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Turks in blue ~ By Frances
Final Fantasy VII - R - Serio - Pubblicato: 20/8/05 - Aggiornato: 26/8/07
ID Fanfiction: 522 - Commenti: 361
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Afferro con violenza una sedia e la poggio al muro tinteggiato di grigio, di fronte ad una sfilza di sbarre. Mi avvicino alla cella a malavoglia, stringendo in mano il mio bastone. Maledizione. PiĂą in basso di così, di certo non potrei finire. Sono obbligato ad obbedire! Tseng è il capo! Devo imparare che i suoi ordini non si discutono! Batto il bastone contro le sbarre con tutta la forza che ho nelle braccia, caricate dalla rabbia. Indignato è dire poco. Questa è una presa in giro bella e buona. Che grande fiducia, i miei compari Turks, hanno in me! Prima missione: carceriere di una mocciosa che gioca a fare la ladra, mentre gli altri fanno  cose importanti per la ShinRa. Magnifico. L’inizio ideale della mia carriera.

Mi poggio alle sbarre con un braccio, continuando a picchiettarle con la punta del mio bastone:

« Ehilà, mocciosa! Ci sei o no, qua dentro?»

Silenzio più totale, accompagnato dal buio altrettanto totale. Per un attimo ho il timore di aver sbagliato cella, poi però intravedo un movimento veloce nell’oscurità e una voce squillante ed infantile mi ferisce i timpani con irruenza:

« “Mocciosa” lo dici a qualcun altro, schifosa testa di legno!» Balza davanti ai miei occhi, assumendo una posizione d’attacco tutt’altro che minacciosa « Io sono la Regina dei ninja di Wutai!» vedo una strana luce nei suoi occhi color nocciola: è arrabbiata come una belva in cattività. Però non sembra affatto pericolosa, anzi. Mi fa quasi scappare da ridere, con quella faccia determinata e quelle gambette a stecco. Ancora non capisco perché venga considerata così letale da tenerla in cella, sorvegliata addirittura da un Turks (da me).

Fischio, poggiando la fronte al braccio con i quale mi sorreggo davanti alla cella e roteando il bastone con l’altra mano:

« Sono terrorizzato.» scoppio a ridere. Poi la osservo con attenzione, mentre lei continua a ribattere e a sostenere di essere la ninja più dotata di tutti i tempi. Ha un fisico asciutto ed è abbastanza alta. E’ magra come uno stecchino, ma ha delle forme equilibrate ed armoniose. In fondo non è poi così male. Resta il fatto che è una mocciosa. Avrà al massimo sedici anni…forse anche di meno. Una semplice, piccola rompiscatole.

La zittisco battendo di nuovo il bastone contro la cella:

« ...Quanto chiacchieri.»

I suoi occhi si infiammano di sdegno:

« Arrogante!» si lancia contro di me, ma sbatte contro le sbarre « Sei un Turks?»

« Si.» dico con fierezza, anche se in questo momento pensare al fatto che sono un Turks mi riconduce a Tseng e mi sale il sangue alle orecchie per la stizza « Reno, per servirti.»

Lei storce il naso:

« L’ho immaginato. Solo loro portano questa divisa assurda. Ma tu sei ancora più assurdo a tenerla così stropicciata.» arrogante a me? Va bene insultare la ridicola divisa Turks, ma non il modo in cui la porto io, chiaro, bimba?

Sta per riaprire la bocca e dirmi qualcosa di cattivo, quando io la zittisco:

« Senti, sarò il tuo sorvegliante fino a che non decideranno di liberarti. Quindi…» mi allontano dalla cella «…se decidiamo di andare d’accordo potremmo anche divertirci, stando insieme.» mi frugo nella tasca e tiro fuori un pacchetto di sigarette « Oppure, in caso contrario, questo periodo sarà una grande noia per entrambi.» me ne metto una in bocca e la accendo con il mio accendino laccato di nero « Sta a te la scelta, piccola ninja di Wutai.» che poi chissà dove sarà mai questo Wutai…

Aspetto la sua risposta con pazienza, continuando a ruotare il bastone nella mano destra e aspirando boccate dalla sigaretta. La ragazzina si limita a fissarmi con gli occhi furenti, così mi volto e mi siedo davanti a lei, sbilanciandomi e poggiando i piedi sul muro opposto:

« Bene. Io starò qui per un bel po’ di tempo. Vedremo fra qualche giorno se avrai ancora voglia di fare così tanto la dura. Sai, non parlare con nessuno quando si potrebbe, causa frustrazione e solitudine.» mi metto a ridere, mentre lei da un calcio alle sbarre e mi saluta con:

« Và al diavolo!» non e’ di certo molto gentile, ma è un buon inizio. Si accovaccia sul letto, dandomi le spalle ostinatamente. In fondo è carina, anche se non è per niente femminile. Anzi, un vero maschiaccio.

