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Perso nella solitudine ~ By Frances
Final Fantasy X-2 - G - Serio - One-shot - Pubblicato: 11/5/06
ID Fanfiction: 683 - Commenti: 4
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         ¸.•**•.¸(¯`•.¸ *Perso nella solitudine * ¸.•´¯) ¸.•**•.¸

 

Shuyin aprì gli occhi. Gli girava la testa, non riusciva a ricordarsi cosa era successo. Portò una mano alla nuca ed il suo viso si contorse in una smorfia di dolore. Si guardò il palmo, ma per fortuna non perdeva sangue. Si accorse di essere seduto su di un’immensa distesa fiorita, che risplendeva di mille colori, circondata dalla nebbia. Tentò di ricordare come fosse finito in quel luogo…vaghe immagini si ripetevano nella sua testa…una sala illuminata…un grande marchingegno…dei soldati…degli spari…spalancò gli occhi, quando alla sua mente ritornarono i tragici istanti che avevano accompagnato la sua morte. Aveva sentito i proiettili colpirlo…era caduto sul pavimento…Si guardò nuovamente intorno. La prateria era circondata da meravigliose cascate colorate, il cielo illuminato da una splendida aurora boreale. Vide in lontananza volare i lunìoli. Era morto…si trovava nell’Oltremondo. La triste verità erano quegli istanti che stava vivendo. L’amara rivelazione, l’unica infelice notizia che i suoi ricordi gli davano era che lui era ormai privo di vita, ridotto ad uno spirito vagante nell’Oltremondo. Chissà da quanto tempo era lì, esanime… poi però i suoi ricordi gli dissero che non doveva essere triste per la sua morte. Altra fuggevoli immagini sfrecciarono frenetiche nella sua testa. Con lui…non era solo…i proiettili avevano colpito anche qualcun altro…c’era qualcun altro con lui, durante i suoi ultimi attimi di vita…una ragazza…

« Lenne!»

Urlò all’improvviso, ricordando. Anche Lenne era spirata con lui. Erano morti insieme. La memoria gli diceva che mentre guardava Lenne morire affianco a lui, aveva pensato che avrebbe vagato nell’Oltremondo con la ragazza che amava, per l’eternità. E questo gli aveva alleviato la pena.

Si guardò allarmato intorno. Tra quei fiori c’era solo lui, nessuna traccia della ragazza.

Shuyin si alzò in piedi. La nebbia si stava dissipando. Ispezionò attento l’intera distesa fiorita, ma non trovò nessun indizio che potesse condurlo da Lenne. Perché non l’aveva trovata al suo fianco quando si era svegliato? Erano morti quasi nello stesso istante, nello stesso luogo…che Lenne si fosse risvegliata da qualche altra parte nell’Oltremondo?

Shuyin sospirò. L’Oltremondo era immenso, cercarla avrebbe impiegato una vita intera…poi pensò che non era più in vita e che avrebbe avuto tutto il tempo di cui aveva bisogno. Poi un brivido di paura lo attraversò. E se non l’avesse trovata? Impossibile…dopotutto era morta anche lei…

Ricordò il suo dolce sorriso, il suo caldo abbraccio, i suoi occhi splendidi e profondi, la sua voce…come avrebbe voluto stringerla, in quegli istanti in cui si sentiva perso…

Ma indugiare pensando al passato ormai non serviva a nulla. Non poteva rimpiangere la sua morte, venuta così improvvisa ed inevitabile. Decise di mettersi in cammino. Non sapeva che il suo viaggio sarebbe durato mille anni e non era al corrente che dopo la sua morte Zanarkand era stata rasa al solo da Sin. Della Zanarkand che conosceva non era rimasto nulla, solo un ammasso di macerie. Ma cosa poteva importargliene? Tanto non l’avrebbe mai più rivista.

