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Mille Parole ~ By Frances
Final Fantasy X-2 - G - Drammatico + Romantico - One-shot - Pubblicato: 26/7/05
ID Fanfiction: 515 - Commenti: 9
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Lenne era emozionata. Non era il suo primo concerto, ma era, lo sentiva, il più importante della sua vita. Tutta Zanarkand si era riunita nello stadio, solo per vederla cantare. Non c’era mai stato un tale pienone.

Certo, era una delle pop-star più conosciute e famose di tutta Zanarkand, ma mai tutta quella gente era andata a vederla.

Le batteva forte il cuore. Doveva dare inizio ad una partita di Blitzball fra Zanarkand Abes e una squadra avversaria. Il sipario si sarebbe aperto su di lei, la luce dei riflettori le avrebbe inondato il viso e tutta la gente presente avrebbe imparato a conoscere il suo talento.

Ora se ne stava nel suo camerino, sotto gli spalti, le mani sudate ed il viso fisso davanti allo specchio. Si guardava senza distogliere mai gli occhi dalla sua immagine riflessa. Sentiva dentro il suo cuore una certo senso di paura, mai provato in vita sua. Si era abituata a cantare davanti a molta gente, ma ora qualcosa era diverso. Questo concerto rappresentava per lei una specie di prova d’iniziazione, un evento che l’avrebbe finalmente portata nel mondo delle grandi star, che le avrebbe permesso di abbandonare le classifiche giovanili. Avrebbe raggiunto il suo sogno, diventare una delle cantanti più famose e importanti di Zanarkand…ed ora era il suo momento. All’improvviso, qualcuno bussò alla porta, facendole saltare il cuore in gola:

« Lenne, tra cinque minuti sei in scena, sbrigati!»

Lenne sentì dei passi allontanarsi. Si alzò in piedi e fece un respiro profondo.

Il suo abito azzurro la metteva un po’ a disagio, in quella situazione. Strano, lo aveva indossato sempre…ora, averlo addosso, le faceva provare brividi di freddo. Forse a causa delle braccia e delle gambe scoperte…

« Ce la farò, ce la devo fare.» si disse infine. Sentì sovrastarla la voce degli altoparlanti:

« Ed ora signore e signori, diamo inizio alla partita tanto attesa…ma prima….»

Lenne sussultò, corse fuori dal camerino e raggiunse in fretta il palcoscenico.

Dietro le quinte i giocatori e gli organizzatori la stavano aspettando impazienti, mentre una donna le diede un microfono:

« Su, forza. Sei bravissima.»

Lenne non sorrise, chiunque glielo avrebbe detto per incoraggiarla. Mentre gli altoparlanti la presentavano, la ragazza ripassò mentalmente il testo della canzone. L’aveva scritta lei, ma aveva il continuo timore di dimenticarla.

Un organizzatore la spinse dietro il sipario e fece un cenno ad un altro uomo, che premette dei pulsanti e lo fece lentamente sollevare. La luce dei riflettori illuminò la piccola immagine di Lenne. Lei deglutì, la bocca arida, davanti a sé aveva una miriade di persone silenziosamente in attesa.

Lentamente portò il microfono alla bocca e trovò il coraggio. La sua voce cristallina risuonò per tutto lo stadio:

«What can I do for you?»

A quelle prime note tutto il pubblico si alzò in piedi riempiendo l’aria con una unica assordante ovazione di approvazione.

E quello le diede la carica. Iniziò a cantare e ballare, senza provare nessuna paura. Come se fosse tutto naturale, le veniva tutto come se fosse nata solo per fare quei movimenti e per pronunciare quelle parole. In breve tempo, l’intero stadio venne sommerso da urla acclamanti ed eccitate. La folla ebbe un sussulto quando arrivò il ritornello:

« And thought, I know,  the world of real emotion is surround me, I won’t give into it, now, I know the forward is the only way my heart can go, I hear your voice calling out, from me, you’ll never be alone…»

Al termine del pezzo, Lenne ansimava, il volto madido, ma era felice sommersa dagli applausi e dalle effusioni del pubblico che voleva testimoniarle la sua ammirazione. Era andato tutto bene e sembrava proprio essere piaciuto a tutti. Aveva atteso quel momento con tanta impazienza, ed ora era veramente arrivato. Tutta Zanarkand conosceva il suo talento. Dopo che Lenne ebbe terminato, venne preparato il campo da Blitzball e la partita ebbe inizio.

