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Golconda ~ By Mankind17_13
Final Fantasy VII - G - Azione/Avventura + Umoristico - Pubblicato: 30/6/10 - Aggiornato: 21/8/10
ID Fanfiction: 2179 - Commenti: 10
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Una grotta buia o un magnifico castello. Un gorgo buio o l’ essenza della totalità. Variabile.

I tre uomini erano seduti sui loro tre troni all’ interno di questa zona così relativa.

Erano identici, congelati nella stessa posizione. Tre riproduzioni granitiche raffiguranti dei gentiluomini in completo e bombetta, con le gambe accavallate ed il mento poggiato sulle nocche.

Vi era però un particolare che rendeva quelle figure alquanto inquietanti: non avevano un viso.

Come un sol uomo, i tre si alzarono in piedi, puntando un indice verso un punto imprecisato di fronte a loro. L’ oscurità o il tutto, a preferenza, iniziò un moto vorticoso.

 

''Il potere di creare” disse il primo.

 

“Il potere di cambiare” disse il secondo.

 

“Il potere di distruggere” disse il terzo.

 

Lasciate cadere le braccia, all’ unisono si sostennero su tre ombrelli, ognuno abbinato all’ abito del proprietario, contemplando con le loro facce vuote ciò che si trovava dinanzi a loro.

Il nulla... o il tutto.

La loro esistenza era permeata dal relativo. Lo stesso universo non li aveva riconosciuti come appartenenti al suo disegno, i tre uomini non avevano un destino, una determinazione. Erano dei reietti.

Serviva loro uno strumento, per iniziare l’ opera senza destare allarme. Non potevano permettersi di allertare la forza della terra, il Lifestream.

Nonostante il loro potere, erano pur sempre cellule tumorali nel corpo universale. Dovevano essere cauti.

Nel relativo si avvertì una vibrazione, un segnale.

 

“Compagni, ho trovato” affermò improvvisamente il primo, vestito di bianco, Create.

 

“Sei sicuro? Ti ricordo che ci serve un elemento veramente potente per svolgere il compito. Noi non possiamo muoverci purtroppo, la nostra esistenza –se così si può chiamare- è tale che desterebbe subito i meccanismi difensivi del pianeta” disse il secondo, vestito di grigio, Change.

 

“Vincent Valentine? Non è forse...” fece il terzo, vestito di nero, Destroy.

 

“Sì, compagno, proprio come stavo dicendo. Colui in cui risiede la protomateria, il contenitore di Chaos”, rispose impassibile Create.

 

“Chaos, l’ araldo! Si, lui potrebbe essere in grado di attivare il meccanismo” urlò eccitato Destroy.

 

“Piano con l’ entusiasmo compagno, dobbiamo ancora assoldare il nostro killer” ribatté pacato Create.

 

“Appunto, che metodologia utilizzeremo?” disse seccato Change.

 

Se avessero avuto un volto, i tre avrebbero sorriso.

 

“La più divertente” si limitarono a dire sogghignando.

 

Si sentì un ticchettio, poi una strana musichetta molto simile a quella di un carillon. I tre individui estrassero contemporaneamente tre orologi da taschino, rimirando assorti i quadranti come se vi fossero impresse importanti informazioni. Scrocchiati in sincronia i colli, Create, con uno schiocco di dita, fece comparire degli strumenti musicali.

 

“Ok, compagni, ora un po’ di Rock n Roll!” disse Destroy.

 

La fine del mondo era ormai prossima.

Nello stesso lasso di tempo, Vincent Valentine si stava godendo il suo benedetto caffè nero delle 7.30 (ora del mondo reale) al 7th Heaven. La notte prima aveva dato fondo alla sua esperienza di pistolero per acciuffare una banda di trafficanti di materia, pesci piccoli rispetto alla Deepground, ma comunque fonte di guadagno. Ad aiutarlo vi era l’ onnipresente Yuffie, voluta da Vincent in mancanza di un cane da Materia, tipologia che il pistolero avrebbe proposto prima o poi, così da liberarsi della logorroica ninja il tempo sufficiente a sopravvivere senza ingurgitare pinte di caffè. Era fin troppo chiaro che il 70% della sua apparenza tenebrosa era dovuto alla mancanza di sonno.

