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Turks in blue ~ By Frances
Final Fantasy VII - R - Serio - Pubblicato: 20/8/05 - Aggiornato: 26/8/07
ID Fanfiction: 522 - Commenti: 361
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Mi guardo allo specchio. Questa giacca fa schifo. Anzi, tutto questo completo è una vera schifezza. Addosso mi sta da cani. Mi chiedo chi sia lo stilista che ha disegnato questa robaccia. E per di più di questo colore monotono. Diavolo, dove si è mai sentito di fighi misteriosi vestiti di blu? E poi un blu così opaco! Le persone come me vestono generalmente di nero, un nero più scuro della notte, ma non di certo di blu! Bah, quando mi hanno proposto questo lavoro non mi hanno detto che avrei dovuto indossare giacca e cravatta. Sembro un avvocato o una guardia del corpo, non di certo un agente segreto.

Con svogliatezza slaccio il nodo e mi sfilo la cravatta dal colletto, lanciandola sul letto. Merda. Mi hanno incastrato. Non avrei mai immaginato che questo lavoro comprendesse vestirmi in questo modo ridicolo. Se l’avessi saputo, non avrei di certo accettato. Me ne dovevo infischiare alla grande.

Anche se devo dire che questo lavoro mi intrigava fin dall’inizio. Mi sembrava interessante far parte di un’associazione segreta, essere all’interno di uno dei gruppi più temuti dell’intera ShinRa. Un lavoro che avrebbe certamente soddisfatto la mia voglia di successo! Ma se mi devo vestire così, al diavolo tutto!

Ringhio alla mia immagine riflessa ed inizio a sbottonarmi la camicia. Se lo scordano che io vada in giro vestito così. Se mi vogliono, devono accettare i miei modi di fare. Non dico che sarà un’impresa facile per loro, ma l’alternativa è “Reno: fuori”. E se mi hanno voluto con loro, forse c’è un motivo. Non mi cacceranno con tanta facilità, ho l’impressione.

Ho appena terminato di togliermi l’orrido completo, quando sento bussare alla porta della mia stanza. Chi diavolo è?! Mi dirigo a grandi passi all’entrata e spalanco l’uscio, assumendo un’aria minacciosa ed irritata, con le sopracciglia aggrottate:

« Che c’è?» tutta la mia spavalderia svanisce non appena vedo ergersi davanti a me l’ombra dell’energumeno. Ha la testa pelata che brilla come se fosse stata appena lucidata e quegli occhiali neri sul naso, per non parlare del fatto che ha indosso la stessa schifosa giacca che dovrei mettermi io. Ha addirittura un bel fazzoletto bianco sistemato nel taschino. Mi chiedo se il modo in cui lo chiamano, Rude, sia davvero il suo nome o soltanto uno pseudonimo.

« Vorremmo la tua presenza all’assemblea.» scandisce con il suo vocione, senza muovere un muscolo. Quegli occhiali neri gli danno un’aria da duro. A parer mio anche lui detesta questa divisa: cerca in qualche modo di sistemarsi con gli occhiali e il fazzoletto.

Ah, l’assemblea! Insomma, quella “cosa” che chiamano assemblea. Non è un raduno ufficiale, è semplicemente una riunione che assomiglia molto ad un incontro fra bevitori incalliti. Si siedono tutti al bancone di un bar riservato ed iniziano a parlare sul da farsi. Per quanto ne so io, è solo un’occasione per rilassarsi un attimo.

« Oh, bene.» dico, con poco entusiasmo. Di sicuro laggiù ci sarà pure il capo, quel dannatissimo tizio coi capelli neri ed il tatuaggio sulla fronte. E’ lui che è venuto tutto formale a chiedermi di entrare a far parte di questo gruppo, dei Turks « Immagino ci sia anche il capo.»

