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Complementary ~ By Frances
Final Fantasy VII - PG-13 - Sentimentale + Introspettivo - COMPLETA - Pubblicato: 23/3/08 - Aggiornato: 24/6/08
ID Fanfiction: 1876 - Commenti: 24
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Il metallo opaco e marcito del treno aveva un odore pungente di ruggine e stantio, e l'interno dei vagoni era permeato di un persistente e soffocante tanfo che ricordava la plastica bruciata, il gasolio e l'acqua stagnante.

Le pesanti gocce di una pioggia violenta entravano obliquamente attraverso le finestre senza vetri, picchiettando sui sedili ammuffiti o sul pavimento corroso dal tempo, infierendo sul cadavere di quel treno immobile da chissà quanti anni.

L'eco del temporale sembrava rintoccare per miglia e miglia, battendo il tempo di un tetro lamento funebre, mentre i suoni delle gocce che s'infrangevano sul metallo si amplificavano e si sovrapponevano. Un lungo ed asfissiante gemito che rimbombava attraverso le carcasse sparse senza criterio sui binari, lungo tutto il cimitero dei treni.

"Sarà una lunga notte." Aveva predetto Tifa, lanciando un'occhiata preoccupata al cielo rannuvolato, mentre si sedeva sul sedile che sarebbe stato il suo giaciglio. Si era stretta in sé stessa ed aveva chiuso gli occhi, poggiando con cautela la testa sul vestito blu appallottolato che le faceva da cuscino di fortuna - tutto ciò che era rimasto di quella disavventura con Corneo: sia lei che Cloud avevano stropicciato i loro abiti come se fossero rifiuti radioattivi di Mako (li avrebbero volentieri buttati via se solo Aerith non avesse fatto notare che magari potevano rivelarsi utili, in un modo o nell'altro.)

Aerith aveva augurato a tutti la buona notte, dicendolo con serenità, sbadigliando appena mentre si copriva graziosamente la bocca con una mano. Era sfuggita ad una manica di pervertiti, era stata sbattuta a tradimento dentro una botola ed era rotolata malamente in mezzo all'acqua fangosa delle fogne; infine si accingeva a trascorrere una notte umida e scomoda dentro lo scheletro puzzolente di una locomotiva, nel cuore dei cimitero dei treni. Il suo vestito rosa aveva macchie d'olio e sporco lungo bordo, mentre la sua treccia si era disfatta senza che lei trovasse il tempo necessario a sistemarla.

Cloud la osservò attentamente mentre chiudeva gli occhi e rimase fermo a studiarle il volto anche per i lunghi silenziosi attimi che seguirono, pensando che veramente continuava a non afferrare quali arcani principi muovessero ogni sua azione.

Si stese supino sul pavimento in mezzo alle sue compagne e si permise di socchiudere gli occhi solo quando si fu accertato che entrambe le ragazze fossero addormentate, ignorando le gocce che battevano appena sopra la sua testa, scorrendo lentamente ad inumidire la divisa.   

Poi la sentì. La riconobbe dal frusciare degli abiti e dall'impercettibile scricchiolio che scosse il metallo marcio sotto di lei. Attese qualche istante, con gli occhi chiusi, cercando di capire quali fossero le sue intenzioni, senza fare caso allo scrosciare della pioggia che era diventato improvvisamente assordante e cercava in tutti i modi di sovrastare i suoi passi leggeri.

Poi la sentì soffermarsi su Tifa: il bagliore della Materia colorò pigramente la superficie buia delle sue palpebre abbassate. Respirò più a fondo, chiedendoselo con insistenza, quasi con rabbia, sentendo un bruciante bisogno di ricevere una risposta che placasse quel disagio che lo assaliva. Perché, perché, perché? Perché lo fai, Aerith?

« Io non ti capisco.» annunciò, senza sollevare le palpebre, quando la sentì avvicinarsi ed accovacciarsi su di lui. Lei sobbalzò, immobilizzandosi nell'atto di tendere le mani sul suo capo, il respiro mozzato ed in volto l'espressione basita di chi è consapevole di essere stato appena colto con le mani nel sacco. 

Poi Cloud aprì velocemente gli occhi, le fece battere un paio di volte le palpebre incontrando i suoi, verdi e grandi. Aerith ritirò in fretta le mani, quasi a volerle nascondere fra le pieghe del vestito.

« Eri sveglio?» domandò, con una certa tranquillità ed un sincero stupore nella voce.

« Non riesco a dormire se so che tu sei sveglia.» ribatté Cloud, del tutto inespressivo. Non mi serve un maledetto Energia. Voglio solo che tu...

Cloud la guardò mentre sorrideva, un sorriso del tutto spontaneo.