 

L’Otremondo era un posto meraviglioso. Non se lo sarebbe mai aspettato. Peregrinò tra quelle lande incantevoli per giorni. Ed i giorni passavano lenti, non c’era la differenza fra la notte ed il giorno, nessuno aveva bisogno del sonno. Shuyin non si stancava e non aveva fame. Sentiva la leggerezza della sua anima, ora non più rinchiusa nel corpo. Non sapeva che mentre nell’Oltremondo passavano due lunghi giorni, su Spira ne passavano una dozzina. E così viaggiò senza meta, senza la cognizione del tempo, sperduto e disperato. Per quanto viaggiasse non riusciva a trovare Lenne…ma la speranza di riabbracciarla gli dava la forza.

Passarono mesi. Shuyin scopriva ogni giorno di più le bellezze dell’Oltremondo. Era pieno di distese fiorite, cascate multicolori, mari cristallini, praterie verdi, ruscelli chiari e limpidi. Era inoltre colmo di lunìoli. Il segno della presenza dei morti. Ogni tanto dei lunìoli si raggruppavano e formavano l’anima di una persona, che riprendeva l’aspetto che aveva avuto in vita. Davanti a quelle visioni, Shuyin finì per scoraggiarsi: se Lenne era capace di dissolversi in lunìoli, come avrebbe potuto riconoscerla in mezzo a quella massa informe? L’unica sua speranza fu che fosse lei e individuarlo, quando si fossero incontrati. Lui non aveva idea di come scomporsi in lunìoli. Era ancora un segreto a lui sconosciuto.

 

Vagò senza sosta, senza stancarsi, senza cedere. Non trovò la benché minima traccia della sua amata Lenne. Passarono lentamente gli anni. Shuyin pensò di aver esplorato l’intero Oltremodo, da cima a fondo. Si buttò sconsolato sotto un’ albero, all’ombra e nascose il viso tra le mani. Perdeva pian piano le speranze. Senza che Shuyin se accorgesse, davanti a lui si composero dei lunìoli, fino a che l’immagine di una vecchietta ricurva non apparve davanti al ragazzo. La voce della donna era stranamente giovanile:

« Cosa ti affligge giovanotto?»

Shuyin era balzato per lo spavento. Osservò l’immagine della donna:

« Sto vagando da anni alla ricerca dell’anima di una persona…ma…» abbassò lo sguardo « …pare che non ci sia modo di trovarla.»

La signora si sedette davanti a lui. Gli chiese di raccontarle tutto. Shuyin la fissò per qualche istante un po’ sorpreso, ma poi obbedì. Le narrò la sua vita, la sua morte, di Lenne e del lungo viaggio che aveva intrapreso per raggiungere l’anima della sua amata. La vecchietta lo guardò tristemente, forse colpita dalla triste storia:

« Povero ragazzo! La morte ti ha preso così giovane...non avresti meritato una fine così crudele. »

Shuyin non rispose. Però una fiamma di curiosità e voglia di conversare gli si accese nel cuore. Non parlava con qualcuno da così tanto tempo…

« Lei com’è morta, signora?»

La donna mise un po’ di tempo per rispondere, ma poi disse sorridente:

« Sin.»

Shuyin la guardò con aria stupita.

« Sin?»

Non aveva idea di cosa fosse Sin. Era morto prima che apparisse e non sapeva cosa era successo su Spira durante il suo “soggiorno” nell’Oltremondo. La vecchietta capì i motivi della domanda stranita di Shuyin:

« Non potresti saperlo, tu non c’eri già più…» cercò di ricordare «…Sin apparve dopo la sconfitta di Zanarkand da parte di Bevelle. Tutti lo consideravamo la punizione per i nostri peccati. Dopo che Zanarkand fu rasa al suolo, Yevon prese il sopravvento e bandì lo sviluppo delle macchine. Diceva che Zanarkand era caduta perché abusava degli automi. Comunque, Sin è diventato il nostro flagello. Distruggeva e devastava ogni cosa capitasse sul suo cammino. Avevamo deciso di istituire la Milizia, un’istituzione che avesse il compito di combatterlo e sconfiggerlo, ma essa non ebbe mai successo. Tutti ci accorgemmo che l’unico modo per sconfiggerlo era utilizzare l’arte degli Invocatori. Era l’unica nostra risorsa, perché essi morivano non appena sconfitto Sin, che inoltre appariva di nuovo dopo un certo lasso di tempo. Non erano molti gli Invocatori che accettavano di sacrificarsi. Beh, io vivevo a Besaid, una piccola isoletta su Spira. E sono morta quando Sin l’ ha attaccata per la terza volta.»

