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L'infanzia di Aeris ~ By Frances
Final Fantasy VII - G - Romantico - One-shot - Pubblicato: 27/7/05
ID Fanfiction: 517 - Commenti: 11
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A Midgar non si parla d’altro. Si sta per svolgere la parata annuale per la promozione dei soldati Shinra. Tutti aspirano al ruolo di Soldier di Prima Classe!

 

Aeris Gainsborough, una dolce ragazza di sedici anni, viveva con la mamma nel settore 6 di Midgar.

Era una venditrice di fiori, che coltivava i suoi germogli in una piccola chiesa abbandonata nel settore 4.

Tutti i ragazzi le facevano la corte. Ogni giovane di Midgar avrebbe voluto sposarla, ma lei respingeva tutti. Spesso li accontentava, accettando i loro inviti o facendo loro compagnia, ma nessuno riusciva a conquistarla. Era sempre gentile e cortese e tutti la salutavano sorridendo ogni volta che la incontravano per strada. Era solidale e generosa e non esitava ad aiutare la gente bisognosa. Faceva compagnia agli anziani soli e tra una buona azione e l’altra riusciva anche a guadagnare un po’ di denaro vendendo i suoi fiori.

Un’altra tattica che i ragazzi utilizzavano per attirare l’attenzione di Aeris, era comprarle un bocciolo. Si allontanavano e dopo poco tornavano da lei, le regalavano il fiore appena acquistato e correvano via, sperando di aver avuto un po’ di successo. Ma tutti scoprivano che il loro tentativo si era rivelato un vero fiasco. Aeris era bella e gentile, ma difficile da affascinare.

 

Il giorno della parata dei Soldier, Aeris era sempre presente lungo la strada dello spettacolo. Oltre a godersi l’evento annuale riusciva sempre a vendere qualche fiore in più.

 

La parata ebbe inizio. Tredici uomini alti e dal portamento nobile e fiero salirono su di una passerella, in fila, l’uno al fianco dell’altro.

Aeris notò che tutti i candidati avevano dei limpidi occhi azzurri; indossavano tutti una casacca viola e degli stivali di cuoio. Anche se i loro visi erano differenti, quell’uniforme li faceva sembrare tutti uguali.

Ma proprio mentre Aeris faceva scorrere lo sguardo da un volto all’altro, la sua attenzione venne catturata da uno strano aspirante Soldier, vestito diversamente da tutti gli altri. Aveva lunghi capelli grigi nonostante il viso dimostrasse la sua giovane età: Aeris gli avrebbe dato al massimo diciotto anni.

Il vestito nero aderentissimo terminava con un lungo mantello, stretto sul busto da alcune cinghie di metallo. Il suo aspetto era allo stesso tempo affascinate ed inquietante.

Aeris lo fissò esterrefatta, senza nascondere che quella figura le trasmetteva un po’ di paura. Incontrò per un inastante il suo sguardo celeste, trasparente e profondo e non poté fare a meno di guardare altrove: non riuscì a sopportare il peso di quel piglio su di sé. Rimase molto colpita da quello strano ragazzo.

I tredici vennero diplomati ed iniziò la festa.

 

 

Alla fine erano quasi tutti mezzi sbronzi o troppo stanchi che scatenarsi ancora. Si accingevano tutti a tornare nelle proprie case a riposare.

Aeris era sfinita ma felice. Metà del suo cestino dei fiori era stato svuotato e si era divertita molto. Prese con delicatezza uno dei boccioli fra  due dita e se lo mise dietro l’orecchio: quando era stanca, le piaceva sentire il lieve tocco dei petali freschi sulla pelle. Contò i suoi guadagni; erano sufficienti a comprare il necessario per lei e la mamma. Era soddisfatta. Sistemò il cesto dei fiori in una posizione più agevole e si accinse a prendere la strada di casa.

« Ehi…aspetta!»

Aeris sentì una voce alle sue spalle e si voltò accennando un sorriso, che sparì immediatamente dalle sue labbra quando vide il ragazzo dai capelli grigi camminare nella sua direzione.

Era notte fonda e in cielo c’era una grande luna piena. Sotto il chiarore lunare, la figura del ragazzo sembrava ancora più eterea ed inquietante.

« D..dici a me…?»

Aeris non si accorse che la sua voce tremava come una foglia. Non le era mai capitato prima. Il ragazzo le faceva raggelare il sangue nelle vene.

