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Il bozzolo del dubbio ~ By crimsontriforce
Final Fantasy XIII - G - Malinconico - One-shot - COMPLETA - Pubblicato: 3/7/11 - Aggiornato: 3/7/11
ID Fanfiction: 2225 - Commenti: 0
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"Il primo a saperlo" @ magic_reservoir. E il mio headcanon in materia di Ragnarok re: ending re: ci hanno pensato solo negli ultimi 20 secondi utili?






Il bozzolo del dubbio



“Stavi sognando”, le aveva detto Fang quella mattina.
“Un sogno strano”, aveva risposto, beandosi di poter tornare ad avere per sé il suo sguardo carico d'affetto. Aveva preso fiato per continuare, ma all'ultimo l'aveva mascherato come un respiro profondo che tornasse ad assaporare l'aria di casa ed era rimasta a fissare la compagna dal basso in alto, con un sorriso piccolo piccolo incollato in faccia.
Avrebbe voluto parlare a Fang del suo sogno e di tutti i pensieri che l'avevano originato, da quando la complessità incredibile di Cocoon, delle sue genti, dei suoi dominatori era tornata a sembrare una pallina in cielo. Non poteva più essere lo stesso nido di vipere che vedeva da Oerba prima del marchio, ma era tornata in prospettiva, un punto rispetto alla maestosità di Gran Pulse. Ne avrebbe voluto parlare con Fang – non avrebbe chiesto di meglio che sedere schiena a schiena sul prato, reclinare la testa fino a farsi pizzicare il naso dai suoi ciuffi ribelli, sbuffarli via e restare ore in silenzio prima di dire: “Nel sogno, tutto quello che serviva era alzare le braccia...”
Fra lei e quelle ore di silenzio benedetto, purtroppo, stava un muro di angoscia che non sapeva da dove iniziare a smantellare. Bugia: il primo mattone da levare era vistoso, enorme e si chiamava “Scusa, sono una bugiarda”, ma Vanille faceva finta di non guardare da quella parte e si diceva di vedere solo un muro compatto senza inizio né fine.

Si sedette a gambe incrociate a osservare il loro piccolo accampamento approntato per la notte. Sei brande, non due: non erano più sole, il che voleva dire un monte di cose che avrebbe richiesto un gran gesticolare se se lo fosse figurato ad alta voce, ma fra quelle le più importanti, al momento, erano che: primo, gli occhi (“gli” occhi, ma anche quelli degli altri quattro) non erano sempre tutti puntati su di lei e poteva nascondere meglio quello che la turbava; secondo, poteva eventualmente parlarne con qualcun altro, con enfasi su “eventualmente”; secondo espanso, poteva rimpallare mezze bugie a un sacco di gente così che la loro somma continuasse ad avere senso solo per lei.
Si attorcigliò un codino, pensierosa. Anche limitandosi a mezze verità...
Lightning vegliava sul gruppo, inquieta e mobile come un predatore confuso da una selva di odori sconosciuti. Vanille mimò un saluto militare nella sua direzione mentre le dava le spalle, facendo scattare nuovamente le braccia lungo i fianchi non appena la vedetta si voltò, ma non trattenne un risolino: era tagliata per Gran Pulse, la sergente Farron, anche se non riusciva ancora a vederlo. Ma con quel suo vizio di prendere tutto così dannatamente sul serio si rischiava che stesse a sentire anche la sua stupidaggine, o la mezza verità di stupidaggine che era disposta a confidarle, e quello era un rischio che Vanille proprio non poteva prendersi. Che qualcuno decidesse per caso di darle retta e si scoprisse poi che aveva torto era un pensiero insopportabile – meglio tenersi le stupidaggini strette al cuore, si disse giocherellano con il filo di perline che le pendeva sul petto. Meglio tenersi tutto dentro, ma le sembrava di aver finito lo spazio di 'dentro' in cui tenere le cose importanti già in Cocoon, che per sua natura invitava ad avvolgersi sulle sue posizioni. Su Pulse, le parole dovevano venire urlate col vento.

Si alzò e si diresse decisa verso Sazh, che sedeva su una roccia piatta e guardava fisso in terra, perso nei suoi pensieri. Pensieri gentili, immaginò Vanille, e tristi. Per colpa sua. Si avvicinò a passi leggeri, senza disturbarlo.
“Kweh!”, starnazzò alle sue spalle quando fu a un braccio di distanza, facendolo scattare in piedi.

Sazh si chinò con l'indice puntato per farle una predica sul rispetto e il riposo altrui, ma Vanille non sentì storie: “Non cercavo te”, disse sostenuta mentre il pulcino di chocobo spuntava fra i ricci neri e le volava in mano. Annuì con fare grave, esagerando quella che le sembrava essere un'espressione da donna di gran classe.
“E ora scusaci, dobbiamo proprio parlare in privato. Questioni da chiocce.”

Mentre si allontanava, avvolta dai voletti del chocobo festante, notò che Sazh si era voltato ma continuava a osservarla con la coda dell'occhio, nascondendo il suo interesse dietro al volume dei capelli. La curva accennata del sopracciglio puntava in giù.
“Se il tuo papà fosse finito davvero all'inferno, sta' certo che saprebbe inventarsi come uscirne”, sospirò rivolta al suo accompagnatore. Rivolse a Sazh un saluto entusiasta con la mano, sottolineato da un saltello e da un sorriso smagliante – si allontanò di gran lena, ma l'avrebbe abbracciato. Aveva capito, certo che aveva capito che qualcosa la rodeva dentro. Si era avvicinata troppo e si era lasciata leggere e lui aveva bisogno di fare il papà di qualcuno, ma lei non ne aveva il diritto. Non era giusto.
Lui ricambiò sventagliando le dita e le voltò le spalle.
“Ricordami di abbracciarlo per davvero, un giorno.”

Vanille giaceva sull'erba, distesa sotto il primo buio della sera. In cielo poteva ancora vedere i colori del suo sogno, mentre l'aria rigida di Pulse le carezzava la pelle nuda.
“Promettimi di non dirlo a nessuno...”
Alzò un braccio a una spanna da terra, invitando il pulcino a salire sul palmo aperto, e rotolò sulla schiena alzandolo fino a sovrapporlo alla sagoma di Cocoon che dominava il cielo.
“Ogni tanto mi chiedo, come ci si sente a uscire dall'uovo?”
Sollevò l'altro braccio, ricoprendo Cocoon con la mano incurvata.
“Ho fatto un sogno strano... nel sogno, tutto quello che serviva era alzare le braccia. E sorreggere tutte quelle persone da quaggiù, ed erano leggere, e le nostre mani erano ricoperte di squame, ma sapevano essere gentili...”
Il chocobo era sceso a beccarle la guancia, cercando di fermare le lacrime. Vanille rise per il solletico.
“Perché le cose che sembrano semplici finiscono sempre per così complicate?”







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