 

Alla fine, quando Lenne fece per allontanarsi dallo stadio, trovò una massa di ammiratori acclamanti ad accoglierla. Alcuni volevano degli autografi, altri una fotografia insieme alla diva. Lenne sorrideva e accontentava tutti, pensando che non era mai stata felice come in quel momento. Poi successe. Appena fatto un autografo ad un bambino, Lenne scorse di sfuggita il viso di un giovane biondo. Era fermo, in disparte, fra la folla e la fissava. Lenne sentiva il peso del suo sguardo celeste su di sé. Quel giovane le incuteva una strana sensazione, il modo in cui la guardava…la irritava…ma neanche lei distolse gli occhi da lui. Un brivido le percorse la schiena. Chi era? Tutte quelle sensazioni, concentrate in un attimo. Lenne perse di vista il ragazzo, trasportata dall’ondata di gente. Ma poi lasciò perdere. Non pensò più a quel fatale e fuggevole incontro per molto tempo.

 

La stagione primaverile di Blitzball era ormai finita con la vittoria degli Zanarkand Abes e l’estate si apprestava ad arrivare. Lenne era stata sempre impegnata con i concerti, le interviste e tutti gli impegni mondani a cui una artista in ascesa è costretta presenziare, e non era riuscita a godersi neanche mezzo attimo di pace. Il concerto allo stadio le aveva aperto le porte, era diventata la star giovane più in vista  di Zanarkand. Ma ora che l’estate stava arrivando, si avvicinava veloce anche la sua settimana festiva. Libera, finalmente. Poi, in inverno, avrebbe dovuto scrivere un nuovo album. Non aveva avuto molto tempo per concentrasi sul nuovo lavoro ma aveva  tante idee che non aspettavano altro che di essere tradotte in testi per nuove canzoni.

Una mattina, Lenne decise di recarsi allo stadio per riassaporare con l’immaginazione quegli esaltanti momenti che avevano segnato l’inizio di una carriera e che, per quanto fosse vissuta, non avrebbe mai potuto dimenticare. Durante quel periodo era sempre deserto, soprattutto durante i giorni lavorativi. Pensava che forse le sarebbe venuta in mente qualche buona idea da inserire nel nuovo lavoro. Si sedette sugli spalti e fissò il vuoto per qualche minuto…niente…iniziò a sbuffare, era veramente a corto di ispirazione non riusciva a concentrarsi forse perché le sensazioni che aveva provato quella sera erano uniche magicamente rinchiuse nelle inviolabili  profondità   del  suo animo. Poi chiuse gli occhi. Non seppe cosa le successe, ma le sembrò di essersi addormentata. O quasi. Vide comparire davanti a sé una gigantesca creatura alata, una massiccia bestia avvolta nelle fiamme. Ebbe paura. Le due creature la seguivano, mentre lei scappava. Le urlavano “Siamo il tuo futuro…” Poi si sentì scuotere. Aprì di scatto gli occhi e lanciò un urlo.

« Ehi! Cosa urli?!»

Un ragazzo al suo fianco aveva fatto cenno di proteggersi le orecchie con le mani. Lenne chiuse la bocca e guardò il giovane a fianco a lei. Era biondo ed aveva gli occhi di un azzurro profondo e davvero non comune. Quel viso aveva però qualcosa di familiare…

« Ehm…scusa! Non volevo…»

Lui fece un sospiro:

« Non è niente…»

Lenne guardò meglio il viso del giovane. Così bello, così fresco, eppure  maturo. Un brivido le attraversò la schiena. Questa sensazione le ricordò qualcosa:

« Non ci siamo gia incontrati noi due?»

Il ragazzo la guardò. Lenne trattenne il respiro. Sentì il freddo salirle dai piedi fino alla punta dei capelli. Quello sguardo la pietrificava.

« Forse…»

Disse infine lui, distogliendo lo sguardo da Lenne. Lei ne fu rincuorata. Gli porse la mano:

« Io sono Lenne.»

