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Complementary ~ By Frances
Final Fantasy VII - PG-13 - Sentimentale + Introspettivo - COMPLETA - Pubblicato: 23/3/08 - Aggiornato: 24/6/08
ID Fanfiction: 1876 - Commenti: 24
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Guardarono entrambi la proprietaria della locanda con diversi tipi d'imbarazzo stampati in volto. Le guance di Aerith si erano colorate di rossore accennato, ma dal modo in cui arricciava le labbra sembrava stesse già elaborando la giusta maniera per uscire in fretta da quella situazione. Cloud aveva incrociato le mani sul petto e si limitava a fissare la tizia con gli occhi di chi si sente leggermente più disposto a compiere un omicidio senza dover per forza essere pagato: però il fatto che deglutisse senza motivo e che dovesse mettere più impegno nel mantenersi inespressivo gli dava l'idea che gli stesse succedendo di nuovo quella cosa fastidiosa e sconosciuta. Palese disagio, celato molto abilmente.



« No, signorina, si sbaglia.» Aerith si affrettò a puntualizzare, sporgendosi appena sul bancone « Non siamo...insieme. Lui è...» inciampò a fatica su queste parole «...siamo amici.»



La tizia spostò lo sguardo perplesso prima sul volto arrossato di lei, poi sugli occhi luminosi ed rannuvolati di lui, resistendo al suo cipiglio giusto qualche secondo prima di aprire bocca per rivolgersi di nuovo a quella fra i due che sembrava più disposta al dialogo.



« Oh, scusatemi.» si giustificò veloce la proprietaria, iniziando a giocherellare in un riflesso nervoso con la matita spuntata che se ne stava adagiata fra i suoi capelli, dietro il padiglione auricolare « Devo aver frainteso.» farfugliò qualcosa mentre fingeva di sistemare delle cartacce sul suo bancone sbrecciato.



Aerith si rilassò, tornando composta e tranquilla al suo fianco. In fin dei conti non era successo niente di così terribile, erano solo stati scambiati per una coppietta di innamorati in cerca di un luogo appartato in cui passare la notte. Era solo stata offerta loro una camera con un letto a due piazze, per sbaglio.



Lo sguardo di Cloud divenne ancora più penetrante e la proprietaria accelerò il ritmo con cui spostava e strappava cartacce ingiallite. L'impressione era che quello strano uomo dai capelli biondi potesse piombarle addosso da un momento all'altro, impugnando quell'enorme spada dall'aspetto decisamente pesante. E la cosa ancora più spaventosa, a parte il taglio dei suoi occhi, era che camminasse perfettamente diritto nonostante quell'affare smisurato gli gravasse sulle spalle.



«...allora, cosa posso fare per voi?» azzardò ancora la donna, evidentemente nel panico.



Cloud batté velocemente le palpebre, spostando appena lo sguardo su Aerith. Gli aveva afferrato un polso e lo stava stringendo fra le dita con tutta la forza di cui pareva essere capace, squadrandolo bieco con un cipiglio che sembrava gridargli smettila di fissarla in quel modo! Si starà convincendo che tu voglia ucciderla!



Cloud obbedì con un po' d' esitazione, ma guardò altrove. Aerith sfoderò verso la proprietaria il migliore dei suoi sorrisi:



« Vogliamo solo riposarci per la notte, quindi una doppia va bene. Due letti separati. Se ne avete libere.» postillò, guardandosi attorno con aria perplessa. Niente sembrava turbare Aerith più di tanto. Lei diceva ci sono abituata. Sono cresciuta qui. Cloud annuiva silenziosamente con fare remissivo, pensando nel frattempo che questo non avrebbe cambiato niente (e che quindi avrebbe continuato a comportarsi come voleva - proteggendola - e preoccuparsi per lei quasi quanto per Tifa.)



