S.o.a.P - HomePage
  S.o.a.P | Sezione Autori | Exit
Account: Login | Register 

L'alba puō aspettare ~ By crimsontriforce
Final Fantasy X - G - Generale - One-shot - Pubblicato: 31/12/11 - Aggiornato: 31/12/11
ID Fanfiction: 2239 - Commenti: 0
Commenta questa fanfiction   Aggiungi questa fanfiction ai preferiti   Aggiungi questo autore ai preferiti   Segnala eventuali irregolarità   Aumenta la grandezza del testo   Stampa questa fanfiction




Non potevo toppare proprio ♥questo♥ decennale, non so se mi spiego, dopo aver celebrato a dovere ICO e a Phoenix Wright che Ueda e Takumi li abbiano in gloria... anche se RL e Altri Svariati Fandom (...ehr ok, Ghost Trick) mi hanno sviata abbastanza a lungo da non permettermi di scriverla come avrei sempre voluto. Non escludo revisioni e nemmeno di aggiungere un'intera seconda parte di questa fic per come la immagino.
'nyways, è dal 2003 che dico “Ci saranno decine di fix-it più sensate del presunto canone, anche se non le ho mai cercate sono sicura che si possa fare”... per i dieci anni di FFX, mi sembrava carino provare a dire la mia.







L'alba può aspettare




“No”, disse Yuna. Strinse i pugni sul ponte dell'aeronave. Era circondata da metallo liscio e senza appigli, gelido nel cuore della notte come la voragine che gli Eoni avevano lasciato nella sua testa.
“No”, ripeté. Kimahri la sentì e accorse al suo fianco, ma Yuna sapeva puntare i pugni a terra e rialzarsi da sola. Si appoggiò però al guardiano nell'avvicinarsi a Rikku, tremante, a testa bassa, e unì le mani a coppa nel chiederle la trasmittente.
“Rotta sul Gagazet”, vi sussurrò.

Le immagini vorticavano dietro agli occhi chiusi di Yuna, incurante delle terre e delle nuvole che si susseguivano oltre le ampie vetrate della cabina di pilotaggio. Memorie recenti e lontane trovavano una collocazione: rivedeva i lunghi silenzi, le bugie mal nascoste, ordinava le tracce sussurrate di fronte ai suoi occhi, intuiva il senso di una città troppo viva nel loro mondo immobile. Tutto si ricomponeva in un'unica pista.

“In vetta”, ordinò. “Là... dove tutto sta svanendo”, disse vedendo una colonna di luci fatue disperdersi in cielo. “Sta svanendo. Non è svanito.”

Avvolta in una coperta verde, che il vento rialzava alle sue spalle come il mantello dei primi evocatori di secoli andati, l'ultima Alta Evocatrice si avvicinò al muro di Fedi che coronava la montagna sacra. I mandala che ricordava si spegnevano uno dopo l'altro nel grigio della pietra, mentre delle statue vibranti del sogno non rimanevano che freddi ritratti di morti sottratti senza grazia allo scorrere del tempo.
Durante il pellegrinaggio, aveva creduto che quella cicatrice impossibile nell'ordine del mondo potesse essere stata l'origine di Sin: in quella notte di miracoli aveva intuito un'altra possibile verità.
Appoggiò le mani aperte sull'ultimo, precario angolo di colore.

“Rinnovo il patto.” La sua voce risuonò chiara sulla vetta, riflessa dalla parete di roccia.
“Ci avete promesso il risveglio”, rispose nei suoi sogni una voce dimessa, un vicolo dimenticato, il gracchiare di circuiti erosi nel buio di una città morta.
“Sin è caduto e Spira è libera.” Yuna rifletté sulle parole seguenti, incerta su come proseguire ma spinta dalla morsa feroce allo stomaco che le diceva di essere arrivata troppo tardi, che ogni momento potesse essere l'ultimo e sfuggire sotto le sue mani infreddolite. “Le stelle si spengono”, disse nella lingua dei simboli con cui era stata abituata a richiedere i servizi degli Eoni. “Chiedo che l'ultima brilli ancora, per il lampo di una vita mortale. Non oltre.”
“Giungi tardi, bambina, e parli a un'eco. Zanarkand è tornata un ricordo. Sfuma nei cieli di Spira, oltre il bianco Nord.”
“Un'eco... non del tutto spenta. Non m'importa della città, terremo accese le nostre lanterne. Cercheremo le nostre albe e i nostri tramonti. Chiedo troppo? Tenere stretto un sogno per la durata di una vita?”
“Hai spezzato tu stessa il sogno eterno. Sai quanto chiedi.” E sai che è molto, ma non troppo, le parve di sentire tramite il legame, con l'affetto logoro di chi sapeva di essere in debito, ma faticava a rimettersi alle logiche dei mortali quando il proprio riposo era così vicino. Ne fu lieta: non voleva imporsi quando si sentiva nel giusto, ma erano tutti stanchi, lei non meno dei sogni della vetta. Sentì mille anni di storia in bilico su quella parete come una slavina sul punto di distaccarsi. Scosse la testa e non si lasciò andare.
“Ricordi il figlio di Jecht, che illuminò Zanarkand con la sua luce?”
“Non ne hai la forza, giovane figlia di Spira. Veglia, e lasciaci riposare.”
“Sono un'evocatrice. Ricordi Tidus?”
“Sì.”
“Rinnovo il patto.”











Commenta questa fanfiction   Aggiungi questa fanfiction ai preferiti   Aggiungi questo autore ai preferiti   Segnala eventuali irregolarità   Aumenta la grandezza del testo   Stampa questa fanfiction
 

 
S.o.a.P vive dal 6 Settembre 2004. Layout e codice creati dalla sottoscritta. DISCLAIMER: il tenutario del sito non ha alcuna responsabilitā nč č perseguibile per i contenuti pubblicati dagl utenti nei loro scritti e nei commenti. Per l'utilizzo, anche parziale, dei racconti pubblicati su questo sito, č necessario chiedere il consenso degli autori. Il sito non č a scopo di lucro, e tutte le storie ed i personaggi presenti nelle fanfictions sono utilizzati nel rispetto dei rispettivi proprietari e copyrights.