Lui guardò la mano che gli veniva offerta un po’ titubante, ma poi la strinse:

« Chi non ti conosce, ormai.»

Lenne fu colpita dalla sua stretta. Era ferma e sicura. Tradiva un po’ l’aspetto giovanile del ragazzo. Lenne lo fissò:

« E tu sei…?»

Lui sorrise. Il suo sorriso dimostrava la sua vitalità e la sua voglia di vivere. Lenne credette di non aver mai incontrato una persona simile.

« Shuyin.»

E fu allora che i due si conobbero.

 

Lenne passò quasi tutta la settimana in compagnia di Shuyin. Che in breve tempo divenne il suo migliore amico. Lo conobbe meglio, scoprì il vero Shuyin. Il viso dimostrava maturità, ma egli era anche capace di essere allegro ed impulsivo. Lo conobbe come un ragazzo divertente, cosa che non sembrerebbe, data l’espressione del suo viso. Giocavano, scherzavano e facevano di tutto insieme. Una sera, passeggiando sulla spiaggia i due si erano seduti sulla sabbia ed avevano osservato insieme le stelle, mentre il mare  accompagnava  quel momento con il  ritmico incedere  delle onde che pigramente si infrangevano sulla battigia.

« Un giorno, voglio lasciare questa città.»

Aveva detto Shuyin. Lenne lo aveva guardato con aria interrogativa. Lui aveva fatto spallucce:

« Sono stufo di questo posto. E’ meraviglioso, è vero, ma voglio vistare il mondo. Vivo ignaro di quello che c’è intorno a me, oltre questi grattacieli.» aveva continuato alludendo ai palazzi di Zanarkand « Voglio vedere cosa vive con me sotto questo cielo. E’ l’unica cosa che mi collega a quello che c’è fuori.»

Lenne aveva nuovamente guardato le stelle:

« Io invece…»

Le erano mancate le parole. Shuyin aveva sorriso:

« Tu sei già abbastanza felice così. Sei una star e tutti ti adorano. Cosa si può volere di più dalla vita? Ma io non sono affatto come te. Sei bella, hai una voce magnifica e ti muovi come se fossi una fata. Io invece non sono nessuno. Sono certo che laggiù, troverò le motivazioni necessarie a dare un senso alla mia vita, perché rimanendo qui non  le potrò mai avere.»

Lenne aveva annuito, convinta di capire. Ma in realtà avrebbe voluto parlare ancora. Ma le parole le mancavano, come se qualcuno gliele avesse rubate tutte. Rimasero entrambi lì a fissare insieme  le stelle, per quasi tutta la notte con la sensazione di avere tante cose da dirsi ma scoprendo che alla fine l’unica cosa che li induceva a restare lì ad osservare il cielo era il desiderio di stare insieme per il solo piacere di poter assaporare quei momenti. In quell’occasione Lenne scoprì quanto Shuyin potesse essere sensibile. Ogni occasione era utile per conoscerlo meglio, e per scoprire  le sue incredibili qualità. Non era vero che non era nessuno. Per Lenne era tante cose.

 

Erano ormai passate tre settimane e l’inverno si faceva sempre più vicino. Lenne non aveva scritto mezza parola della sua nuova canzone. Forse perché non aveva trovato l’ispirazione, forse perché , ormai qualche giorno, per le strade di Zanarkand si sentiva parlare in maniera sempre più insistente dell’inizio di una guerra. Lenne aveva sentito il sangue gelarsi nelle vene quando due ragazze si erano scambiate parole che per le avevano rappresentato il presagio di dolore e lutti:

« I soldati dell’Ordine dicono che Bevelle ha dichiarato guerra a Zanarkand…»

« E perché mai?»

« Gli Yevoniti stanno bandendo l’uso delle macchine e vogliono abbattere Zanarkand per imporre la loro religione!»

« Ma è terribile!»

Lenne era confusa. Non sapeva se quelle voci erano affidabili. Aveva poco tempo per scrivere la canzone. E forse la guerra incombeva su di lei e sulla sua città.

Una mattina si svegliò con il disperato bisogno di vedere Shuyin. Voleva chiedergli consiglio. Corse per le strade di Zanarkand fino a raggiungere casa sua. Bussò disperatamente alla porta e lui venne veloce ad aprirle.