Beh, sono obbligato a fare questo lavoro ingrato, no? Almeno cerco di obbedire divertendomi! Mi basterà attendere. Nel frattempo non dovrò fare altro che pensare alle battute giuste per stroncarla una volta che si deciderà a socializzare.

 

«Ehi.» Oh! Questa è una voce di ragazza? E mi sembra anche abbastanza vicina. Diavolo, che rottura. Ero quasi riuscito ad addormentarmi. Stravaccato comodamente sulla mia sedia, con in bocca una sigaretta appena accesa e le mani dietro la nuca, dischiudo lentamente un occhio:

« Mmh?» la mocciosa mi da ancora le spalle, seduta a gambe incrociate ai piedi delle sbarre. Se non fosse che mi ha appena svegliato dal mio stato di dormiveglia, sembra essere ancora molto ostile. Forse, in effetti, lo è eccome.

Rimango un attimo in silenzio, in attesa che dica qualcosa, ma non si muove e non dice niente.

Che palle, la bimba è più dura del previsto. Sono già un paio di giorni che io sto qua giorno e notte senza riuscire a scambiare due parole. E’ una dura prova per me…se non parlo per più di dieci minuti di seguito, inizio a sentirmi male. E per di più, qui non c’è anima viva, non un prigioniero, non un soldato ShinRa. Sono solo con un cane, se si esclude la misera compagnia che l’esserino aldilà delle sbarre è in grado di fornire. Mi diverto di più quando me ne sto per i cavoli miei, almeno posso fare quello che mi pare e mi distraggo.

Sospiro e richiudo l’occhio con fare deluso, spostando la sigaretta sull’altro lato della bocca e soffiando una boccata dal naso. Beh, per lo meno, ora posso addormentarmi. La mocciosa dovrebbe imparare che è un errore dare falsi allarmi. Magari quell’“Ehi” è stato solo frutto della mia industriosa immaginazione.

« Smettila di fumare. Mi stai soffocando con tutta questa puzza.»

Apro entrambi gli occhi e assumo una posizione composta (per quanto possa esserlo una delle mie pose standard). No, non è la mia fervida immaginazione. Finalmente la ragazzina ha ceduto. Prendo la sigaretta fra il pollice e l’indice e me la tolgo di bocca:

« Oh, stavo iniziando a pensare che avessi perso il dono della parola.»

Lei non mi degna di uno sguardo:

« Non sei affatto divertente.» ahia! Qui mi coglie nell’orgoglio! Non posso fare a meno di rispondere a tono:

« Tu invece mi fai sbellicare dalle risate.» non sono sicuro che abbia colto il significato della battuta, ma intanto ha raggiunto il giusto obbiettivo. Si zittisce e rimaniamo così per qualche minuto.

« Beh, la vuoi buttare o no quella sigaretta?» mi ricordo all’improvviso che la tengo ancora accesa fra le dita. La lascio cadere a terra e la spengo con il tacco delle mie eleganti scarpe marroni ( fanno sempre parte della divisa, eh). Mi alzo in piedi ed infilo le mani in tasca:

« Che peccato. Pensavo che stessimo iniziando a fare amicizia, piccola mocciosa.» la provoco e come previsto la risposta arriva immediatamente:

« Io ho un nome. Se proprio mi vuoi soprannominare gradisco “ammirevole o abile ninja”.»

« Oohh!» rispondo, con tono di derisione « Ti va bene lo stesso “ammirevole o abile ladra”?»

La ragazzina piega il viso di lato:

« Uhm…si. Direi che va bene comunque.»

Rimango fermo per qualche istante. A questa non pesa affatto di essere una criminale. In un certo senso l’ammiro, per un altro, un po’ mi disgusta. Sta il fatto che d’ora in poi anche la mia fedina penale non sarà uno splendore, quindi non dovrei stare troppo a criticare. E la mia punzecchiatura è stato un fiasco.

Sospiro, passandomi una mano fra i capelli e chiudendo gli occhi:

« Uff, continuo a non capire perché tu ce l’abbia tanto con me. Sei tu ad esserti cacciata in questo guaio, mica è colpa mia. Io seguo solo gli ordini. Pensi che mi faccia piacere stare qui a farti da baby…?» riapro gli occhi e incontro lo sguardo fisso della mocciosa. Mi blocco e rimango fermo, sorpreso e un po’ sconcertato. Cos’è così all’improvviso? Mi sta fissando come se fossi un essere sovrumano o qualcosa di simile, con gli occhi curiosi ed ammirati, non di certo astiosi. Che vuole adesso? Mi da fastidio essere guardato così insistentemente.