Shuyin aveva ascoltato la spiegazione senza battere ciglio, affascinato. Aveva scoperto la triste fine della sua città, ma era venuto a conoscenza di molte cose nuove. La vecchietta gli insegnò inoltre come evaporare in lunìoli. Prima di andarsene, aveva aggiunto:

« Per quanto riguarda la tua ragazza, non posso dirti altro che questo: a volte succede che l’anima di una persona rimanga su Spira per vari motivi. O perché non ha accettato la sua morte, o perché una forza maggiore l’ ha trattenuta. Potrebbe essere una spiegazione al perché non la trovi.»

 E si era dissolta in mille lunìoli.

 

Shuyin riprese il viaggio, armato di una speranza tutta nuova e di una vitalità esplosiva. Durante i suoi viaggi, aveva scoperto che su Spira nulla era cambiato: gli uomini si uccidevano a vicenda, senza motivo, per crudeltà a volte per motivi assurdi. Dissolvendosi in lunìoli, aveva avuto molti più incontri. Iniziò a detestare i vivi per quello che avevano fatto a lui e Lenne e per quello che continuavano a fare ad altri innocenti. Alla sua mente ritornò il ricordo di Vegnagun…se avesse trovato il modo di controllarlo, avrebbe potuto distruggere l’umanità intera, per porre fine a quegli stupidi martiri e spargimenti di sangue. Lo credeva fortemente…sentiva la sua anima divenire vendicativa e malvagia…ma ancora non trovava il modo di compiere i suoi piani. E non trovava Lenne. La ragazza gli mancava in modo terribile. Voleva punire l’umanità anche per questo.

 

Intanto su Spira erano passati mille anni. Un’Invocatrice aveva ucciso uno dei maestri di Yevon, finito inevitabilmente nell’Oltremondo. Quando la sua anima penetrò nel mondo dei morti, il cielo si scurì. Segno che in vita era stato malvagio e che avrebbe continuato ad esserlo. Shuyin fu subito incuriosito dal nuovo arrivato e decise di incontrarlo. Viaggiò per qualche giorno alla sua ricerca e poi, infine, riuscì a trovarlo. Era un Guado, vestiva elegantemente, ed aveva i capelli azzurri raccolti in una strana capigliatura.

Disse di chiamarsi Seymour.

 

Shuyin gli parlò del suo piano e gli chiese se per caso conoscesse un modo per venire a contatto con il mondo esterno. Seymour aveva pensato un attimo e poi aveva assunto un ghigno malefico:

« Su Spira conoscevo un ragazzo, gli avevo promesso che l’avrei tenuto sotto la mia ala e che gli avrei aperto le porte una volta che la situazione fosse diventata più calma per lui. Dovrebbe essere una della autorità maggiori a Bevelle, ora. Se riesci ad impossessarti di lui, potresti raggiungere Vegnagun e portarlo qui, nell’Oltremondo. Il ragazzo si chiama Baralai, ogni tanto dovrebbe venire qui a pregare per me. Quando lo incontrerai, dovrai dissolverti in lunìoli ed entrare in lui. Con il suo corpo farai il resto, avrai tutte le porte aperte.»

Shuyin già assaporava la vittoria.

 

Nell’Oltremondo passarono circa due mesi prima che Baralai giungesse a pregare per Seymour. Su Spira circa due anni. Shuyin venne a sapere che l’Invocatrice che aveva ucciso il Guado aveva anche eliminato per sempre Sin.

Baralai era un giovane albino, di circa ventuno anni. Invocò lo spirito di Seymour, ma gli apparve quello di Shuyin. Quest’ultimo sorrise malignamente e, dissoltosi in lunìoli, penetrò nel corpo del ragazzo.