« Shuyin, veramente c’è la guerra?»

Gli aveva chiesto una volta che si erano seduti su di una panchina. Lui non aveva risposto immediatamente. Aveva passato qualche istante contemplando il vuoto con una espressione tristemente pensosa. Lenne gelò. Shuyin non era mai stato così serio. Mai.

« No, sono solo pettegolezzi. Devi stare tranquilla, piccola.»

L’aveva abbracciata. Non era stata la prima volta. Lenne trattenne il pianto. Le parole di Shuyin erano dolci, ma non riuscivano a nascondere la sua preoccupazione. Lui lo faceva per proteggerla, ma Lenne capiva che erano bugie. Anche in quell’occasione avrebbe voluto dirgli tante cose, ma le sentiva imprigionate  nel suo cuore.

Nei giorni successivi le voci sulla  guerra cominciarono a frasi sempre più insistenti e la notizia  si diffuse velocemente. Lenn e aveva sempre più paura e non riusciva a domare l’ansia. Shuyin continuava a rassicurarla dicendole che erano solo bugie, ma lei ormai non si faceva più ingannare. Avrebbe voluto confessargli la sua paura, abbracciarlo, cercare la sua stretta ed il suo sorriso. Ma i suoi sentimenti le  rimanevano in corpo privi della forza necessaria per svelarsi. E questa incapacità, nelle occasioni in cui stava con Shuyin, la faceva apparire fredda e distaccata mentre invece i suoi sentimenti erano di tutt’altra natura ed lei avrebbe voluto gridarlo a squarciagola ma il fiato le rimaneva in gola non riusciva ad aprirsi come avrebbe voluto, come avrebbe dovuto, aveva paura di dire quello che aveva dentro aveva paura che i suoi sentimenti, le sue aspettative  rimanessero delusi.

E poi arrivò il giorno. Lenne si recò per l’ennesima volta a casa di Shuyin, ma non bussò. Sentì la voce di vari uomini all’interno.

« La guerra è alle porte di Zanarkand. Stiamo arruolando tutti i soldati ed i volontari. Bevelle non è debole come ci aspettavamo.»

Poi la voce di un altro uomo:

«Così dovremmo riuscire a contrastarla. Ci serve il sostegno militare di ognuno di voi.»

La voce di Shuyin, poi, fece salire le lacrime agli occhi di Lenne:

« Potrete contare su di me.»

La prima voce venne accompagnata da dei passi verso la porta:

« Bene, preparati. Domani partiamo per la guerra.»

I due uomini uscirono e si chiusero la porta alle spalle. Non videro Lenne. Lei riuscì ad entrare in casa di Shuyin non appena gli uomini si furono allontanati. Piangeva a dirotto. Si avvicinò barcollante all’amico. Lui la osservò comprendendo immediatamente che orami lei sapeva già tutto e non ebbe il coraggio di abbracciarla. Le si avvicinò e la guardò negli occhi intimidito dall’esplosione di affetto che la reazione della ragazza, senza alcuna parola, gli aveva trasmesso.  Le appoggiò un dito sulla guancia raccogliendone una grossa lacrima che le stava pesantemente scivolando sulla guancia resa purpurea dall’emozione:

« Non sprecare le tue lacrime…e non temere mi vedrai  tornare!»

E lei, ancora una volta, lo fissò negli occhi e non disse nulla.

 

La mattina seguente non volle andare al porto a salutare la partenza di Shuyin. Non voleva considerarlo un addio. Aveva osservato fuori dalla finestra la nave salpare. Circa cinquecento ragazzi volontari erano partiti . E lei non aveva salutato la persona a cui più teneva al mondo. Forse anche di più della sua carriera da cantante. A quel pensiero si sedette ad un tavolo e prese carta e penna. Piangeva. In quella occasione scrisse parole profonde, direttamente provenienti dal suo cuore. Era una canzone magnifica, che parlava di due ragazzi, costretti a lasciarsi e delle mille parole che non erano riusciti a dirsi. Lenne ripensò a tutte le volte che avrebbe voluto parlare apertamente con Shuyin e non lo aveva fatto per ragioni che adesso neppure lei riusciva a decifrare. Ora le riversava nel testo di quella canzone, copiose come le sue lacrime. Una canzone che parlava di lei e del tempo che passa, dell’amore, della tristezza e della solitudine. Ma soprattutto della frustrazione di non aver detto quelle mille parole… così semplici e vere. Sentiva che doveva essere forte e nascondere la paura di perdere Shuyin ed ora era sicura di non avere più paura di vedere cosa aveva nel cuore. Ma continuava a piangere, pensando al suo amico…che ora, se ne rese conto, era molto di più di un semplice amico.