« Si, a te.»

Fece lui, avvicinandosi sempre di più. La sua voce era profonda ma gli si addiceva in modo incredibile.

« Vorrei un fiore.»

Disse con semplicità. Aeris sentì subito la sua voce riprendere il suo tono normale, tranquillizzata:

« Oh…» Fece con un sospiro di sollievo « …Scegli quello che vuoi. Se permetti…» indicò una fiore viola e rosso «…ti consiglio questo. Sono molto rari e molto…»

« Vorrei questo.»

Disse il giovane prendendo con leggerezza il fiore dietro l’orecchio di Aeris. Non appena il suo guanto nero sfiorò la fronte della ragazza, lei sentì freddo di nuovo: un brivido le salì lungo la schiena.

« Ma è rovinato…sei sicuro che…»

« Penso sia bellissimo.»

Sul suo volto comparve un impercettibile sorriso:

« Quanto pago?»

Dopo che ebbe sborsato il denaro che doveva ad Aeris, il giovane si allontanò ringraziandola e scomparve nel buio della notte.

 

Il giorno dopo Aeris si recò nel settore 4. Aveva intenzione di curare i fiori che coltivava lì. L’aiuola che si trovava vicino a casa sua era sempre stata sotto il controllo della mamma, ma nella chiesetta non v’era nessuno che potesse assisterli e spesso i ragazzacci si divertivano a calpestarli o a strapparli. Il settore 4 era uno dei più malfamati di tutta Midgar ed Aeris lo sapeva, ma non aveva paura. Era coraggiosa e la piantagione nella cattedrale era una delle cose a cui teneva di più.

Quella mattina si svegliò presto e corse dai suoi fiori nel settore 4. Si inginocchiò davanti alla piccola aiuola e constatò con dispiacere che un gruppo di tulipani erano stati strappati…da poco tempo.

All’improvviso sentì bisbigliare dietro di lei e si voltò di scatto, ma non vide nessuno. Così tornò ai suoi germogli. Oltre la triste fine dei tulipani, non c’era nient’altro di anomalo nel piccolo vivaio. Dall’alto, il sole rifletteva i mille colori del piccolo rosone su Aeris.

Il calore era piacevole e dalle finestre frantumate giungeva un lieve vento tiepido. Aeris chiuse gli occhi e si lasciò trasportare dalla fantasia. Le piaceva un sacco fantasticare.

Si vide distesa su di un meraviglioso prato di fiori, mentre un ragazzo biondo la guardava ridendo. Ma lui stringeva una ragazza bruna, sorridente. Poi in lontananza vide il giovane dai capelli grigi, bellissimo ma con la sua solita aura di mistero che trasmetteva in lei quella strana inquietudine…

Venne risvegliata da una risata atona e simile al rintocco di una campana.

« Bello questo posto, vero piccola?»

Aeris si voltò: dietro di lei v’erano quattro ragazzi vestiti in nero, con aria trasandata e maligna. I loro vestiti erano adornati con cinghie e catene, ciondoli a forma di teschio e altre cose terrificanti. Le loro facce erano segnate da un orribile ghigno. Aeris non disse niente, ammutolita. Uno dei componenti della banda rise:

« Posto ideale per divertirsi…no?»

Un pugno sul petto, silenziosa, Aeris fissava i quattro, senza esserne minimamente intimorita.

« Soprattutto perché è il luogo ideale dove passare il tempo!»

Il più alto e brutto dei ragazzi aprì un pugno mostrando i resti dei tulipani martoriati.

« Siete stati voi?»

Aeris sentì pian pianino la rabbia invaderla. Un ragazzo tozzo e grasso, trangugiava un panino traboccante di ketchup e mostarda:

« Certo! E sai una cosa? Abbiamo deciso  di invitarti a giocare con noi, oggi! Ci serve un fiorellino come te per poter giocare. Siamo sicuri che ti divertirai!»

I quattro si guardarono con aria complice. Aeris si alzò in piedi e con tutto il fiato che aveva in corpo, con le mani strette in una morsa, urlò:

« Ma come vi permettete?! Strappare dei tulipani! Frutto del lavoro altrui?! Siete solo degli egoisti scansafatiche! Andate a “giocare” con qualcos’altro, in un altro posto!»