 

La sensazione di essere di nuovo vivo era incredibilmente bella. Camminava e parlava, provava di nuovo sete e fame, aveva di nuovo sonno. Solo che viveva nel corpo di un altro. Riuscì a penetrare facilmente nei sotterranei di Bevelle. Salì su Vegnagun e ripeté gli stessi gesti che mille anni prima aveva compiuto per attivarlo. Quando Vegangun si accese, sprigionò una potente nuvola nera ed iniziò a perforare il pavimento. Era Shuyin a manovrarlo. Se fosse riuscito a scendere in profondità, sarebbe riuscito a portare l’automa  direttamente nell’Oltremondo. Aveva fatto evacuare tutte le guardie della sala, aveva la via libera. Baralai operava come Shuyin gli ordinava.

 Ma poi successe qualcosa. Nel momento in cui Vegnagun stava scendendo faticosamente nel sottosuolo, Shuyin percepì una strana presenza all’interno dei sotterranei. Sentì una voce chiamarlo “Shuyin, non farlo…ti prego”. La voce di Lenne? Non poté fermarsi. Vegangun precipitò attraverso il buco ed atterrò con un boato sulla superficie fiorita dell’Oltremondo. Shuyin guardò il buco nel cielo. Lì, vide affacciarsi una viso. Quello di Lenne. Allungò una mano:

« Lenne…!»

sussurrò…ma la sua anima era rinchiusa nel corpo di Baralai. Il viso scomparve, così come era apparso. Ora ne era certo. Lenne era rimasta su Spira. Doveva fare in modo di condurla nell’Oltremondo. L’aveva trovata.

 

Sistemò Vegnagun in una dimensione parallela nell’ Oltremondo, che egli stesso creò, con l’aiuto di Seymour. Lì nessuno avrebbe potuto utilizzarlo, escluso Shuyin stesso. Si stava organizzando, progettando il suo piano di distruzione. Avrebbe condotto Lenne nell’Oltremondo ed avrebbe utilizzato Vegnagun verso la superficie. Ed avrebbe compiuto così la sua vendetta.

Passò qualche giorno in trance. Cercava un contatto mentale con Lenne…poi aveva sentito l’anima della sua amata avvicinarsi all’Oltremondo…ed aveva subito stabilito il contatto:

« Riesci a sentirmi?»

Aveva chiesto, diretto verso quell’aura d’amore, che si avvicinava sempre di più a lui…

« Non riesco a vederti…dove sei?»

Era giunta la risposta, lontana e flebile. Gli angoli della bocca di Shuyin si allargarono in un grande sorriso.

 

L’aveva vista, qualche attimo dopo, distesa sullo stesso prato su cui si era risvegliato lui tanto tempo prima. Si era alzata disorientata e si era guardata intorno. Indossava il suo solito abito azzurro. Shuyin allora aveva avanzato nella nebbia, verso di lei, sorrise:

« Finalmente ti ho trovata…»

Il suo viso aveva assunto un’espressione dolcissima. La ragazza lo aveva guardato, sorpresa ed impaurita. Con voce titubante sussurrò:

« Sei…davvero tu?»

Lui annuì:

« Si, sono io, Shuyin. Ho aspettato così a lungo, Lenne…»

La ragazza gli aveva voltato le spalle, aveva assunto un’espressione triste e delusa:

« Ma io non sono Lenne…»

Shuyin non la ascoltò. La vedeva, era lei…come poteva non ricordarsi la sua vera identità? Non era cieco, la vedeva…i suoi capelli lunghi…ma più corti del solito…una treccia avvolta in un nastro rosso…aveva solo cambiato pettinatura…ma era lei, ne era certo…Iniziò ad avanzare verso la ragazza, che continuava a dargli le spalle:

« Lenne…sparimmo insieme, ma quando mi svegliai, ero solo. Ti ho cercata così a lungo…mentre vagavo, ho scoperto che Spira non è cambiata affatto. Tutti si uccidono a vicenda, senza motivo, senza pensare alle conseguenze. Si dimostrano tutti insensibili. Il mondo continua a rifiutarci e io non sono riuscito a proteggerti…» pensò a quando, mille anni prima, erano stati fucilati, il suo viso venne attraversato da un lampo di tristezza. Odio. Strinse in silenzio i pugni « Vegnagun risolverà tutto.»

