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Noi siamo i Turks ~ By Shadow
Final Fantasy VII - R - Mistero + Thriller - COMPLETA - Pubblicato: 26/6/08 - Aggiornato: 21/7/08
ID Fanfiction: 1913 - Commenti: 13
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Questa è la volta buona che finisco in manicomio, perché questa fanfiction è ispirata a quello che si potrebbe definire più un incubo che un sogno. Quando mi sono svegliato ero furente, perché anche se ciò che ho visto non era successo davanti a me era una cosa che sarebbe potuta accadere, ma poi ho pensato ad una possibile rivincita, che ora stà per attuarsi, ed ho deciso di adattarla all'ambito di FFVII, che mi pareva l'ideale per questa storia. Vi prego, non denunciatemi per attentato alla sanità mentale!

 

  I) Veronica Principessa d'Arabia

 

"Uffa, perché dobbiamo avere noi questo incarico? Possibile che non ci siano altre cose da farci fare?"

 

"No."

 

"Non me la conti giusta Vincent, sono sicuro che c'era qualcosa di più interessante da fare."

 

"Senti ragazzino, questi sono gli ordini e quindi è su questo che dobbiamo lavorare. Ricorda che i Turks devono essere i primi a rispettare le regole, quindi dobbiamo portare a termine questo incarico. Dovresti essere contento, è un incarico importante e tu hai sempre voluto fare qualcosa che potesse mettere in luce quello che sai fare."

 

"Uff, va bene che proteggere il Direttore Generale della ShinRa, nonché nostro finanziatore, è un incarico di prestigio, ma non credo che in questo contesto possiamo fare qualcosa degno di nota."

 

"Non è colpa mia se è in ospedale dopo essere rimasto miracolosamente vivo dopo uno scontro a fuoco dove la sua scorta è stata decimata. Il signor Rufus è una persona influente in economia e politica, è ovvio che qualcuno tenti di sbarazzarsene per avere i favori dei rivali, soprattutto ora che è inerme."

 

"Ci credo, è quasi in coma... ma secondo te chi mai potrà anche solo pensare di poterlo uccidere ora che è protetto da tutte le sue guardie del corpo e da due Turks? Solo un idiota potrebbe provarci!"

 

"Per questo ci sei anche tu, fai o no parte della categoria?"

 

"Tutti dicono che sono folle, non idiota."

 

"Non c'è molta differenza per me. Ora smettila di lamentarti che siamo quasi arrivati."

 

Giuseppe abbassò il finestrino della macchina e mise fuori il braccio, iniziando quella che sembrava essere una gara a braccio di ferro contro il vento che non voleva né vincere né perdere, mentre Vincent continuava la sua corsa verso l'ospedale cittadino di Edge.

 

A nessuno sarebbe mai saltato in mente che quella strana accoppiata, più simile a padre e figlio che due colleghi, fossero Turks, l'Elite mondiale delle forze dell'ordine.

 

L'unica cosa che li rendeva tali era la divisa con lo stemma, altrimenti sarebbero sembrati due tizi qualunque, anche se, a dire il vero, il mantello rosso di Vincent ed il giubbotto di pelle di Giuseppe non lasciavano vedere un granché della divisa.

 

Forse era questa la particolarità dei Turks: all'apparenza sembrano persone qualsiasi, ma la loro vera natura è nascosta bene, pronta a rivelarsi in qualsiasi momento.

 

In effetti pareva illogico che il collega di Vincent fosse uno dei Turks, non aveva nemmeno vent'anni!

 

Intanto lo era, e quella era la sua prima, vera missione.

 

Fino a quel momento era stato semplicemente addestrato da Vincent, uno dei Turks più autorevoli dell'organizzazione, ed aveva partecipato solo a missioni preparatorie.

 

Ora finalmente aveva la possibilità di compiere una vera missione, ma la cosa non lo entusiasmava.

 

Proteggere una persona che era già fin troppo al sicuro gli sembrava inutile, ma doveva farlo, se non altro per professionalità.

 

Arrivati all'ospedale scesero dal mezzo e si avviarono all'entrata, dove una donna che aveva una certa eleganza pure nell'indossare il camice da lavoro li stava aspettando.

 

"Alla buonora, ma quanto vi ci vuole per arrivare dalla centrale?"

 

"Scusa cara, ma questo ragazzino si è messo a fare storie col capo, per questo ci abbiamo messo tanto."

 

"Giuseppe, possibile che non cambi mai?"

 

"Che ci posso fare se questa missione mi pare una perdita di tempo?"

 

"Lasciamo perdere. Lucrezia, dove si trova Rufus?"

 

"Ultimo piano, corridoio di sinistra. Venite, vi faccio strada."

 

I Turks iniziarono a salire le scale, accompagnati dalla dottoressa, nonché moglie di Vincent.

 

"Com'è la situazione?"

