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Nameless: Senza Nome ~ By Shadow
Crossover - R - Noir + Drammatico - COMPLETA - Pubblicato: 26/1/08 - Aggiornato: 10/5/08
ID Fanfiction: 1835 - Commenti: 21
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Nameless: Senza Nome

 

Non mi ricordo esattamente come mi è venuta in mente un'idea simile, ma voglio provare a scrivere una fanfiction un po' cruda e piena di risentimenti. Non vi assicuro niente riguardo al contenuto, in quanto potrebbe essere offensivo o non molto gradito. A voi decidere se leggere o meno.

 

I) Il Guerriero Senza Nome

 

Era l'alba. Tra i raggi del sole e le tenebre che si diradavano un viandante apparve da una foresta, il volto coperto da un cappuccio ed il corpo avvolto da un mantello logoro e lordo di sangue. Legati alla schiena aveva una spada ed un arco. Erano settimane che non vedeva esseri umani, ma finalmente era giunto in una piccola cittadina fortificata, dove avrebbe potuto riposare e prepararsi a partire di nuovo, senza una meta precisa. Si avvicinò all'entrata, dove stavano discutendo due contadini.

 

"Hai sentito? Il re stà cercando uomini forti per creare un secondo esercito."

 

"Una chiamata alle armi? Che è successo di così grave?"

 

"A quanto pare una creatura pericolosa si è risvegliata dopo anni di inattività e minaccia di distruggere chiunque si opponga al suo volere. Sembra che abbia già radunato un esercito di Troll e Goblin."

 

Il viaggiatore si fermò e puntò lo sguardo verso chi aveva pronunciato quelle parole. Da sotto il cappuccio si riusciva a percepire uno sguardo truce, ma nessuno ebbe il tempo di farci caso.

 

"Hey tu, questa creatura ha davvero radunato un esercito di Troll e... Goblin?"

 

"Ma certo! Una guardia reale che stava ispezionando il Bosco di Macalania li ha visti e per poco non ci rimaneva secco."

 

"Dov'è che il re stà radunando gli uomini?"

 

"Direttamente a palazzo, ci sono già molti guerrieri famosi che non attendono altro che..."

 

"Grazie dell'informazione."

 

Il viandante iniziò a correre verso il palazzo, dove trovò il re Laguna che parlava agli uomini radunati lì.

 

"... Perciò vi chiedo non di dimostrare quanto possiate essere forti in battaglia, ma di pensarci bene prima di unirvi all'esercito. Che vi sia chiaro: in questa campagna ci saranno sicuramente molte vittime, perciò chi ha a cuore la propria vita farà meglio a non prendervi parte. Quando avrete deciso venite qui e vi affiderò la sopravvivenza non solo di questo regno, ma anche di quelli alleati. La minaccia incombe su tutti, e chi si arrenderà non avrà la sicurezza di essere risparmiato."

 

Subito dopo che il re ebbe pronunciato queste parole una voce si alzò dall'assemblea: era il viandante.

 

"Non ci sarà bisogno di un esercito per questa missione."

 

L'uomo si avvicinò al re e si inginocchiò in segno di riverenza.

 

 "Sire, affidatemi l'incarico e vi giuro sul mio onore che non vi deluderò, a costo di dover soccombere nel dare il colpo di grazia a colui che minaccia il vostro regno."

 

Il re fu molto sorpreso da tale impeto, ma dopo essersi ripreso dallo stupore disse.

 

"Sembrate molto sicuro di voi, messere. Qual è il vostro nome?"

 

L'uomo si tolse il cappuccio, mostrando un volto deturpato da una cicatrice, mentre i lunghi capelli scuri gli ricadevano sulle spalle. Infine alzò lo sguardo verso il sovrano, fissando con i suoi occhi oscuri quelli verdi del regnante.

 

"Io... io non ho un nome, ma chi mi conosce mi chiama Shadow."

 

Improvvisamente nella sala iniziarono a mescolarsi tra di loro le parole dei presenti, che giunsero come un ronzio alle orecchie dell'uomo. Detestava che si parlasse di lui, anche se in un certo senso era stato lui a volere tutto ciò. Il suo era un nome fittizio, questo era ovvio, ma nessuno sapeva quale fosse il suo vero nome. In passato era stato un mercenario e la fama guadagnatasi negli scontri era praticamente sulla bocca di tutti.

 

"Quindi voi siete il famoso Shadow... non mi sarei mai aspettato di vedervi qui, ma conoscendo il vostro valore sono certo che non deluderete le aspettative di tutti i presenti. Le assegnerò una posizione degna di voi nell'esercito che..."

 

"Non voglio nessun esercito."

 

L'affermazione lasciò senza parole coloro che riempivano la sala.

 

"Scusate, temo di non aver capito..."

 

"Invece avete capito benissimo. Preferisco occuparmi da solo della faccenda. Se schieriamo un esercito intero sarà molto più probabile che ci siano delle perdite massicce, mentre una sola persona può passare inosservata ed allo stesso tempo infliggere pesanti perdite ai nemici."

 

In quel momento si avvicinò il figlio del re, Squall, il quale sembrava molto contrariato da tale affermazione.

 

"Se vi aspettate che rimanga qui vi sbagliate! Non posso permettere che un solo guerriero parta per una missione tanto rischiosa. Mi sentirei un traditore a lasciare che qualcun altro si occupi del mio popolo!"

 

"Principe, è appunto per questo che vi chiedo di rimanere qui a preparare un attacco in caso di una mia disfatta. Io non ho niente da perdere, mentre voi un giorno avrete un popolo a cui badare. Siete l'unico erede al trono e non posso permettere che il sangue reale venga versato, seppur per una nobile causa."

 

In quel momento dalla folla si fece strada un ragazzo dai capelli castani, il quale mise mano alla spada.