E così continuava ad avvicinarsi alla ragazza:

« E noi due spariremo di nuovo, questa volta insieme. Aiutami, Lenne.»

Si fermò dietro di lei e le carezzò le spalle nude. Lei non si voltò. “Non toccarmi…” aveva pensato in quell’istante. Shuyin la fece voltare e l’avvolse nel suo abbraccio. Era felice, l’aveva trovata, ne era certo. L’abito che la ragazza indossava si illuminò e sprigionò dei lunìoli. Poco più in là, un’immagine, lenta, andò a formarsi. Shuyin guardò la ragazza che aveva fra le braccia. Indossava ora un abito diverso…la allontanò da sé e la fissò. La fisionomia completamente diversa da quella che era sicuro di aver visto qualche istante prima, i capelli corti, dei pantaloncini succinti, un corpetto bianco. Furioso urlò:

« Tu non sei Lenne!»

Lei cadde sui fiori e guardò Shuyin impaurita ed indifesa. Lui fece per lanciarsi addosso alla ragazza, ma lei urlò chiudendo gli occhi:

« Non farlo, Shuyin!»

Il ragazzo si fermò, gli occhi sgranati. Sovrapposta alla voce della ragazza distesa sui fiori, aveva sentito anche quella della sua Lenne. Si voltò. Qualche passo più in là, l’immagine di Lenne si stagliava nella nebbia. Era in lacrime. La fanciulla per terra si rialzò, approfittando dell’attenzione che ora Shuyin non le dava più. Fissò anch’ella l’immagine di Lenne singhiozzante.

Il ragazzo si diresse barcollante verso la sua amata, tendendo verso di lei la mano:

« Lenne…sei tu…»

Lei gli corse incontro e si lanciò nel suo abbraccio. Shuyin la strinse. Era felice. Finalmente stava stringendo la sua Lenne. Cadde in ginocchio, abbracciandola forte, Nascondendo il viso tra le pieghe della sua gonna. Rimasero così per tanto tempo, mentre Lenne singhiozzava di felicità. Si erano ritrovati.

« Shuyin, non farlo.»

Il ragazzo alzò lo sguardo. Non se ne era accorto, ma le lacrime avevano colto anche lui. Lenne assunse un’espressione triste:

« Hai già utilizzato Vegnagun ed hai fallito. Non ripetere lo stesso errore…io non voglio perderti di nuovo…sei buono ed io lo so…andiamocene a casa…io non voglio la vendetta…»

Shuyin scosse il capo e non disse nulla. Lenne si inginocchio sui fiori e lo guardò negli occhi:

« No, Shuyin, non è la cosa giusta da fare…abbiamo bisogno di molto tempo…ti devo dire molte cose…»

Lui la abbracciò di nuovo. La sua solitudine era terminata. Stringeva di nuovo Lenne a sé ed ora potevano stare insieme in eterno, veramente.

« Hai ragione, Lenne…hai sempre avuto ragione tu…scusami…»

Celò il volto sulla spalla della ragazza. Avrebbe distrutto la dimensione in cui aveva relegato Vegangun…ed avrebbe perdonato tutti. Ora aveva raggiunto il suo scopo finale. Sentì che la sua lunga ricerca non era stata vana. La fanciulla venuta da fuori aveva assistito a tutta la scena. Se Shuyin avesse saputo che si chiamava Yuna, e che era lei l’Invocatrice che aveva sconfitto Sin per sempre, forse non avrebbe reagito in quel modo. Lenne la guardò. Gli occhi lucidi pieni di riconoscenza, le guance rosee rigate di lacrime:

« Grazie.» Yuna asciugò una stilla che inaspettata le scivolò sul viso.







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