« Volevo solo aiutarvi a dormire meglio.» si interruppe un attimo prima di aggiungere, con voce leggermente meno limpida ed una luce incomprensibile negli occhi - qualcosa che mescolava tristezza, rimprovero e gratitudine - « Tu...» affondò le mani nel vestito, premendosele sullo stomaco «...hai perso molto sangue mentre...» lasciò la frase incompleta.

Cloud rimase qualche istante soprappensiero, poi gli tornò in mente, con un flash, la ferita piuttosto profonda che gli aveva segnato il fianco quella mattina, quando aveva deviato con la Buster - e con il proprio corpo, a dire il vero - l'attacco di un Eligor piuttosto agguerrito che stava calando su Aerith. Gli venne da roteare gli occhi per l'esasperazione. Aveva smesso di pensarci nello stesso istante in cui la ferita aveva smesso di dargli fastidio e non c'era neppure stato bisogno di usare le Materia - nonostante le proteste di Aerith e Tifa. Gli era capitato di perdere molto più sangue a causa di ferite molto più gravi, ma il Mako aveva fatto la sua parte e non ne aveva mai risentito più di tanto.

« Cerca di prenderti cura di te stessa, per una volta.» le bisbigliò, senza battere ciglio, facendole segno di sollevarsi « Ora l'unica cosa che puoi fare per farmi stare meglio è stenderti e dormire.»

Poi lei rimase in silenzio, con gli occhi bassi e una linea di desolazione nel volto. Per la prima volta da cui l'aveva conosciuta, a Cloud parve che lei stesse esitando, che si sentisse del tutto disorientata, che non riuscisse a scegliere quali gesti compiere o quali parole usare.

Non ti capisco, Aerith.

Vorrei disperatamente comprenderti.

La seguì con gli occhi mentre annuiva con aria rassegnata e si distendeva di nuovo sul metallo, augurandogli di riposare bene con voce più fioca.

Un'altra notte insonne per lui, un'altra notte per vegliare su di lei ed assicurarsi che stesse bene. Avrebbe continuato a stare sveglio, tutte le volte, se si fosse rivelato necessario.

 

(***)

 

Cloud non sapeva come e perché Aerith riuscisse a trascinarlo in situazioni così assurde; non capiva neppure perché lui non sapesse opporsi in alcun modo, anche quando tutto il suo essere gli gridava a gran voce che ciò che stava per fare avrebbe ferito mortalmente ogni residuo di orgoglio che poteva essergli rimasto dopo essersi infilato quello splendido corpetto viola.

Era entrata nella sua stanza d'albergo con un grande sorriso sornione stampato sulle labbra. Allarme.

« Che ne dici di un appuntamento?»

Gli occhi di Cloud brillarono (per lo sgomento):

« Come?» Il sorriso di lei si fece ancora più grande. Cloud deglutì rumorosamente. Purtroppo Aerith non poteva essere fermata: quando il suo conto alla rovescia iniziava a far scorrere i secondi, non c'era modo di disinnescare l'esplosivo. E lui sarebbe saltato in aria: sapeva che non avrebbe in alcun modo trovato la forza necessaria per allontanarsi da lei.

« A-P-P-U-N-T-A-M-E-N-T-O!» sillabò Aerith, sollevando un dito a mezz'aria, mentre la sua espressione diventava di colpo perplessa «...non vorrai dirmi di non averne mai avuti prima...?» lo bisbigliò con gli occhi sgranati, come se fosse quasi del tutto convinta che invece la sua risposta sarebbe stata - umiliante e - affermativa.

Cloud cercò in fretta un appiglio che gli permettesse di sgusciare più o meno abilmente alla larga da quella domanda, frugando nei più reconditi e bui recessi della sua mente per spolverare ricordi che riguardassero quel genere di cose.

Appuntamenti. Un SOLDIER non aveva tempo per sciocchezze di quel tipo. Una guardia del corpo ne aveva ancora meno.

Eppure ora Cloud la stava seguendo, anzi, si stava facendo trascinare da lei, stava cercando di starle dietro mentre lei si avventurava fra le luci abbaglianti del Gold Saucer, sparendo momentaneamente alla sua vista e riapparendo qualche istante dopo, chiamandolo, per accertarsi che non stesse fuggendo.

Per qualche momento fugace Cloud si sentì propenso a scegliere l'idea di girare i tacchi e andarsene, ma gli bastò incontrare ancora lo sguardo entusiasta di Aerith per cambiare -momentaneamente - idea. 