La banda rimase per un po’ silenziosa, ma poi scoppiò a ridere:

« Oh, davvero?»

Aeris li fissava determinata. Sentiva la collera ribollirle nel sangue.

« Ti insegneremo noi le buone maniere!»

Un ragazzo alto si lanciò contro Aeris e la fece cadere sul tappeto di fiori. Lei lo vide mentre le si avvicinava minaccioso, con un’espressione in viso che tradiva le sue cattive intenzioni.

Il ragazzo era a due centimetri di lontananza da Aeris, stesa sul pavimento, quando una figura nera si frappose fra lei ed il farabutto, scaraventandolo lontano. La fanciulla vide il giovane dai capelli grigi, eretto in tutta la sua imponente statura, che le dava le spalle, impugnando, con la mano sinistra, dritta davanti a sé, una lunga spada a doppia lama.

« Vigliacchi. Prendersela con una donna…»

La sua voce era tra le più calme e lineari che Aeris avesse mai sentito.

Il capo della banda si alzò ed asciugandosi il sangue che si riversava dal labbro, commentò acido:

« Chi sei per intrometterti nei nostri affari? Noi facciamo ciò che vogliamo con chi vogliamo!»

Il ragazzo in nero inarcò le sopracciglia:

« Chi sono io non sono affari tuoi. »

Fu un attimo. Aeris non capì più nulla. Vide immagini confuse ed indistinte, udì il suono delle doppie lame che fendevano l’aria e le urla della banda in fuga.

Poco dopo, il giovane Soldier guardò Aeris e dopo aver riposto l’arma nella guaina, le porse la mano. Aeris la afferrò titubante e si alzò in piedi. Vide gli occhi azzurrissimi ed il viso pulito del ragazzo e cercando di distogliere la sua attenzione da quell’innaturale bellezza, prese a spolverarsi il vestito:

« Ehm…Grazie…»

Lui non smetteva di guardarla:

« Non è niente. Stai bene?»

Aeris annuì. Si sentiva a disagio.

Cadde un imbarazzante silenzio. Lui continuava a tenere un’espressione seria e senza emozioni…proprio quello che lo rendeva un tipo così interessante. Aeris sentì il cuore smettere di batterle in petto: la figura che si ergeva vicino a lei la spingeva sull’orlo di un precipizio, la svuotava di ogni cosa, lasciandola in preda ai brividi.

« Io…io sono Aeris…»

Alzò lo sguardo e riuscì a sostenere quello cristallino di lui. Il ragazzo abbassò il viso:

« Io sono…mi chiamo…Sephiroth…»

Quel nome rimbombò nella testa di Aeris come un martello. Quel ragazzo le faceva sempre più paura…era così alto…vicino a lui, Aeris si sentiva come un piccolo essere insignificante…

« Complimenti per il diploma. Ti ho visto, ieri, alla parata dei Soldier.»

Sephiroth annuì:

« Grazie. Anche io ti ho notata.»

Aeris si scosse. Quell’affermazione la colpì più di quanto credeva. Il fatto di aver attirato l’attenzione di Sephiroth le faceva molto piacere.

Cadde nuovamente il silenzio. Aeris non era in grado di sostenere tali situazioni:

« Sei stato molto bravo contro quei prepotenti. Chissà come avrei fatto se tu non fossi arrivato…»

Per la prima volta Aeris vide il volto del ragazzo illuminarsi di un sorriso, che subito svanì:

« Forse te la saresti cavata anche meglio di me.»

Sephiroth le fece un cenno e le porse la mano. Aeris la strinse con timidezza.

La mano bianca di lei venne completamente avvolta dal grande palmo di Sephiroth, il quale era caldo nonostante fosse coperto dal guanto di cuoio nero.

« Ci vediamo, Aeris.»

E detto ciò, Sephiroth si allontanò verso il settore 5, uscendo dalla chiesa.

Aeris non si chiese che cosa ci facesse Sephiroth in quello stesso luogo ove stava per essere aggredita, nello stesso, preciso momento. Era completamente rapita da quello strano ragazzo. Bello e tenebroso, diverso da tutti gli altri che le facevano la corte. Più grande e maturo, misterioso ma attraente…le piaceva.

No. Non ne era innamorata. Le piaceva e basta. Non c’erano altre spiegazioni. O forse non riusciva a trovarle.