 

"Pare stia bene ora, anche se se l'è vista brutta. Tra una settimana sarà di nuovo in grado di tornare a casa."

 

"Contento di questa notizia?"

 

"Più o meno. Dopo questa settimana allora inizieremo a fare le cose sul serio?"

 

"Anche questa è una cosa seria, ma a quanto pare non riesci a recepirlo. Hai notato qualcosa di strano?"

 

"Per fortuna no, anche se vorrei che non succedesse niente. Non mi preoccupa tanto che possano attentare al signor ShinRa, quella è una cosa normale per quelli come lui, il fatto è che è ricoverato vicino al mio reparto..."

 

"A proposito, di che ti occupi? Vincent non me lo voluto dire."

 

"Pediatria. Il reparto vicino a quello dove si trova il Direttore Generale è pieno di bambini, per questo ho paura che potrebbe succedere qualcosa..."

 

"... Direi che ora ho un buon motivo per impegnarmi in questa missione,"

 

"Davvero? E quale?"

 

"Sinceramente preferirei occuparmi della salvaguardia dei pargoli. Non so, il loro essere così spensierati mi fa sentire bene solo a guardarli. E poi la loro spontaneità è qualcosa di unico."

 

"Secondo me è perché hai ancora una mentalità da bambino e vuoi entrare in concorrenza con i tuoi simili."

 

"Ma voi due non la finite mai di stuzzicarvi? Smettetela ora, siamo arrivati."

 

I due entrarono nel reparto, mentre Lucrezia tornò al proprio lavoro. Una volta trovata la camera videro il signor ShinRa sul letto, ma non moribondo come si sarebbero aspettati, anzi, sembrava annoiato, e probabilmente era per spezzare la noia che aveva con se un portatile, dal quale in quel momento era più che preso.

 

"Ok ragazzino, ho una cosa da farti fare."

 

"Che sarebbe?"

 

"Vatti a fare un giro."

"CHEE? Ma non ci penso proprio! Visto che questa missione è stata affidata anche a me intendo parteciparci!"

 

"Non ci siamo capiti. Voglio che perlustri tutto l'ospedale ed appena vedi qualcosa di sospetto comunicamelo con l'auricolare. Ti conosco, non saresti capace di rimanere fermo senza far niente per ore."

 

"L'ho fatto un sacco di volte..."

 

"No, tu hai semplicemente portato il corpo dove chiedevano dovesse stare, per il resto viaggiavi! Se non ti muovi col corpo lo fai con la fantasia, ormai ho capito come sei fatto. E poi devi anche chiudere la macchina, che l'abbiamo lasciata aperta."

 

"Non puoi farlo tu?"

 

"Ricorda, chi è che comanda?"

"Il Sempai, lo so, ma qualche volta non potrebbe comandare il Ko..."

 

"Giuseppe!"

 

"Ho capito, va bene. Dammi le chiavi e vado."

 

"Vedi di non mettere in moto la macchina, sei ancora troppo pericoloso al volante."

 

"Ma per chi mi hai preso, per un assassino?"

 

Vincent entrò nella stanza di quello che doveva essere un moribondo, e lo stesso moribondo lo salutò con grande energia.

 

Dopotutto Vincent e Rufus si conoscevano fin da quando erano bambini, e fu proprio il padre di Rufus a creare i Turks e la ShinRa inc.

 

Giuseppe scese le scale ridacchiando. In fondo era per quello che gli piaceva stare con Vincent.

 

Era un uomo freddo ed autoritario, mentre lui era il solito ragazzino troppo cresciuto, ed i loro caratteri finivano col cozzare l'uno con l'altro.

 

Sembravano una di quelle coppie di amici/congiunti/colleghi che si trovano nei cartoni animati.

 

In effetti non gli sarebbe sembrato strano se in realtà quello fosse stato un Anime...

 

Scese con calma le scale e si avvicinò alla vettura parcheggiata. Come al solito Vincent aveva parcheggiato in fretta, prendendo così due posti auto. Il Turk stava per accendere la macchina, ma si ricordò subito quello che il suo Sempai gli aveva detto, perciò decise di spostare la macchina a mano. Le macchine dei Turks avevano il motore truccato per eventuali inseguimenti o fughe, e Vincent conosceva fin troppo bene il rumore del motore della sua vettura. Non erano poche le volte in cui Giuseppe aveva preso la macchina per fare un test sulla pista d'addestramento e Vincent lo aveva beccato.

 

Dopo aver messo a posto la macchina rientrò, ma si ricordò che non l'aveva chiusa, perciò tornò indietro a fare quello che doveva fare.

 

Una volta entrato di nuovo nel complesso ospedaliero incrociò un'infermiera che stava portando quattro casse di bottiglie d'acqua con non poca difficoltà. Infatti era un po' bassina e poteva sbilanciarsi facilmente mentre saliva per le scale.