« Che c’è?» faccio, seccato. Lei non si muove di un millimetro:

« I capelli.»

« Cosa?»

« Togliti la mano dai capelli.» alzo un sopracciglio e mi controllo una ciocca rossa che mi ricade fra gli occhi, mentre mi accorgo di avere ancora le dita sulla testa. Torno a guardare la prigioniera:

« Perché dovrei?»

Lei rimane in silenzio ed abbassa gli occhi e prima di voltarsi, intravedo un lampante rossore apparirle sulle guance:

« Mi imbarazza. Hai i capelli troppo lunghi.»

La mia mano scivola lungo i fianchi, mentre io assumo un’espressione allibita. In effetti non l’ho capita, questa faccenda dei capelli lunghi. Che c’è di male a portarli così? Li ho pure legati per fare contento Tseng, che altro c’è da protestare? E perché dovrebbero imbarazzarla? Mi riprendo dopo qualche secondo e con tono irridente, rimbecco:

« Ehi, per caso ti sei presa una cotta per me?»

Lei salta immediatamente in piedi e si gira nella mia direzione:

« Non dire scemenze! Vorrebbe dire che sono uscita di senno!»

« Ah…» dico con indifferenza, mentre mi fingo impegnato nell’osservazione assorta delle unghie della mia mano «…allora non mi spiego il motivo per cui sei arrossita.»

« E’ la rabbia! Tu mi fai schifo e per di più mi fai anche infuriare!» stringe i pugni e ringhia e le si irrigidiscono le ginocchia ed i polsi tanto da tremare. Uuh…che paura. Rido, poggiandomi sulla spalla il bastone che non ho abbandonato un attimo:

« Beh, allora faresti meglio a lasciare in pace i miei capelli e fare la brava bambina.»

Si affloscia sulle sbarre e sospira, abbassando gli occhi al pavimento. Finalmente ha capito che con me è una battaglia persa fin dall’inizio. Il modo per scocciarla lo trovo sempre!

« Hai detto di chiamarti Reno, è così?» chiede, guardandomi di sottecchi.

Mi butto svogliatamente a sedere sulla sedia con un mugugno:

« Nome magnifico, non trovi?»

La mocciosa alza lo sguardo e non risponde, infastidita. Le braccia scivolano fra le sbarre con stanchezza:

« Io sono Yuffie.»

« Uh.» sembro indifferente, ma in realtà me la sto ridendo di brutto sotto i baffi « Che onore.»

« Sei un insolente.»

« Ne vado fiero.» mi sbilancio sulla sedia e poggio i piedi alle sbarre, a pochi centimetri dalla sua faccia. Yuffie si scansa con agilità fulminea e rimane immobile a fissare le mie scarpe con sospetto.

« Mi sembra strano che tu sia un Turks. Di solito quelli scelgono un altro tipo di gente.»

« Ah-ah.» faccio, muovendo l’indice in segno di diniego « Sbagliato. Loro scelgono il meglio.» mah, questa è soltanto per impressionarla. Non è che ci creda più tanto…!

« Uh…» sussurra, poco convinta « …però tu sei ridicolo, non sembri proprio una prima scelta.»

Sento all’improvviso il sangue alle tempie pulsarmi per la rabbia e riesco a malapena a trattenerla. Gli insulti le escono bene, devo ammetterlo. Sto per ribattere nel modo più strafottente possibile, quando vedo sporgere dalle sbarre il suo braccio e porgermi la mano aperta:

« Però facciamo amicizia. Di certo non sei la migliore delle compagnie, ma, mancando di alternative,  mi accontento.»

I miei occhi corrono dalla sua mano all’espressione insoddisfatta che ha assunto per l’occasione. Cerco di eguagliare il suo cipiglio e farle capire che la penso allo stesso modo:

« Vacci piano con l’essere saccente. Ricordati che sei tu ad essere in questa cella e che la tua permanenza al suo interno dipende in gran parte da me. Potrei fare i capricci.» e in questa storia sono io a condurre il gioco.

Allungo la mano e gliela stringo ma un attimo dopo sento che Yuffie mi afferra le caviglie e mi spinge all’indietro, facendomi rotolare giù dalla sedia. Soffoco un’esclamazione di sorpresa, prima di capitombolare sul muro in modo decisamente poco elegante. Lei scoppia in una risata squillante e fragorosa, mentre io impreco, mi risollevo e mi spolvero i pantaloni. Questa volta me l’ha fatta. Ma ne ho di tempo per recuperare. Ne ho eccome!

 







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