Sapeva solo che voleva incontrare di nuovo Sephiroth. Tutta quell’ agitazione  che egli le infondeva non era svanita, ma ora che lo aveva conosciuto un pochino meglio, non le faceva paura come prima. Le sarebbe piaciuto avere un amico del genere. Sperò che anche lui la pensasse allo stesso modo.

 

Quella giornata passò normalmente. Non successe nient’altro dopo l’arrivo di Sephiroth in soccorso di Aeris.

La sera, la ragazza si recò nel settore 2. Era il più bello di tutta Midgar. Era un grande parco, da cui si vedeva il mare. Al tramonto diventava uno spettacolo da non perdere.

Si sedette su di una panchina di bronzo ed osservò l’orizzonte. Il cielo si stava tingendo di rosso, sembrava bruciare. In lontananza, anche se molto chiara, si vedeva già la luna. Il mare era calmo.

Un rumore attirò la sua attenzione. A pochi metri da dove era seduta, qualcuno aveva lanciato un sassolino sulla piatta superficie dell’acqua, che era rimbalzato due volte, prima di affondare.

Sephiroth guardava il cielo con lo sguardo azzurro perso nel tramonto, i capelli lunghissimi al vento; il mantello nero formava eleganti figure sotto i dolce soffio della brezza. Il suo viso era illuminato di una luce rossa.

Aeris non ci poteva credere. Lo aveva incontrato due volte, nella stessa giornata.

Fu tentata di chiamarlo, ma notò il rapimento con cui egli stava fissando l’orizzonte. Il bel volto sempre serio era completamente ammaliato dal crepuscolo. Ma con sua sorpresa, Sephiroth parlò prima di lei, senza distogliere lo sguardo dal cielo:

« Ciao, Aeris.»

Lei si alzò e lentamente si diresse verso di lui.

« Ciao. E’ già la seconda volta che ci incontriamo, oggi.»

Lui annuì, la voce penetrante quasi come lo sguardo:

« Forse è il destino che ha voluto il nostro incontro.»

Aeris lo osservò senza dire niente. Sephiroth continuò a parlare senza guardarla:

« Anche se io non credo nel fato.»

Aeris rivolse lo sguardo anch’ella il tramonto. Non sapeva cosa dire.

Dopo qualche attimo di silenzio, riprese titubante:

« Da dove vieni?»

Sephiroth abbassò lo sguardo. Rimase silenzioso:

« Non lo so.»

Lei lo cercò con gli occhi, dispiaciuta:

« Mi dispiace…»

« Non so chi è mia madre. Sono cresciuto da solo. Poi ho deciso di diventare un soldato. Non avevo, e non ho, altri scopi nella vita. »

Aeris lo fissò, atterrita:

« Non lo sapevo…»

Sephiroth la guardò ed i suoi occhi vennero attraversati da un lampo trasparente. I lineamenti perfetti non subirono nessun mutamento, e la sua espressione rimase vuota:

« Nessuno mi comprende a fondo. Gli unici che mi sono stati amici…se ne sono andati non appena hanno conosciuto il vero me stesso.»

Aeris era sconvolta. Sephiroth era solo, era sempre stato solo. Era cresciuto in solitudine.

Ora che lo aveva scoperto, Aeris vedeva nel ragazzo un’ombra di tristezza. Era bellissimo, affascinante ma aveva un passato incredibilmente triste. E lui non sembrava darci tanto peso. Viveva la vita così come gli si presentava. Era forte. La sua espressione non portava gli indelebili segni della sofferenza.

Aeris gli sorrise, ma il suo sorriso nascondeva un filo di compassione:

« Quando ti conoscerò veramente, io non ti abbandonerò. Se tu vorrai, io sarò una vera amica!»

Sephiroth la fissò e rimase in silenzio.

« Non sto scherzando. Ti sarò vicina , nei momenti in cui ne avrai bisogno.»

Ora la sua voce era determinata. Lui non smise di guardarla:

« Davvero?»

Aeris annuì:

« Si!»

Sephiroth sorrise. Il suo sorriso era come un lampo a ciel sereno. Lo rendeva ancor più bello di quanto già non fosse.

 

 

Aeris non vide Sephiroth per una settimana. Si accorse che incrociarlo non era poi così facile come pensava.

Venne la primavera. In quel periodo dell’anno, i fiori erano bellissimi ed Aeris passava molto più tempo nella chiesa del settore 4.