 

La canzone ebbe enorme successo. Gli abitanti di Zanarkand avevano sospeso il Blitzball, ma avevano lasciato spazio ai concerti di Lenne, che ogni volta raccoglievano un incredibile audience e confortavano tutti. Lei non smise mai di pensare a Shuyin, e non era passato momento in cui non avesse immaginato di ritrovarlo lì alla sua porta per chiederle di andare insieme sulla spiaggia ad osservare abbracciati  le stelle mentre il mare, discreto complice,  sottolineava quei momenti con il dolce sospiro delle onde.

 

Una mattina, giunse a Zanarkand una cattiva notizia. Il battaglione nemico aveva distrutto completamente la flotta avversaria e solo pochi soldati erano riusciti a sopravvivere. Entro qualche giorno sarebbero tornati a casa. Ora i soldati dell’Ordine arruolavano gli Invocatori.  Gli Invocatori erano persone predestinate ad supplicare l’intervento degli Eoni, creature fantastiche che posseggono impareggiabili capacità magiche.  Essi erano la loro unica possibilità di vittoria contro Bevelle.

Tutte le donne ed i ragazzi rimasti a Zanarkand dovevano essere sottoposti ad un test, che ne rilevava le capacità d’Invocazione. Se risultavano idonei, venivano obbligati a diventare Invocatori. Ottenuto un esercito abbastanza potente di Invocatori, essi sarebbero partiti. Lenne pensava ai supertesti della battaglia con angoscia: il giorno dopo avrebbe scoperto se Shuyin era ancora vivo.

In Quello stesso giorno avrebbe dovuto affrontare il test per l’Invocazione. Si recò in un grande grattacielo e quando venne il suo turno, degli oscuri personaggi la sottoposero ad uno strano interrogatorio. Le domande erano semplici e a Lenne sembrava di aver risposto in maniera semplice, quasi ovvia e perciò la sua sensazione fu che ogni cosa fosse a posto, tutto le lasciava far supporre  che lei non avesse nulla a che vedere con l’arte dell’Invocazione.

Poi venne quella domanda:

« Avete mai avuto delle visioni, in cui  creature inumane   vi parlano del vostro futuro?»

Lenne non riuscì a nascondere un sussulto. Lo stesso giorno in cui aveva conosciuto Shuyin aveva avuto una visione del genere, in quel momento non vi aveva dato importanza scambiandola per un semplice incubo forse causato da una  forte emozione o da qualcosa che aveva mangiato e che non aveva ben digerito. Sincera, ma con un tono di voce  titubante ed incerto disse:

«…Si…»

 

Divenne Invocatrice il giorno stesso. Si era dimostrata incredibilmente capace. Shuyin non tornò. E Lenne sapeva che la sua spedizione verso la guerra era di morte. Avevano radunato solo pochi Invocatori, circa trenta o quaranta. Non aveva paura, però. Se Shuyin era morto, lo aveva fatto per la patria. E lei doveva fare altrettanto. Perché amava Shuyin e tutto quello che aveva fatto per lei.

 