 

"Le serve una mano?"

 

La ragazza si accorse i lui e posò un attimo l'acqua a terra, riprendendo fiato.

 

"Grazie... ma non... non ce n'è bisogno... ce la faccio..."

 

Giuseppe non fece caso a quello che gli era stato detto e prima che l'infermiera facesse qualcosa prese l'acqua ed iniziò a portarla al posto della ragazza.

 

"Hey, ma che stai facendo?!"

 

"Mi rendo utile."

 

"Non ho bisogno d'aiuto, posa quelle bottiglie!"

 

"A che piano le porto?"

 

"Ti ho detto di mettere giù quell'acqua!"

 

"E poi le ragazze si lamentano che non c'è più cavalleria... se ogni volta che qualcuno vuole rendersi utile viene trattato così mi pare normale che non gli passi più per la testa di replicare..."

 

Visto che il ragazzo non si fermava la ragazza non poté fare altro che sospirare e dire.

 

"Quinto piano, pediatria."

 

"Ecco, mica ci voleva tanto a dirlo? Credo ce ne sarebbe voluto di più ad arrivarci..."

 

"Molto spiritoso..."

 

I due iniziarono a salire, ed anche se Giuseppe sembrava concentrato per non far cadere il carico che portava in realtà continuava a muovere lo sguardo attorno per vedere se c'era qualcuno d sospetto, come temeva Vincent.

 

"Sei un Turk?"

 

"Che te lo fa pensare?"

 

"Lo stemma sulla camicia, anche se è difficile vederlo visto il giubbotto. È piena estate, non hai caldo?"

 

"Per niente. E poi questo giubbotto ormai è parte di me da anni..."

 

"Certo che sei strano. Comunque io sono Sarah, Sarah Ross, assistente della dottoressa Crescent."

 

"Giuseppe Loire, collega del marito della dottoressa."

 

"Come?"

 

"Il marito della dottoressa è il mio collega."

 

"Grazie, questo l'ho capito. Quindi Vincent è qui?"

 

"Si, stà parlando col signor ShinRa. Come mai così interessata?"

 

La ragazza arrossì leggermente e Giuseppe riuscì a stento a trattenere le risate. Probabilmente aveva già capito a cosa fosse dovuto quel rossore.

 

"Beh, il fatto è che... quando ho iniziato a prestare servizio all'ospedale l'ho incontrato un paio di volte e me ne presi una cotta. Poi ho scoperto che era già sposato ed ho lasciato perdere. Ogni tanto però la dottoressa mi lancia delle sfrecciatine anche un po' imbarazzanti, del tipo "Se vuoi te lo presto per un po'" e simili..."

 

"Lucrezia deve divertirsi molto con te."

 

"Pure troppo secondo me. Ecco, siamo arrivati, grazie mille."

 

Sarah fece per prendere le bottiglie, ma Giuseppe continuò a camminare.

 

"E dovrei fare un lavoro a metà? Dove le metto?"

 

"Nello sgabuzzino al tuo fianco. Certo che sei testardo!"

 

"Lo so. C'è qualcos'altro da fare?"

 

"Ma tu non dovresti lavorare?"

 

"Sorvegliare qualcuno che sta meglio di te e che è protetto da una dozzina di guardie del corpo non mi pare la cosa più utile da fare in questo momento."

 

"Va bene, ho capito. Oggi in reparto ci sono solo quattro bambini ma mi farà piacere avere una mano. Sarà meglio portar loro da bere, anche se dovrebbero stare sempre fermi sai come sono scatenati i bambini..."

 

"Beh, è normale, sarebbe preoccupante il contrario."

 

Il Turk prese delle bottiglie e seguì l'infermiera, che lo portò in una stanza così piena di vita che sembrava un asilo più che un ospedale. Le pareti azzurre rendevano più allegra la stanza, e su di queste i ricoverati avevano scritto e disegnato a volontà. Quattro bambini, di cui una sola femmina, stavano saltellando senza sosta sui materassi.

 

Probabilmente anche se avessero avuto un braccio o una gamba rotti avrebbero almeno tentato di fare quello che stavano facendo.

 

Appena videro Sarah fecero finta che non fosse successo niente e si stesero, fingendo di dormire.

 

"Che è, volere fare i furbacchioni? Vi abbiamo visti."

 

I bambini si misero a sedere, mentre Giuseppe metteva le bottiglie sui comodini. Arrivato vicino alla bambina questa disse.

 

"Sarah, ma lui è il tuo fidanzato?"

 

"Ma che dici! Mi ha solo aiutata a portare l'acqua fin qui."

 

"Allora lavora anche lui qui ora?"

 

"No, io lavoro da un'altra parte, e di certo non in ospedale. Più che altro potrei mandare qualcuno all'ospedale..."