In primavera v’era inoltre l’affollamento dei pretendenti davanti a casa sua. Ogni mattina trovava una breve fila di ragazzi innamorati con in mano mazzi di fiori che la aspettavano all’uscio.

Un mattino come tutti gli altri, mentre cercava di farsi largo fra la folla di ragazzi, intravide nel tumulto il viso pulito di Sephiroth. Lo chiamò urlando e tutti i giovani si fermarono sentendo il suo nome. Aeris corse da lui e disse affannando:

« Ciao.»

Lui le fece un cenno:

« Ho bisogno di parlarti.»

Aeris portò una mano al petto e dopo essersi ripresa, disse sorpresa:

« Oh…d’accordo!»

E si allontanò in compagnia di Sephiroth, lasciandosi alle spalle le facce da funerale degli ammiratori, che li osservavano allontanarsi, borbottando “Non le ha nemmeno portato i fiori…”

 

Si recarono nel settore 2. Aeris si sedette su di una panchina e posò il cestino al suo fianco. Sephiroth si poggiò sulla ringhiera davanti a lei, concentrando il suo sguardo sul mare.

« Dove ti eri cacciato? E’ da così tanto tempo che non ci vediamo…»

Solo in quel momento Aeris si accorse di quanto le facesse piacere rivedere Sephiroth. L’ansia che egli le infondeva era quasi del tutto svanita.

Lui non rispose. La sua nera veste brillava sotto il sole primaverile.

« Dovevi dirmi qualcosa?»

Lui annuì, ma rimase silenzioso. Aeris lo guardò con espressione interrogativa:

« Allora?»

Sephiroth continuò a darle le spalle, ma Aeris non ci fece caso. Preferiva non avere i suoi occhi cristallini posati su di lei. La voce profonda del ragazzo risuonò tra gli alberi del parco, sovrastando gli allegri canti dei passerotti…anche gli animali si sottomettevano a lui…:

« Credo che tu sia una vera amica, Aeris.»

Lei sorrise:

« Sono felice che tu la pensi così!»

« Credo che tu sia la migliore che io abbia mai avuto. E penso…di essere stato molto fortunato. Anche se ci conosciamo da poco, credo che tu sia una persona di cui ci si può fidare.»

Aeris era fiera. Sentire quelle parole pronunciate da Sephiroth la riempiva di orgoglio. Cadde il silenzio. Il ragazzo si voltò verso di lei:

« Devo partire.»

Aeris sentì svanire le emozioni appena provate, lasciando spazio ad uno strano senso di vuoto. Quelle parole non le trasmettevano niente di buono.

« Parto per la guerra, dopodomani. Volevo che tu lo sapessi. Non ho nessun altro con cui confidarmi.»

Aeris sentì qualcosa diventare di ghiaccio dentro di lei. L’idea che Sephiroth dovesse partire per la guerra, le faceva male. Non aveva ancora ben compreso il significato delle parole che il ragazzo le aveva appena detto. Sperava di aver capito male:

« Q..qual..quale guerra? Non c’è la guerra a Midgar!»

« Non a Midgar, Aeris. Sono un Soldier di prima classe. La Shinra ha bisogno di noi questa volta. Solitamente veniamo inviati in casi molto più gravi, ma tutti hanno paura che la situazione possa complicarsi.»

Aeris aveva capito benissimo. Cercava una spiegazione ma non la trovava. Perché non voleva che Sephiroth partisse?

« Ma non…» Ogni suo tentativo di rispondersi era vano. Si alzò in piedi e si avvicinò a Sephiroth. Trattenne ciò che aveva davvero nel cuore.        

Assunse una falsa espressione felice:
« Sarai il migliore! Non devi avere alcuna paura. So che sei un tosto.»

Sephiroth sorrise:

« Non ho mai avuto paura. Mi chiedevo solo se…» si interruppe «…credo che sia tu ad avere paura. E’ per questo che te l’ ho voluto dire.»

Aeris divenne tutt’un tratto seria e sorpresa. Guardava Sephiroth sorriderle, senza capire. Lui le poggiò una mano sulla spalla:

« Ci vediamo, Aeris.»

E se ne andò, sotto lo sguardo della ragazza, che osservava interdetta la figura nera ed eretta divenire sempre più lontana.