La donna al bancone sembrò stranamente contenta ed impaziente di dare loro una stanza qualsiasi e di levarseli in fretta di torno, dopo aver intascato il pagamento anticipato - dieci gil che Aerith aveva insistito a pagare, facendo alterare Cloud molto più di quanto lui desse effettivamente a vedere -



Quando poi si chiusero nella minuscola camera doppia, si ritrovarono davanti ad un solo squallido giaciglio con la trapunta rattoppata. L'altro letto non era un letto, ma un materasso con una molla scoperta che spuntava dall'imbottitura, sistemato alla meno peggio su di una branda arrugginita. Il tutto ben stipato in un angolo invaso dalla muffa - una florida piantagione di funghi d'umido - dove una finestrina con il vetro crepato mostrava una squallida visuale del Settore 6.



Cloud sobbalzò nel rendersi conto che della gente accampata là fuori - esattamente in corrispondenza di quella maledetta finestra - aveva già iniziato ad avvicinarsi incuriosita, magari decidendo che quel quadrato di vetro sarebbe stato il loro intrattenimento da lì al sorgere del sole. Cloud si avventò sulla finestra, abbassando in un solo gesto sia le tapparelle divelte che le tende mangiate dalle tarme. Deglutì di un pacato sollievo, almeno forse in quel modo Aerith poteva dormire senza sentirsi osservata anche di notte. Poi, quando si voltò nuovamente verso di lei, la vide seduta sulla brandina - tastando il materasso come se stesse valutando l'idea di dormirci - e a quel punto gli salì di nuovo il sangue al volto.



« Ovviamente stai scherzando.» disse, riattraversando il misero metro quadro di stanza per andarle vicino.



Aerith lo guardò con gli occhi grandi come piattini:



« Io?»



« Alzati.» le ordinò, con tono più brusco del necessario, muovendo un gesto rapido in direzione del vero letto « Lì.» non capiva il motivo per cui quella discussione fosse anche semplicemente iniziata.



Aerith corrugò la fronte in un'espressione decisa, piantando i piedi per terra:



« Dovresti lasciare che le pulci ti succhino il sangue fino a prosciugarti solo perché io mi vesto di rosa?» ribatté, sempre quel filo più combattiva di quanto fosse giusto, dal punto di vista di Cloud.



« Non fare storie.» la interruppe, parecchio acido, indicando con più vigore il letto « Tu dormi dove io decido.»



« Non credo proprio,...ehi!» le sue lamentele ed il suo dimenarsi non impedirono a Cloud di avvicinarsi e di passare le braccia dietro la sua schiena e nell'incavo delle ginocchia; la spostò di peso sul materasso duro ed asciutto, depositandocela sopra come fosse un prezioso e fragile soprammobile di vetro. Aerith fece appena in tempo a ricomporsi, tirandosi i lembi del vestito sulle gambe scoperte:



« Cloud, ma per chi mi prendi? Sono capace di camminare da sola!» protestò, sporgendosi oltre il bordo del letto « e soprattutto, sono abbastanza responsabile da capire quale sia il modo migliore per...!»



Cloud la ignorò, voltandole le spalle, sollevando la Buster e poggiandola in bilico sul muro, vicino all'asta che Aerith aveva già depositato là vicino. Si sfilò anche la borsa delle Materia e la lasciò cadere sul pavimento, un attimo prima di sedersi sulla brandina. Scivolò sull'imbottitura bitorzoluta fino a poggiare la schiena contro la parete e a quel punto intrecciò le braccia sul petto, assumendo una postura statica che lo faceva assomigliare più ad una statua che ad un essere umano. Non si sarebbe più mosso di lì.



Aerith protestò ancora per qualche istante, guardandolo con gli occhi verdi pieni di determinazione, ma poi sospirò e le si incurvarono le spalle.



« Sei un uomo insopportabile, Cloud.» decise, gattonando fino al bordo del letto e poi inciampando appena nel vestito quando ci si mise seduta. Lo disse con tono rassegnato e con una nota canzonatoria che dava l'idea che in fondo non ci credesse affatto.



