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Inganno ~ By eos77
Final Fantasy VII - PG-13 - Introspettivo + Serio - One-shot - Pubblicato: 2/11/10 - Aggiornato: 2/11/10
ID Fanfiction: 2200 - Commenti: 3
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Cammino sotto la pioggia, svelto ma non corro. Non ho fretta, dietro di me i passi pesanti di Rude risuonano cupi, nella strada silenziosa di Midgar. La pioggia cade forte, mi fermo, cerco riparo sotto il tetto spiovente di un palazzo, e mi accendo una sigaretta. Sorrido a Rude che mi si ferma accanto.

 

 

 

Si sentono ancora i passi assordanti e le grida dei soldier che ci hanno preceduti lungo la strada, agitati rumorosi, non come noi, noi non siamo agitati, noi siamo calmi, silenziosi, noi non abbiamo mai fretta. Guardo Rude al mio fianco, gli faccio un segno verso l’ambulante nel suo furgoncino- ristorante. E' un vecchio, Rude risponde al cenno e ci avviciniamo, lenti silenziosi, e calmi.

 Il vecchio si accorge di noi quando ormai siamo sotto la tenda attaccata al furgone, che fa da riparo ai clienti, e ci mettiamo di fronte a lui. Ci guarda incuriosito, non parla sposta lo sguardo da me a Rude si blocca, ha paura. Rude fa sempre quest’effetto agli ingenui, allora io sorrido e parlo, sono sempre io a parlare.

Semplicemente attacco bottone, sposto l’attenzione dalle giacche blu ai miei capelli rossi arruffandoli, sorrido, parlo di tutto sono un chiacchierone, al vecchio sembro spontaneo aperto, io faccio in modo che sia così.

 Rude lo intimorisce sempre, ma io catturo la sua attenzione, faccio cadere apposta la sigaretta dalle labbra, poi fingendo imbarazzo, cerco di non farla cadere a terra, l’ambulante sorride alla mia faccia dispiaciuta, ed ecco le giacche blu sono sparite dai suoi occhi, persino la presenza di Rude non lo preoccupa più, l’ho detto era un ingenuo, mi guarda negli occhi gli piace quello che vede. Comincio a fare domande, non domande specifiche ma casuali, quelle mirate verranno dopo, il vecchio risponde a suo agio .“Il lavoro è duro?”. E poi, “Da quanto tempo?” E così via. Lui risponde con un “si ragazzo all’inizio di ogni frase” ormai è fatta ha inghiottito l’amo. Mi guarda già con occhi da “innamorato”, che ingenuo!

 

 

 

 “Ragazzo".

Sì è così che cominciano sempre le frasi rivolte a me. Così le donne che incontro per la strada o al bar, “Ragazzo”.

 Ripetono mentre si mettono in mostra e mi accompagnano a casa ubriaco, senza sapere che a me importa di più riuscire a raggiungere sano e salvo il letto che vederle nude o sorridenti, e dopo che le uso, le umilio e le metto all’uscio, continuano a chiami così.

 “S’innamorano”.

 

 

 “Ragazzo”.

Ripete il barista con una risata chioccia e paterna di un padre innamorato, ogni volta che crollo sul suo bancone ubriaco e sfinito credendomi innocuo solo perché mi riduco così ogni sera.

 

 

 

E ancora.

 “Ragazzo”.

 Mi aveva chiamato per la prima volta Tseng dopo il mio reclutamento nei Turks, guardando la mia faccia pulita e allegra dagli occhi vivaci e il sorriso furbo. Mentre mi metteva in mano una pistola e mi diceva di seguirlo per una missione. Quando tornammo, i miei abiti erano pregni di sangue, Tseng mi guardò di nuovo in viso, rivide la stessa faccia pulita gli stessi occhi vivaci, e lo stesso sorriso furbo, ma non mi chiamò mai più ragazzo,capì molto di me quel giorno. Si era innamorato?

 

 

 

 “Ragazzo”.

 Lo sono anche per Rude, anche se non mi ha mai chiamato così, ma so di esserlo per lui.

 Perché pensare che io sia solo un “ragazzo”,giustifica ogni mio comportamento ai suoi occhi.

 Perché altrimenti gli sarebbe difficile accettare di stare al mio fianco, capire che non sono simpatico ma faccio finta di esserlo. Che non sono un imbranato, e non ho bisogno di aiuto, che non sono gentile, che non rimpiango. Capire che quando sparo in testa a qualcuno non provo niente e che quando lancio una bomba, penso solo al bel colore che fa mentre incenerisce tutto, perché anche lui è innamorato del “ragazzo” che sono.

 

 

 

Per una sola persona non sono mai stato un, "ragazzo".

Lui mi lesse subito in faccia quello che ero la prima volta che mi vide.

 A Rufus Shinra bastò uno sguardo. Quando prese il potere lasciatogli dal padre, era vestito di bianco aveva i capelli biondi sembrava un angelo, bello e giovane. Ma bastava guardarlo  negli occhi per capire che non lo era. Di sicuro nessuno l’aveva mai chiamato ragazzo, no lui incuteva troppa paura, mi parlò guardandomi fisso, dritto negli occhi.

“Il settore 7 sei stato tu?si? Bene, andremo molto d’accordo noi, Reno”.

Riuscì a farmi rabbrividire, ma l’avrei sempre seguito.

 Ed ero sicuro, che fosse "innamorato".

La gente è terrorizzata da Rufus lui incute paura, mentre rispetta e ubbidisce Tseng perché anche lui in fondo incute paura, mentre di me "s’innamorano" e non provano paura.

 Che stupidi, non capiscono che noi tre siamo uguali, siamo pervasi dallo stesso potere, anzi non capiscono che è proprio da me che devono guardarsi, da un “ragazzo” innocuo dalla faccia pulita. Perché sono io ad eseguire gli ordini di entrambi.  

 

 

 

Il vecchio ambulante aveva detto tutto ormai, forse anche di più. Sapeva molto, sapeva troppo. Mi alzai guardai Rude infilarsi una mano sotto la giacca gli feci segno di no con la testa. Infilai io la mano sotto la mia giacca, ed estrassi la mia pistola.

Il vecchio non capiva rimase con la bocca aperta mi guardava.

“Cosa c’è ragazzo!”

 Mirai alla fronte e feci centro, l’uomo si accasciò al suolo.

 Sì anche le mie vittime innamorate mi chiamano sempre “ragazzo” prima di morire.                  







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