« Ci siamo tutti. Io, te, Tseng e Vincent.» ah, già. Si chiama Tseng. Annuisco, annoiato:

« Si, si, sto arrivando.» faccio per chiudergli la porta in faccia, quando Rude mi ferma poggiando la mano possente sulla maniglia:

« Indossa gli abiti d’ordinanza.» lo sapevo! Lo guardo con aria sconsolata:

« Ma dai! Non siamo mica in tribunale!» lui non mi fa dire altro:

« Indossali.» mi da un’occhiata veloce da sotto i suoi occhiali scuri. « Tseng non gradirà di vederti a petto nudo. E neanche con quella zazzera rossa in testa. Cerca di darti un contegno, i Turks sono gente raffinata, devi entrare in questo ordine d’idee.» lo guardo un attimo, poi mi passo una mano fra i capelli. Sono lunghissimi, è vero, e pure parecchio in disordine. Mi ricadono alla rinfusa sulle spalle, dandomi un aspetto disinvolto. Non di certo come quelli di Tseng, neri e ordinati, lunghi e lisci.

Se credono che anche io mi farò la piastra ogni mattina e mi pettinerò con centomila spazzolate, non hanno ben compreso con chi hanno a che fare. Fisso ancora il mio interlocutore con aria di sfida, poi mi dipingo sul viso un sorrisetto soddisfatto:

« E cosa faccio coi capelli? Me li rado a zero?» ridacchio « Potete obbligarmi a vestire come un pagliaccio, ma non mi costringerete mai a tagliarli.» Rude non accoglie la provocazione e ribatte, secco:

« Legateli. E impedisci che sfuggano da ogni parte. Cerca di essere almeno un poco elegante.» se vogliono che io sia raffinato, devono lasciar perdere. Io sono quello che sono, ho un mio personalissimo stile.

Sbuffo e annuisco impercettibilmente, prima di chiudere la porta.

Mi dirigo con svogliatezza verso il mio letto, su cui poco fa ho lanciato la giacca e la camicia. Beh, allora devo proprio indossarli. Non posso andare alla famigerata assemblea senza la divisa.

Inizio ad infilarmi la camicia bianca, ma mi stanco di abbottonarla all’altezza del petto. E’ faticoso vestirsi di lusso. Per di più, ora il completo è tutto stropicciato, per non parlare della cravatta; di sicuro non riuscirò a fare un nodo come si deve.

Indosso la giacca blu con un gesto pieno di rabbia ed impazienza, senza curarmi neppure di infilare la camicia nei pantaloni. Al diavolo! Se cerco di essere elegante con questi stracci, finirò per essere ancora più ridicolo. Tanto vale essere casual, no?

Annoiato mi lego i capelli e decido di seguire l’esempio di Rude, poggiandomi sulla testa due begli occhialoni neri. Non mi guardo manco allo specchio prima di uscire, sinceramente non mi frega niente di cosa penserà Tseng nel vedermi. Ho addosso il vestito formale, punto e basta. Se si lamenta giuro che mollo tutto e li pianto.

Scendo in fretta le scale con le mani in tasca. Il bar è a quattro isolati da qui, mi chiedo perché quegli idioti abbiano scelto un posto così lontano come base. Procedendo in strada, mi capita a tiro di piede un sassolino, su cui scarico tutta la mia noia con un energico calcio.

 

Apro la porta del locale e vengo annunciato dal tintinnare del sonaglio che pende sopra la mia testa. L’atmosfera è come sempre molto cupa e buia, con le lampade colorate al neon che illuminano il bancone con una luce fioca e morbida. Mi sento oppresso ogni volta che entro qui dentro, come se mi mancasse l’aria e mi si mozzasse il fiato. E’ un buco di locale, con un tavolo da biliardo con la moquette verde scuro e quattro tavole intorno. E’ il luogo perfetto per una riunione come questa. Il covo dei misteriosi Turks. Oh, che emozione.

GiĂ , i Turks. Quelli a cui vengono addossati sempre i lavori piĂą sporchi. Mi sento quasi un criminale a pensarci.

La ragazza al bancone mi fa un cenno e mi indica un tavolo seminascosto nell’oscurità, sul quale scende una fioca luce gialla ad illuminare le tre figure in borghese dei miei compari. Rude ha le spalle incurvate e mette in ombra gran parte del tavolo, mentre Vincent ha in mano un bicchiere di champagne. Il super capo, Tseng, è in mezzo a loro, con i capelli fluenti più lisci che mai. Mi chiedo se si creda affascinante con quella pettinatura.