Si passò una mano fra i capelli non appena risbucò, frastornato, dal tunnel che lo aveva condotto - in un lungo e ripido scivolo che non sembrava mai avere fine - dall'atmosfera cupa e gotica dell'hotel alla luminosa e quasi accecante Station Square. Deglutì con forza, cercando di ritrovare l'equilibrio, poi cercò immediatamente Aerith con gli occhi. La vide, spensierata e radiosa, mentre zampettava verso la mappa centrale del Gold Saucer.

Grugnì appena, sbattendo le palpebre. Neppure Barrett o Cid erano rimasti impassibili dopo essere scesi lungo quello scivolo vertiginoso, anzi, il vecchio barbuto aveva trattenuto un'imprecazione ed un conato di vomito, mentre Vincent - persino Vincent- si era massaggiato la testa ed aveva impiegato qualche istante e riordinare le idee.

Lei no. Lei ridacchiava ogni volta che si lanciava in quei tunnel colorati di neon, ed alla fine si rialzava con la stessa identica espressione divertita stampata sulle labbra.

Cloud scosse il capo, raggiungendola.

« Dove vuoi andare?» le domandò con un fil di voce, osservandola mentre esaminava con occhio incerto e critico la mappa luminosa che riportava tutte le attrazioni del parco divertimenti.

« Mmh, non saprei...vorrei provare tutte le Square...» lo disse quasi soprappensiero, picchiettandosi il labbro inferiore con la punta dell'indice. Cloud rimase in silenzio, lasciando che fosse lei a decidere:

« Andiamo dove vuoi tu...» nel frattempo iniziò a contare quanti fossero esattamente i tunnel scivolosi in cui si sarebbe dovuto avventurare per ogni spostamento fra le Square.

...sarebbero stati comunque troppi - in ogni caso - per il suo stomaco già provato dal cibo semi-avariato che gli avevano servito al ristorante del Ghost Hotel.

« ...ehi, Cloud, non ti senti bene?» l'ex - SOLDIER sollevò gli occhi di scatto, senza accorgersi minimamente dell'espressione sofferente che aveva impressa in faccia. Aerith lo guardava con le mani dietro la schiena, le sopracciglia inarcate in una maschera che mescolava preoccupazione ed una leggera perplessità.

«...eh?» Cloud quasi si maledì per la propria inettitudine; era assurdo che non fosse stato in grado di rispondere in maniera leggermente più intelligente.

« ...fai paura.» gli occhi di Aerith si fecero più grandi « Non guardarmi in quel modo.»

Ancora. Cloud forzò ogni muscolo facciale nel vano tentativo di assumere un'espressione più tranquilla. Non capiva per quale motivo sentisse la necessità di mettere Aerith a proprio agio, e da dove venisse quella forza sconosciuta che lo spingeva addirittura a tentare - pateticamente - di ammorbidire il cipiglio.

Impossibile. Gli angoli della bocca rimasero ostinatamente piegati verso il basso, in due curve che sembravano scolpite nella pietra.

« Sto bene.» concluse, distogliendo lo sguardo mentre si accorgeva che i suoi difficoltosi tentativi non stavano portano a nulla di rassicurante. Per un attimo sentì quelle cosce di Cocatolis - non sapeva dire se fossero arrostite o semplicemente decomposte - che erano state la sua cena improvvisare una sorta di gara ai salti mortali nel suo stomaco. Maledetti tunnel di Gold Saucer.

Cloud Strife. Incapace. Idiota.

Aerith sospirò appena, voltando gli occhi:

« Forse allora non vuoi davvero uscire con me...»

« Non dire sciocchezze.»

Aerith si voltò di scatto, gli occhi spalancati, la bocca dischiusa.

« Andiamo dove vuoi.» Cloud lo disse con il tono autoritario con cui avrebbe imposto un ordine a dei subordinati « Scegli e ti ci porto...» fece una pausa nella quale tentò di addolcire il tono « Possiamo stare fuori anche fino all'alba.» centesimo tentativo fallito.

Aerith rimase a guardarlo per ancora qualche attimo, immobile, e Cloud desiderò ardentemente per quei due secondi di poter entrare nella testa di quella ragazza.

Poi lo sguardo di Aerith si addolcì.

« Sei davvero un uomo rozzo, Cloud.»

Cloud le restituì lo sguardo per un solo istante, poi intrecciò le braccia sul petto concentrando tutta la propria attenzione sulla mappa al neon del Gold Saucer. Sentiva che se l'avesse guardata negli occhi per un solo attimo in più, avrebbero anche potuto cedergli le gambe. Deglutì e l'unica cosa che riuscì a dire fu un laconico:

« ...dove andiamo?»

Lei sorrise e si chinò appena per cercare il suo sguardo: quando finalmente lo incrociò, Cloud si sentì per l'ennesima volta l'uomo più inadatto e fuori posto dell'intero Pianeta.

« Event Square!»







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