 

A questa affermazione detta totalmente senza riflettere i bambini iniziarono a tempestarlo di domande.

 

"Sei un wrestler?"

 

"Sei una guardia del corpo?"

 

"Sei uno che picchia chiunque ti stà antipatico?"

 

"No, no, niente di questo."

 

"Ma tu sei un Turk!"

 

"... Ma che è, ce l'ho scritto in faccia?"

 

"Hanno visto lo stemma sulla divisa..."

 

"Ah, già, me lo ero dimenticato."

 

La bambina riprese a parlare, mentre tutti gli altri borbottavano tra loro, probabilmente riguardo il fatto che un Turk si trovasse fra loro.

 

"Come mai sei qui? Hai mandato all'ospedale qualcuno?"

 

"No, almeno non ancora. C'è solo un vecchio amico che voleva un po' di compagnia..."

 

"Non è che gli vogliono fare qualcosa di brutto?"

 

"... Sei troppo sveglia per essere una bambina. Chi è la strega che ti ha fatta rimpicciolire?"

 

La bambina sorrise, lasciando intravedere due finestrelle lasciate aperte dai denti caduti.

 

"Qui ci sono solo due streghe e sono Sarah e la dottoressa, ma sono streghe buone che ci fanno stare bene. Ma tu allora aiuti le persone che si sono messe nei guai?"

 

"Più o meno."

 

"Allora se mi troverò nei pasticci verrai ad aiutarmi?"

 

"Se mi chiami verrò ad aiutarti, promesso."

 

"Allora sei qui. Come mai non sei con Vincent?"

 

Giuseppe e Sarah mossero lo sguardo verso la porta, vedendo sull'uscio Lucrezia.

 

"Ha detto che dovevo andare in giro per l'ospedale, ma alla fine mi è venuta voglia di dare una mano."

 

"Fammi indovinare, Sarah stava di nuovo portando le casse d'acqua."

 

"Che intuito..."

 

"Ti ho detto mille volte di usare l'ascensore. Ti ricordo che fino a pochi anni fa eri gracilina e malaticcia, non puoi sforzarti troppo."

 

"Lo so... però volevo farcela, ormai sono cresciuta, non sono una poppante!"

 

"A quanto pare sei cocciuta quanto lui... non ti pare somigli un po' a Vincent?"

 

"Ancora con queste battute? E poi non è vero che gli somiglia..."

 

"Invece a me pare di si. E poi anche Vincent era come lui da giovane, anche se non ci crederai mai. In effetti ora che ricordo è allo stesso modo che l'ho conosciuto..."

 

"Allora diventerà il suo fidanzato e poi si sposerà come voi?"

 

"Veronica, non ti ci mettere pure tu!"

 

La bambina saltò giù dal letto, facendo svolazzare i capelli nero corvo, e gridò a Sarah.

 

"Devo andare in bagno!"

 

Mentre nella camera era piombata la calma assoluta Giuseppe ne approfittò per guardare i disegni e le scritte dei bambini sui muri. Molte riguardavano calciatori, personaggi di cartoni animati, attori e creature immaginarie, ma l'unica scritta che lo colpì fu una vicino al letto della bambina.

 

Veronica Principessa d'Arabia.

 

Sembrava una frase strana, ma nella mente del ragazzo rimase impressa e chiese a Sarah.

 

"Che significa?"

 

"Veronica è un'appassionata lettrice delle Mille ed Una Notte, anche se ci mette giorni a leggere una sola storia. Le piacerebbe essere una delle principesse di quelle storie..."

 

"Ma guarda, io da piccolo volevo diventare un cavaliere proprio per lo stesso motivo."

 

"Allora perché ti sei ritrovato ad essere un Turk?"

 

"Boh, non lo so. So solo che mi hanno chiesto di entrare nello squadrone dopo che la polizia mi ha rifiutato."

 

"Cosa?! Ma come si fa ad entrare in un Corpo Speciale d'Elite se nemmeno la polizia ti ha accettato!?"

 

"E che ne so! Forse hanno visto in me qualcuno con il potenziale per una possibile missione suicida e visto che i membri decenti scarseggiano..."

 

"Tu non sei normale..."

 

Giuseppe stava per mettersi a ridere, ma un grido lo fermò.

 

Di una cosa era certo, quello era il grido di una bambina, e l'unica bambina in tutto l'ospedale era Veronica.

 

Uscì dalla stanza di corsa, sperando che quello che aveva sentito fosse un falso un falso allarme dovuto ad una vespa o un'ombra che l'aveva spaventata.

 

Ma non era affatto così.

 

NDA: Meglio lasciare un po' di suspence... comunque è l'occasione buona per dissuadere le poche menti ancora sane che esistono, visto che nel prossimo la storia inizia ad avere dei tratti un po' troppo duri, quindi... a vostro rischio e pericolo!







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