Non mi spiego perché debba essere proprio lui il capo. Vincent è tremila volte più serio, ma il boss resta Tseng. Purtroppo le gerarchie delle ShinRa si rispettano. Per di più, da quanto ho sentito, lui non si sporca mai le mani, si limita a dare ordini e ad affidare il lavoro sporco a Vincent e Rude. Di conseguenza a me, che sono il nuovo membro Turks! Bella vita che deve fare, quello Tseng. Sinceramente non lo sopporto.

Mi avvicino al tavolo tenendo ostentatamente le mani in tasca, con i bordi della camicia che svolazzano oltre i lembi della giacca sbottonata. Si, sarò la pecora nera dei Turks! Meraviglioso, li farò impazzire!

Li raggiungo silenziosamente, spostandomi di fronte a Tseng e tirando indietro una sedia:

« Ehilà.» esclamo con allegria, sedendomi e poggiando i piedi sul tavolo con gesto teatralmente ampio. Attendo una qualche reazione, ma tutti mi guardano senza dire nulla, né accennare un saluto. Bell’accoglienza. A dir la verità, Vincent non mi ha neppure degnato di uno sguardo, continuando a sorseggiare lo champagne. Porto le mani sulla nuca ed inizio a dondolarmi sullo schienale della sedia. Non credevo di essere entrato a far parte di una comunità così poco ospitale. Hanno davvero bisogno di uno come me che rianimi la situazione « Che sono queste facce?»

« Sei in ritardo.» mi rimprovera d’un botto il super capo, alzando un sopracciglio e tornando al suo bicchiere con serietà.

« Oh, perdonami, boss.» rispondo « Ma ci ho messo più tempo del previsto ad allacciarmi la cravatta.» mi liscio il colletto sbottonato con disinvoltura.

Segue un silenzio di tomba. Cavolo, questi tre hanno un grande senso dell’umorismo. E’ questa la vera faccia dei Turks? Mamma mia, è un cimitero…batto con il tacco sul piano del tavolo, sbuffando in silenzio. A cosa serve quest’assemblea se non c’è nulla da dire? Non sono ancora abbastanza inserito nel gruppo per capire questi modi di fare. Sono noiosi anche per me, che di solito mi esalto per qualsiasi cosa…perdo completamente l’interesse per il bollino nero che Tseng ha stampato sulla fronte ed inizio a guardarmi intorno. Che palle. Se avessi saputo che era così, forse ora mi starei divertendo in qualche altro posto. Quando si passa all’azione? Chi me lo spiega? Mi dondolo avanti e indietro, muovendo in continuazione i piedi e le gambe. Non ho ancora usato le armi e le Materia che mi hanno dato, sto iniziando ad annoiarmi.

« Reno, fammi il favore di stare fermo.» dice Vincent, guardandomi di sottecchi. Ubbidisco all’istante, e spalanco gli occhi:

« Eh! Finalmente abbiamo aperto un discorso! Dai, chiacchieriamo un poco!» ricomincio a muovermi con eccitazione, come un bambino impaziente. Tutta scena, ma se non ci fossi io, chi darebbe un po’ di vita a questo mortorio?

« Smettila.» sbotta Tseng alzando gli occhi « Abbiamo una missione per te.»

« Oh, bene! Finalmente!» esclamo, sollevando i piedi e riportandoli sul pavimento. Alla fine, qualcosa di interessante! Avevo quasi perso le speranze. Incuriosito ed esaltato al massimo, mi sporgo verso di lui « Di che si tratta? Qualcosa di movimentato?» di certo! Che razza di missione per Turks sarebbe, se non fosse qualcosa di difficile? Sono un po’ emozionato, lo ammetto! La mia prima missione…!

« No. Devi tenere d’occhio una prigioniera. E’ stata sorpresa mentre tentava di rubare alcune Materia dal laboratorio di Hojo.»

Spalanco gli occhi e la bocca:

« Che cosa?!»

« Hai sentito bene. Questi sono gli ordini.» continua Tseng, con quella sua solita faccia distaccata. No, devono scherzare! Ci deve essere un errore.