Da quando Yuffie aveva deciso di insediarsi in casa sua per motivi che lui stava ancora cercando di comprendere, Vincent non aveva più avuto un attimo di relax, ma, anzi, stava ricevendo dall’ esterno fin troppi imput appartenenti alla tipologia: “prendi la pistola e crivellala, poi fallo sembrare un incidente”.

Dal canto suo, Yuffie non faceva altro che andare dietro al tipo interessante con il mantello rosso: evidentemente non aveva recepito nella sua testolina la nozione di quanto fosse pericoloso disturbare un uomo assonnato.

Quella mattina, durante il rituale del caffè, Vincent avrebbe volentieri sparato a qualunque essere vivente gli avesse rivolto la parola. Il difetto più grande di una ninja linguacciuta è quello di possedere abbastanza resistenza per parlare durante il sonno, fatto che lo aveva spinto a togliere i proiettili dalla Cerberus per non cedere a malsane tentazioni.

Emesso un sospiro, Vincent affondò la testa nelle braccia, cercando di convincersi che era perfettamente riposato e che non avrebbe sentito nessuna ragazzina isterica urlare come una bomba sonica per le successive ventiquattro ore. Vana speranza.

Proprio in quel momento infatti, una voce squillante e vivace irruppe nel bar, portando Vincent ad emettere una piccola considerazione riguardo alle prese d’ aria aggiuntive nei corpi umani ed alla più dolorosa metodologia per apportarle. Come se non bastasse, la tremenda ragazzina salutò il mezzo cadavere con una pacca sulla spalla, facendolo sussultare.

 

“Buongiorno Vinnie” esclamò Yuffie, perfettamente in forma.

 

“...' orno..” biascicò Vincent, ormai sul punto di prendere a testate il bancone per svenire e così dormire un poco.

 

Il dialogo fra i due non era mai stato dei più vari. Di certo non si poteva negare la costanza della ninja, la quale aveva cercato insistentemente di inserirsi in un dialogo con cui avvicinarsi a Vincent, continuando ad ignorare l’ argomento su cui lui avrebbe scritto volentieri un trattato dal titolo: 'Il silenzio ed i suoi effetti terapeutici”.

Consumato il quinto caffè nel giro di dieci minuti, Vincent si alzò barcollando dal bancone, sotto lo sguardo preoccupato di Tifa e quello freddo ed apparentemente indifferente di Cloud. Lasciati distrattamente i soldi, decise di tornare a casa, erigere una barriera magica e ronfare per due o tre ore. Il sonno ormai era diventato la sua raison d' etre.

Giunto a stento all’ uscio di casa sua, faticò a percepire le strane presenze all’ interno dell’abitazione.

Nella stanza adibita a salotto, i tre figuri si stavano dilettando nella degustazione di Tè pregiati, mugolando ogni tanto per manifestare la loro soddisfazione.

Quando Vincent vide tre tizi senza volto in completo e bombetta degustare del tè nel suo salotto, per prima cosa uscì dalla stanza, contò fino a tre per poi prendere un profondo respiro.

Rientrato, faticò ancora a credere ai propri occhi, rimanendo per un minuto buono a boccheggiare come un pesce fuor d’ acqua nel tentativo di articolare almeno tre parole di fila. Ci riuscì.

 

“Ma che cazzo..”

 

I tre uomini si voltarono verso il padrone di casa, fingendo sorpresa.

 

“”Mr. Valentine” iniziò Change “è un vero piacere conoscerla. Le faremo un’ offerta che non potrà rifiutare”

 

“Citazione alquanto abusata e, mi creda, viene bene solo con la giusta espressività del viso. Ops...” disse sarcastico Vincent.

 

La fine del mondo era decisamente vicina.

 

***

Grazie ad Alister per il betaggio.

 

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