Partì per Bevelle il giorno dopo. Sulla nave c’erano soprattutto donne, pochi uomini. Alcuni bambini. Durante il viaggio ricevette tutte le indicazioni per la battaglia. Doveva recarsi nel naos di Bevelle e colpire là dove era il cuore dell’esercito. Sarebbe stata sola, gli altri, meno dotati, le avrebbero fatto da scudo. In nave le giunsero anche parecchie parole tristi: donne pregavano di poter tornare a casa, altre parlavano di   morte e dannazione altre piangevano inconsolabili i loro uomini periti in battaglia. La spedizione era assurda. La guerra era assurda. Stava viaggiando verso la morte, lo sapeva benissimo. Eppure, con un coraggio inaspettato, correva come un vecchio gabbiano verso una fine tragica ed inevitabile. Aveva raggiunto i suoi più grandi sogni: diventare famosa e guadagnare fama in tutta Zanarkand. Aveva conosciuto l’uomo della sua vita, anche se non aveva potuto godere a fondo i piaceri di quell’amore anzi, senza neppure una ragione, non era stata  capace di rivelare i suoi sentimenti. Sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Ora il suo triste destino sembrava segnato, era un destino di morte lo stesso che avrebbe infine subito anche  la sua città. Sentiva che il potere degli Eoni si diffondeva inarrestabile,  all’interno del suo corpo. Ogni volta che ne invocava i poteri si sentiva persa ed insignificante. Ricordò gli occhi ed il viso di Shuyin. Il cuore le si riempì di tristezza e le parole della sua canzone le risalivano tristemente alla mente ed in quel momento non potè fare a meno di piangere. E pianse come non le era ancora mai capitato di fare.

 

Sbarcarono a Bevelle e Lenne venne immediatamente condotta al palazzo principale. Ora capiva finalmente cosa era la guerra. Persone che si uccidevano a vicenda, senza guardarsi neppure in faccia per non correre il rischio di esitare nell’inferire il colpo mortale perché il nemico non avrebbe esitato spinto dal suo stesso istinto di  sopravvivenza. Sentiva l’odio dei soldati di Bevelle e percepiva i palazzi semi-distrutti o in fiamme. Il battaglione di Zanarkand non aveva lasciato indenne la città. Appena i soldati nemici si accorsero dell’arrivo degli Invocatori  aprirono il fuoco senza esitazione, mentre gli Invocatori chiamarono i loro guerrieri bestiali. Lenne riuscì ad infiltrarsi nel loro quartiere generale. Non erano presenti molte guardie. Più la ragazza si addentrava tra le vie della città, più sentiva la morte aleggiare  su di lei. Scendeva sempre più in profondità, fino a che non si fece quasi scoprire da due soldati. I due stavano in allerta, ma chiacchieravano fra loro:

« Quei bastardi di Zanarkand hanno inviato i loro Invocatori a contrastarci. Il ragazzo aveva ragione.»

Lenne, nascosta dietro una parete, ebbe un sussulto. L’altra guardia annuì:

« Chi, quel ragazzo di Zanarakand? Ah, si…lo avevano imprigionato con la speranza di rubargli qualche informazione, ma lui non faceva altro che parlare della sua amata, degli Invocatori e bla,bla,bla…»

Il primo rise:

« “Lasciatemi andare! L’ho fatto solo per salvare l’Invocatrice! Voi che fareste se fosse la vostra ragazza?!” blaterava cose simili, vero?»

« Già! Credo che volesse utilizzare Vegnagun per radere al suolo Bevelle e così impedire che gli Invocatori scendessero in campo. Che stupido…»

« Nessuno deve utilizzare Vegnagun. E’ difettoso. Non obbedisce agli ordini imposti. E’ solo un marchingegno inutile.»

Lenne portò la mano alla bocca. Quel ragazzo era Shuyin? Ad un tratto una luce rossa illuminò flebilmente e in modo innaturale il corridoio ed una voce atona esclamò all’altoparlante:

« Intruso nella sala di Vegnagun! Il giovanotto la vuole usare! Tutte le unità nel piano! Correre ai ripari!»

I due soldati corsero imprecando. Lenne balzò in piedi e si lanciò in un altro corridoio. “Shuyin…!” Lo doveva raggiungere prima delle guardie. Era vivo. E lei poteva salvarlo. Poi le balenarono nella testa le parole delle guardie “Perché gli Invocatori non entrassero in campo.”…Lui aveva fatto tutto solo per salvare lei…stava rischiando la vita solo per salvare la sua. Corse più veloce che poteva, con la massima velocità che il suo abito le permetteva. E poi finalmente raggiunse la sala di Vegnagun. Un’enorme automa sorgeva nel centro ed un ragazzo lo stava azionando sulla cima. Le guardie non erano ancora arrivate. Lenne poteva farcela. Sentì il rimbombare di una bomba in superficie. Gli occhi d’acciaio di Vegnagun si accesero. Lenne urlò:

« Shuyin!»