« Ma che state dicendo? Mi fate fare il carceriere?» esclamo, sdegnato « Per quello ci sono i soldati della ShinRa! Non è di certo un lavoro per un Turks!»

«Voglio che tu segua quella ragazzina. Ti farai dell’esperienza con lei: farle la guardia è roba difficile quasi quanto tenere a bada un cavallo imbizzarrito.» continua il capo, con il viso duro.

« Ah! E’ pure una ragazzina!» mi alzo in piedi « Tseng, va bene che sono appena arrivato, ma non puoi affidarmi dei lavori così infimi!» cerco appoggio guardando da una parte all’altra, prima Vincent, poi Rude, ma niente. Questi mi vogliono davvero mandare a fare da baby-sitter ad una mocciosa!

« E cosa faranno i famigerati Turks, nel frattempo?» mi butto sulla sedia ed accavallo le gambe, con fare snob « Immagino sia qualcosa di importantissimo e segreto, se non posso partecipare!» questi tre mi fanno schifo. Prima insistono tanto perché mi unisca a loro, poi però mi lasciano a casa quando devono fare qualcosa di importante. Ma io non mi arrendo. La mia prima missione da Turks non sarà di certo questa! Che Tseng lo voglia o no!

« Il presidente vuole che cerchiamo un’Antica. L’ultima della specie. Ce l’avevamo in mano, ma adesso ci è sfuggita ancora. » spiega Vincent, poggiando il bicchiere ormai vuoto sul tavolo « Pare che si trovi da qualche parte a Midgar.»

Annuisco, mentre delle ciocche di capelli rossi mi ricadono indomabili sul volto:

« Uau. Interessante. Ma noi siamo i Turks che stanno in questo buco di città.» Junon. Dovrebbe essere la sede del governo ma per me è solo un raggruppamento di edifici che ha il coraggio di chiamarsi “città”. Incrocio le braccia sul petto « Perché non lasciare i problemi di Midgar ai Turks che stanno a Midgar?»

« Reno, notizia dell’ultimo minuto.» esclama Tseng, alzandosi in piedi e sbattendo i pugni sul tavolo tanto forte da far sobbalzare pericolosamente il bicchiere di Vincent « Non ci sono più Turks a Midgar! Sono morti! Ti è chiara adesso la situazione?» cosa? Ha gli occhi pieni di rabbia e risentimento, sta dicendo la verità « Ora i Turks siamo soltanto noi quattro! Hai capito? Soltanto noi!»

Soltanto noi?! Ma com’è possibile? Ci rimango secco. Questa notizia mi ha mezzo scioccato. Ecco perché mi hanno chiesto di diventare uno di loro…pensavo che i Turks fossero un’entità ShinRa enorme, diffusa in tutto il Pianeta! E invece…sono tutti morti…

Rimango in silenzio, mentre Tseng si ricompone e si risiede:

« E’ proprio per questo che mi devi obbedire. Siamo pochi, ma se consolidiamo un rapporto di cooperazione, noi quattro soli basteremo per tutta la ShinRa.»

Adesso la proposta di Tseng mi sembra molto più ragionevole. Impegnerò tutto me stesso per riportare i Turks ai loro massimi splendori!

« Proprio per questo!» ribatto con sicurezza « Se vengo anche io, le ricerche saranno più rapide! Non hai detto tu che dobbiamo collaborare?»

Tseng mi guarda un attimo, poi annuisce:

« Si ma il tuo ruolo in quest’azione è controllare la ladra.»

« Ma perché?!» tiro indietro la testa, deluso. Tseng si alza, seguito da Rude e Vincent, poi si china verso di me, con i capelli che gli cadono di lato, sulla spalla:

« Questi sono gli ordini.» si solleva e mi rivolge un saluto con la mano « Ciao, Reno.» tutti e tre escono dal locale, lasciandomi solo.

Se lo sogna, quello Tseng. Manco col cavolo che farò ciò che mi ha ordinato. Mai e poi mai. Va bene quella storia dei Turks, mi commuove essere stato scelto per far rinascere l’associazione (o forse soltanto perché non sapevano dove andare a sbattere la testa…? Bah!) Ma questo è davvero troppo. E’ peggio che indossare la divisa. Non lo farò!

 







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