 

Dopo che Sephiroth fu partito, per Aeris  il tempo prese a scorrere molto più lentamente. Il giorno della partenza, il Soldier aveva salutato la ragazza, che aveva nascosto la tristezza. Ma mentre il treno si allontanava, Aeris non era riuscita a trattenere le lacrime.

Nonostante lo conoscesse da poco tempo, Aeris si accorse di sentire molto la mancanza di Sephiroth. Le mancavano i suoi occhi celesti, che prima le facevano tanta paura, i suoi capelli grigi, che scendevano fluenti sul quel viso senza difetti…il suo carattere cupo ma anche dolce…i suoi misteriosi modi di fare…

Si sentiva sola e apatica. Lo nascondeva a tutti, ma quando ne aveva l’occasione, non poteva fare a meno di rimuginare.

Giunse in fretta l’autunno e con esso l’imminente ritorno di Sephiroth dalla guerra.

 

Il giorno che il treno sarebbe dovuto arrivare a Midgar, pioveva  violentemente e con insistenza. Aeris osservava il cielo nero dalla finestra, sperando che smettesse. Sentì in lontananza lo sferragliare del treno in arrivo.

Corse giù per le scale e non prese nulla per ripararsi.

Uscì con la pioggia che la inzuppava tutta, ignorando i richiami della madre.

Corse trascurando le pozzanghere che le infangavano gli stivali, senza importarsene dei capelli e dei vestiti che diventavano in fretta fradici.

Corse all’impazzata verso il settore 5.

Arrivò non appena i soldati iniziarono a scendere dal treno. Era tutta bagnata, i capelli in disordine, alcuni ciuffi le ricadevano gocciolanti sul viso e sugli occhi.

Sephiroth era già sceso?Aeris non era ancora riuscita a vederlo. Alcuni Soldier sbucarono dall’interno del veicolo ed abbracciarono la propria famiglia, riparati sotto i loro ombrelli.

Poi Aeris venne attraversata da un brivido di paura. Sephiroth sarebbe tornato? E se davvero Sephiroth non avesse più fatto ritorno? Teneva le mani strette sul petto, affannante, mentre la pioggia batteva ancora con forza su di lei.

Altri quattro uomini scesero la rampa…Sephiroth era forte, non poteva essere morto…il cuore le si contorceva nel petto.

Altri uomini, ma non lui…

Ma poi un ragazzo dalla grigia chioma scese elegante dal treno, avvolto nel suo mantello nero. Aeris tirò un sospiro di sollievo e gli corse incontro.

Anche Sephiroth a poco a poco, iniziò ad inzupparsi, mentre le gocce d’acqua battevano sulla veste di pelle nera.

« Temevo che non saresti mai più tornato!» enfatizzò Aeris.

I lunghi capelli grigi bagnati, ricadevano sugli occhi azzurri di Sephiroth:

« Sono qui.»

Aeris sorrise. Aveva freddo, ma non le importava. Il cuore le batteva molto forte:

« Mi sei mancato.»

Disse piano.

« Anche tu.»

Sephiroth parlava con la sua solita voce seria  ed avvincente.

Lui ed Aeris si guardarono per molto tempo, sotto la pioggia. Gli occhi di Sephiroth spaziavano in quelli verdi della ragazza…che si sentiva immensamente felice, ora che era di nuovo con lui. Senza accorgersene…se ne era infine veramente innamorata.

Si alzò piano in punta di piedi e sfiorò dolcemente le labbra del misterioso ragazzo, che le cinse i fianchi con le braccia. Era un semplice bacio, che però diceva tante cose.

Sephiroth avvolse la figura piccola e bagnata di Aeris nel suo mantello corvino e lei gli strinse delicatamente il collo con le braccia nude. Stava baciando il cupo Soldier, che quella sera, alla parata, le aveva fatto tanto paura. Il bellissimo giovane dai capelli grigi e gli occhi di ghiaccio. Mentre lo baciava,  si sentiva immensamente felice.

Quando i loro visi si allontanarono, Sephiroth la strinse ancora più a sé:

« Ti amo. Ti amo  davvero.»

Sussurrò al suo orecchio, con la voce più dolce che Aeris avesse mai sentito.

Lei  sorrise, abbandonandosi fra le braccia calde di Sephiroth, che le

trasmettevano tanta sicurezza :
« Anche io, tanto!»

Si abbracciarono ancora per tanto tempo. Sotto la pioggia, ma senza curarsene






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