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Sotto, la sabbia scorre ~ By crimsontriforce
Final Fantasy XII - G - Generale + Malinconico - One-shot - COMPLETA - Pubblicato: 23/6/11 - Aggiornato: 23/6/11
ID Fanfiction: 2223 - Commenti: 0
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“Ashe, Basch, Vossler, questa terra è una terra straniera” by Juuhachi Go ma dai ma tu guarda ma chi l'avrebbe mai detto) @ Notte Bianca 3, maridichallenge :)






Sotto, la sabbia scorre



Ashe si appoggiò al parapetto arrugginito dell'oleodotto, sfregando le mani callose sul ferro scaldato dal sole. L'Ogir-Yensa era uno snodarsi di cerchi, linee e scale che tagliava il grande mare di sabbia come una pennellata rossa a indicare la strada per Raithwall e la principessa si sentiva spinta dal sentiero; non altrettanto la sua scorta, radunata sotto uno spicchio d'ombra ad armare balestre e ribattere chiodi. Uno sguardo accigliato non velocizzò il processo. La principessa tamburellò per stizza. A un tocco delle protezioni che adornavano il dorso dei suoi guanti, il tubo metallico del corrimano rimbombò da una torre all'altra.
“Mia signora. Siamo in terra straniera.”
Vossler si affrettò al suo fianco, ma Ashe si alzò in piedi arrestandolo sui suoi passi. Come se non lo sapesse: ferro rozarriano infiltrato in territorio Urutan-Yensa. Come se qualunque suolo in Ivalice non fosse terra straniera, per Ashelia B'nargin Dalmasca: come se non lo fossero i giardini di Bhujerba sordi ai lamenti, come se non lo fosse Dalmasca stremata alle sue spalle. Della patria le restavano due cavalieri e, volente o nolente, tutto il terreno saldo su cui poteva essere certa di appoggiare i piedi andava dall'uno all'altro.

“Siamo pronti a proseguire”, annunciò Basch chinando il capo.
Lo lasciò passare avanti con un cenno. Aveva dovuto accettare che il capitano la difendesse: la sua spada gli aveva dato fiducia già sulla Leviathan, quando aveva aperto la guardia per un affondo nella certezza istintiva che un'altra lama avrebbe protetto il suo fianco. Era capitato in seguito che levasse non armi ma parole in sua difesa, semplici, ma rispettose.
Restava pur sempre il primo bersaglio dell'elenco di maledizioni con cui Ashe si accompagnava ogni mattina.
Era un buon protettore e un penitente esperto. Che camminasse ancora a lungo in quella duplice via.

Vossler le guardava le spalle. Il suo guardiano era tirato e stanco e Ashe faticava a leggere nelle sue espressioni la complicità che Amelia era stata abituata a esigere. Taceva e la trattava come una bambola di ceramica da quando aveva raggiunto il gruppo, certo pronto a impedire che un predone del deserto – o un pirata dell'aria – le torcesse un capello. Seppur nobile e dovuto da parte sua, quel silenzio le pesava. Ashe non intendeva considerarsi un pupazzo.

Dall'avanguardia, Fran diede il segnale.
Avanzarono in terre straniere.










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