Poi Cloud vide che stava iniziando a sciogliersi la treccia e prese a fissare molto intensamente la molla che squarciava il suo materasso.



« Non sbirciare, razza di maniaco!» Aerith lo sibilò con un accento di malcelato divertimento nella voce, mentre tirava il separè bucherellato in fondo alla stanzetta e si passava una mano fra i capelli mossi. Cloud, davvero, pensò che non l'avrebbe capita mai.



Maledetto bugigattolo pieno di ragnatele. Una donna non poteva neppure spogliarsi in santa pace senza temere che qualcuno la spiasse di nascosto. Cloud si concentrò con maggiore interesse sul metallo a spirale.



Aerith poteva star certa che lui non avrebbe smesso un solo istante di vegliare su di lei.



...maledizione, Tifa è...! Fu un pensiero d'urgenza che gli arrivò nell'eco di quelli rivolti ad Aerith, proprio mentre la sentiva camminare a piedi nudi - a piedi nudi! - e rifugiarsi sotto le coperte.



« Ora puoi guardare.» annunciò, tranquilla. Cloud sollevò gli occhi lentamente e vide che sotto quella trapunta enorme spuntava solo il suo volto ovale carezzato dai lunghi capelli sciolti. Sentì l'inspiegabile ed improvviso bisogno di guardare altrove, anche se ormai lei era al sicuro da qualsiasi occhiata indiscreta. Gli sembrava di pretendere troppo.



Ci fu qualche istante di silenzio; Aerith batteva le palpebre lentamente, avvolgendosi sempre più stretta nella coperta, mentre ciocche di capelli si distendevano disordinatamente sul cuscino. Un lungo cerotto le copriva la pelle appena sotto lo zigomo, a nascondere un graffio abbastanza brutto che si era fatta cadendo in avanti quando un tizio l'aveva malamente urtata in mezzo alla strada. Aveva rifiutato orgogliosamente l'aiuto di Cloud e si era curata da sola, usando una delle Materia che aveva preso in prestito.



L'ex-SOLDIER le studiò il volto con un nuovo, tenero interesse, mentre coglieva nei suoi lineamenti una stanchezza estrema che le impediva di tenere gli occhi aperti.



Aerith correva e cadeva, si rialzava, faceva qualche altro passo e lo raggiungeva di nuovo, senza mostrare alcun segno di affaticamento. La scrutò attentamente, credendo quasi che quel semplice contatto fra i loro occhi - perché pure i suoi, verdissimi, lo guardavano di rimando, anche se spesso le palpebre pesanti li nascondevano per lunghi momenti - potesse aiutarlo a capire qualcosa in più di quella ragazza.



« Tu non dormi, Cloud?» domandò lei dopo un po', con la voce soffocata dalla stoffa del cuscino.



Lui batté le palpebre, mettendo a fuoco non solo lei, ma anche tutto il resto della stanza. Le tapparelle e le tende erano immobili.



« Non pensare a me.» rispose, laconico, a voce bassa. Aerith ridacchiò appena, mentre si sforzava di risollevare le palpebre:



« Ehi, SOLDIER, se non chiudi quegli occhi che brillano come fari mi terrai sveglia tutta la notte...» lei non lo avrebbe mai ammesso. Non si era fermata un attimo da quando si era alzata quella mattina, vestendosi dei suoi abiti femminili fra le mura sicure di casa sua, aveva corso a perdifiato avanti e indietro nei bassifondi, senza lamentarsi una sola volta. Ora si ritrovava a dormire in una stanza squallida assieme alla sua improvvisata guardia del corpo, inseguendo dei malavitosi, invischiata in una faccenda pericolosa - per lei - quasi quanto lo era stata quella caduta dal reattore per lui.