Il ragazzo che comandava l’automa si sporse dalla cabina di controllo e rimase impietrito. Lenne si parò a braccia spalancate davanti a lui:

« Non farlo, ti prego!»

« Lenne…»

Shuyin non riuscì a dire altro. Rimasero lì fermi. Shuyin si rese conto di cosa aveva fatto. Stava mettendo a repentaglio la sua vita, senza motivo, perché anche Lenne sarebbe morta con lui, nel caso avesse usato Vegangun. Lenne lo fissava sperando che la ascoltasse. Voleva tornare a casa con lui, per potergli dire quelle mille parole nascoste nel suo cuore ed incatenate dalla paura, ora scomparsa. Udì dei passi veloci in lontananza e le si gelò un’altra volta il sangue nelle vene. Si voltò veloce. Vide le guardie raggiungere la sala, correndo, impugnando le armi. Guardò Shuyin. Un’altra volta. Lui scese in fretta da Vegnagun e corse ad abbracciare Lenne. La strinse forte, come mai aveva fatto prima. Voleva comunicarle che l’amava, e che aveva fatto tutto solo per lei. Se la sua missione avesse avuto successo non sarebbe stato necessario ricorrere all’aiuto degli Invocatori e Lenne non avrebbe corso nessun rischio. Aveva sempre saputo che Lenne possedeva le non comuni qualità degli Invocatori.

 Voltò lo sguardo vero le guardie: i soldati si erano posizionati davanti a loro, i fucili puntati e la sicura levata. Shuyin li guardò con rabbiosa freddezza, dimostrando disprezzo e rabbia, per quello che Bevelle lo aveva portato a fare. Lo stava portando alla morte, facendo correre rischi letali anche colei che amava. Shuyin sentì di odiarli per la loro cieca insensibilità, per l’assurdità di quella guerra, per i motivi futili per cui uccidevano senza scrupoli.

Guardò Lenne. Lei era triste. Disperata, il viso malinconico e infelice. Stringeva forte Shuyin e anche lui le restituiva lo stesso sguardo. Lenne chiuse gli occhi. Non era riuscita a dirgli quello che avrebbe dovuto. Che lo amava, che gli voleva bene come non aveva voluto bene a nessun’altro…poi però aprì gli occhi e sorrise. Era felice. Per tutto quello che lui aveva fatto. Stava morendo per lei…e sentì gli spari, uno dopo l’altro. Le pallottole sfrecciarono nell’aria. Lenne rivide tutti gli attimi passati con Shuyin, tutte le volte che avevano riso, scherzato e si erano divertiti insieme. E poi sentì il colpo, secco come una frustata che la allontanò da Shuyin, che cadde inerte al suo fianco. Si guardarono per un ultimo incancellabile istante. Lui cercò di allungare la mano per prendere, per un ultima volta, quella di Lenne, ma la morte lo colse prima, il suo gesto rimase incompiuto come la sua speranza. Dagli occhi di Lenne scese una semplice lacrima e due sole parole, due sole di quelle mille che avrebbe voluto dirgli, forse le più importanti, scivolarono dalle sue labbra:

« Ti amo...»

Furono le sue ultime parole. E poi sentì la vita abbandonarla. Ora giacevano finalmente insieme e questa volta per sempre, anche se non per la vita. Si erano incamminati insieme verso l’Oltremondo, l’unico luogo dove avrebbero potuto, d’ora in poi,  dividere ogni loro momento, in eterno.

 

Bevelle sconfisse Zanarkand e poi apparve Sin, l’assoluto, il nemico imbattibile e crudele che con la sua potenza la rase al suolo. Ora di Zanarkand e dei suoi bei colori non restava che un ricordo. Il ricordo di un amore vissuto solo nelle menti dei suoi protagonisti ma perpetuatosi  in eterno nonostante le guerre e l’odio. Questa è la storia di mille parole non dette, di mille abbracci non vissuti, di mille sensazioni non colte, di mille baci desiderati e non dati. E della forza dell’amore, che sovrasta ogni sentimento e vola come se fosse sospeso su ali d’argento, come tenuto da un filo sottile reciso troppo in fretta. Quell’amore vive ancora oggi, ma è nascosto nel cuore di ognuno di noi.







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