordo.
Kirie lo baciò.
Salutò Yuna, prese la sua “uniforme di Spira per girare in incognito”, calò il cappuccio sul viso e si diresse a Bevelle.
Non tornò più.
A sera tarda, Braska venne a sapere che Sin era passato su Bevelle.
–Perché mamma non torna?– chiese la bambina.
Braska piangeva.
–Papà…
–Vieni qui…– mormorò stringendola forte a sé. –La mamma non tornerà più…– disse lentamente.
–Mamma– mormorò lei.
Pianse.
Piansero entrambi, e si addormentarono piangendo.
Il mattino dopo, Braska stava preparando dei grossi sacchi.
–Che fai?– chiese Yuna.
–Ce ne andiamo a Bevelle. Lì saremo al sicuro.
Ricordò quello che gli aveva detto Noria: Yuna non aveva i caratteri tipici degli Albhed, se non un occhio verde, così nessuno l’avrebbe riconosciuta.
Era la decisione migliore.
Ma quella sera, Braska prese un’altra decisione, che non comunicò alla figlia.
–Voglio iniziare l’addestramento per diventare invocatore– disse ad un sacerdote.
Quello fu subio felice di accoglierlo come apprendista.
Un giorno, un ragazzo entrò al tempio.
Portava un lungo cappotto rosso e una pesante spada. Il lungo codino gli ricadeva sulle spalle, mentre si guardava intorno in cerca di qualcuno.
–Cerco un invocatore: voglio essere guardiano– disse ad un sacerdote.
–C’è un solo apprendista: lì in fondo– rispose quello indicandoglielo.
–Salve. Il mio nome è Auron– si presentò. –Voglio essere tuo guardiano.
Braska lo guardò stupito.
Quel ragazzo era proprio strano: gli si era avvicinato e subito si era presentato, senza dire altro.
Guardiano.
Gliene serviva per forza almeno uno.
–Io sono Braska– rispose. –Grazie.
–Yuna, sono a casa!
Una bambina dai capelli castani corse loro intorno.
–Papà! Finalmente! Cos’hai imparato, oggi?– si bloccò vedendo il nuovo arrivato. – chi è?– chiese esitante.
–Ogni invocatore deve avere almeno un guardiano: lui sarà il mio. Si chiama Auron.
–Ciao, piccola– si presentò goffamente il ragazzo tendendo la mano.
Yuna la osservò.
–È cattivo?– chiese candidamente.
Il padre rise.
–No, è solo un po’ strano. Fate conoscenza, mentre preparo da mangiare.
Braska si allontanò, lasciando i due liberi di conoscersi.
–È tua la spada?– chiese curiosa la bambina.
Auron si guardò intorno come cercando una via di scampo: decisamente non sapeva come comportarsi con una bambina.
–Sì…
–E la sai usare? Non è pesante?
–No…
–A proposito! Non mi sono presentata! Io sono Yuna– disse sorridendo.
–Pia-piacere di conoscerti, Yuna.
–Di dove sei?– chiese la bambina.
Auron si chiese quando avrebbe finito di fare domande.
–Di Bevelle– fece una pausa. –E tu?– aggiunse pensando che fosse corretto.
–Del Bosco. Sono nata lì e sono cresciuta con papà– disse indicando il padre che cucinava, –e mamma, ma Sin l’ha mandata in un posto che si chiama Oltremondo, così papà vuole sconfiggerlo per liberarla.
Braska sorrise amaramente.
Aveva raccontato quella storia alla bambina per non farla soffrire, ma prima o poi avrebbe saputo tutto.
Auron ebbe una stretta al cuore, sentendo con quanta semplicità la bambina gli raccontava la fiaba che le era stata riferita come vera.
–La mia mamma è bellissima. Ha i capelli biondi e gli occhi verdi e ha le pupille divertenti: sembrano delle…
–Ora basta, Yuna, Auron si sarà annoiato di sentire tante cose insieme– la fermò il padre prima che la bambina descrivesse i segni tipici degli Albhed.
Auron intuì comunque il resto della frase, ma non disse nulla: Albhed o no, per lui non c’era differenza.
Pranzarono insieme, mentre Auron raccontava alla bambina le sue numerose avventure: aveva visitato tutta Spira, aveva combattuto contro i mostri più forti e aveva sempre vinto. Yuna sentì che, con lui vicino, il padre sarebbe stato al sicuro.
Auron si fermò da loro per tutta la giornata.
La sera, Braska lo accompagnò per un tratto di strada fino a casa.
–Braska… Yuna non sa…
–No.
–Non vuoi che sappia, vero?
–Non dirle nulla.
–Non intendevo questo. Volevo solo dire che, prima o poi, lo scoprirà.
–Forse.
Auron non insistette oltre.
Il giorno dopo, Braska conobbe un altro uomo che volle come suo guardiano. Gli piacevano le storie che raccontava, nonostante fossero assurde: Zanarkand viva, iluminata a festa, le partite di Blitzball… Non sembrava nemmeno conoscere Sin.
Yuna strinse subito amicizia con entrambi i guardiani.
Il mese successivo, Braska diede l’esame finale, ottenendo il suo primo Eone.
Il pellegrinaggio poteva inizaire.
–Yuna, oggi inizierò il pellegrinaggio fino a Zanarkand. Finchè non torneremo, vivrai al tempio. Voglio che, se mi succedesse qualcosa, tu cerchi un uomo di nome Cid. Assomiglia molto alla mamma: ha anche lui gli occhi a spirale. Vive in un posto molto caldo, dove portai arrivare solo per mare. Ma non parlarne mai con nessuno: molti non capiscono, e credono che gli Albhed siano cattivi. Saranno Jetch e Auron ad accompagnarti da lui: d’accordo?
La bambina annuì.
Pianse, quando il padre si allontanò, ma in fondo, pensò, lo avrebbe rivisto col Bonacciale.
Al termine del pellegrinaggio, quando Jetch divenne Intercessore, Braska rivolse i suoi ultimi pensieri alla piccola Yuna, che sarbbe cresciuta da sola, ma nella pace, ed andò a ricongiungersi con la sua amata Kirie.