Cloud modificò appena la posizione delle braccia. Non esisteva una sola scusa al Pianeta che potesse convincerlo a chiudere gli occhi, quella notte. Si era già preparato, immobile com'era sulla brandina - a non staccarle gli occhi di dosso neppure per un istante, sfruttando le percezioni accentuate dalla Materia che ribolliva nelle sue vene per cogliere e soffocare qualsiasi fruscio, qualsiasi scricchiolio, qualsiasi cosa che potesse disturbarla o esporla al pericolo. Una notte di veglia - o due - poteva permettersele. Anche tre. Non era di certo la prima volta.



«...scusa.» non gli venne in mente altro modo per rispondere e si limitò ad abbassare appena lo sguardo.



« Dormi, razza di zuccone in armatura...» lo ammonì, soffocando uno sbadiglio «...non sei preoccupato per Tifa? Domani dovremo svegliarci presto per cercarla.»



Gli tornò di colpo in mente la tranquillità con cui Aerith si era offerta di intrattenere gli zotici che bighellonavano di fronte all'Honeybee Manor mentre lui chiedeva informazioni al tizio di fronte all'entrata. A dire il vero aveva ascoltato e compreso metà di ciò che gli era stato detto e poi si era quasi caricato Aerith in spalla ed aveva voltato l'angolo ricordandosi appena di mormorare un ringraziamento.



Accidenti, Tifa... ! Dove ti hanno rinchiusa? Vorrei solo portare te e Aerith fuori di qui...



« Non riesco ancora a capire il motivo...» bisbigliò, un po' incerto, evitando di guardarla.



« Mmh?»



«...perché sei venuta? Tifa...è una cosa di cui dovrei occuparmi da solo...»



Aerith sbuffò appena; Cloud pensò che se fosse stata più sveglia, allora forse avrebbe iniziato un'altra delle sue offese ramanzine.



« Ci deve essere per forza un motivo?» disse lei, semplicemente, senza aprire gli occhi, con la voce che diventava sempre più lenta « Lei è amica tua e tieni a lei. Lei è in pericolo, è stata portata su di un carro nel posto più terrificante di tutta Midgar, soprattutto per una donna. Dovrei fare l'indifferente?» ma com'era possibile? Cos'aveva in testa?



Cloud scosse il capo come a scacciare pensieri spiacevoli:



« Dovresti rimanere in un posto dove io possa assicurarmi che tu stia bene.» sancì, con decisione, irrigidendosi maggiormente nella sua posizione scomoda, con le gambe incrociate.



« Sei una guardia del corpo molto apprensiva.» lo sgridò debolmente, ma poi sul volto le si disegnò un piccolo sorriso « Non che mi dispiaccia. Ma stanotte dormi, Cloud. Io sto bene.»



Cloud esitò qualche secondo prima di annuire:



«...si.» lo disse con tono convinto, anche se non lo pensava affatto.



«...domani proveremo ad andare alla Mansion del don. Non so se per fortuna o sfortuna, ma il carro aveva le insegne di Corneo...»



«...si.»



Una lunga pausa. Aerith respirava tranquillamente, Cloud la guardava tenendo gli occhi socchiusi per non disturbarla con il bagliore del Mako e per farle credere che in un modo o nell'altro, anche lui stava cercando di prendere sonno. Con gli occhi chiusi, quella ragazza sembrava così indifesa e fragile da non assomigliare neppure lontanamente a quella strana ed incomprensibile creatura che faceva far capriole - d'angoscia, di fredda e asfissiante angoscia - allo stomaco, al cuore ed ai neuroni di Cloud.



«...e guarda di non provare ad imbrogliarmi!» aggiunse lei dopo un po', nel bel mezzo del suo sfinito dormiveglia «...se rimani sveglio me ne accorgerò e allora sarò costretta a cantarti una ninna nanna fino a farti cadere morto stecchito e assonnato.»



«...si.»



Ma poi Aerith si addormentò profondamente, con la sua sagoma confusa sotto le coperte che si sollevava ed abbassava ad intervalli regolari, le labbra dischiuse, mentre la luce del neon si spegneva piano, sfrigolando.



Gli occhi di Cloud rimasero aperti durante tutta la notte, e lei non diede segno di accorgersene.







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