 

"Cosa vorresti dimostrare con queste parole? Non puoi eguagliare la forza di un esercito, né considerarti superiore a noi!"

 

Shadow si alzò e sostenne lo sguardo di sfida di quello che sembrava un nobile, ma il re si frappose tra i due.

 

"Visconte Kinneas, so che ambite molto dimostrare il vostro valore, ma ciò che dice costui è vero: chi è destinato a governare farebbe meglio a non rischiare troppo. Però va detto che anche voi avete ragione, un solo uomo non può sperare di eguagliare un esercito, e per questo lo dovremo sottoporre ad una prova. Decideremo per..."

 

Le parole del sovrano furono interrotte dall'arrivo di una delle guardie. La sua espressione non prometteva nulla di buono.

 

"Sire, i Goblin sono arrivati al villaggio!"

 

L'espressione dei presenti cambiò ed il guerriero afferrò per le spalle il soldato dicendo.

 

"Hai detto i Goblin? Dove si trovano e quanti sono?"

 

"A quanto pare sono dodici e fino a pochi attimi fa erano alle porte della cittadella. Tutti gli abitanti del luogo si stanno dirigendo alle seconde mura per non essere massacrati."

 

L'ex mercenario si voltò di nuovo verso l'assemblea e disse.

 

"Volevate mettermi alla prova? Eccovi accontentati. Fermerò io quelle bestie, voi aspettate qui."

 

L'uomo andò al luogo dell'avvistamento, pronto a compiere una strage. Subito trovò davanti a se quattro Goblin, ma fu così rapido nell'ucciderli che probabilmente non si erano nemmeno accorti di essere morti. Purtroppo gli altri lo avevano evitato saltando sulle case, ma riuscì lo stesso ad ucciderne due con l'arco. Tornò verso la roccaforte, sicuro che le creature si stessero dirigendo lì, quando dai tetti delle case tre Goblin cercarono di assalirlo. Il guerriero non si fece trovare impreparato e gli bastò roteare la lama al di sopra della sua testa per anticiparli e mandarli all'altro mondo. Stava per rimettersi a correre quando un urlo femminile giunse alle sue orecchie. Corse subito verso la voce e vide una donna ferita all'addome stesa a terra. Due Goblin la tenevano ferma mentre un terzo, quello che le aveva inflitto il colpo, stava cercando di spogliarla. A quella visione l'uomo fu colto da un tale impeto che falciò tutti e tre i Goblin con un solo fendente. Si avvicinò alla donna e cercò di valutare la gravità della ferita: non era particolarmente profonda, ma sarebbe stata comunque letale se non curata subito. Appoggiò la mano sinistra sulla ferita ed iniziò a concentrarsi. Da piccolo era stato istruito nelle arti magiche, ma nonostante la pratica le magie curative erano il suo punto debole. Riuscì lo stesso a guarire la lesione e caricò sulle spalle la donna per portarla al sicuro, quando con la coda dell'occhio vide un altro Goblin sul tetto di una casa. Prima ancora che questi si lanciasse all'attacco gli lanciò una magia di fuoco che lo consumò fino all'osso. Finalmente tornò a palazzo, dove il suo ritorno destò la curiosità di molti dei presenti.

 

"Bene, vedo che siete riuscito a sventare la minaccia in poco tempo. Direi che la prova sia superata."

 

"Io aspetterei a congratularmi."

 

Stavolta dalla folla ne uscì un guerriero dalla corporatura massiccia e dalla carnagione scura che continuò dicendo.

 

"Non pensate che tutto questo potrebbe essere un semplice espediente per abbindolarci e non farci procedere con la creazione dell'esercito? Chi vi dice che costui non abbia fatto un patto con i Goblin ed il loro capo, così che potessero attaccarci indisturbati?"

 

L'espressione di Shadow cambiò in uno sguardo tra il furibondo e l'iracondo, ma si limitò ad avvicinarsi all'uomo e disse.

 

"Se solo pensate che una cosa del genere sia possibile sia possibile si vede che non mi conoscete. I Goblin sono le creature più immonde ed indegne di vivere che esistano. Combattono solo per il gusto di uccidere, non risparmiano gli indifesi e non rispettano nemmeno i luoghi sacri, deturpandoli ogni volta che si trovano presso quelli. Non sono capaci di riprodursi da soli e per questo violentano le donne umane o addirittura le bambine, che soffrono in modo atroce per ore prima di morire per il parto. In battaglia non seguono un codice d'onore, fin da quando hanno esistenza hanno sempre combattuto negli eserciti del Male e non si preoccupano di rispettare la notte, tempo di tregua per qualunque altro esercito. I Goblin rappresentano solo la feccia del mondo e per questo meriterebbero di essere spazzati via da una calamità naturale o definitivamente annientati da una qualsiasi razza che abita questo mondo. Anche prima hanno tentato di violentare una donna e vi giuro che se conoscessi un modo per farli soffrire in eterno per le loro malefatte non mi farei scrupoli ad usarlo su quei mostri."

 

Il colosso, non contento di tale affermazione, lo mise alla prova con un quesito che difficilmente avrebbe trovato risposta.

 

"Bene, allora ditemi una razza di guerrieri non umani che considerate degna di rispetto."

 

"Gli Orchi. Al contrario dei Goblin loro si riproducono come ogni altra razza creata con buon senso, hanno un loro codice guerriero, onorano i loro avversari sia quando li sconfiggono che quando vengono sconfitti e rispettano e temono i propri dei come anche quelli altrui. La loro società è basata sul valore dimostrato in battaglia ed ognuno di loro non ha paura di morire combattendo, la quale ritengono sia la morte più nobile che si possa desiderare. Hanno degli ideali propri e non sono poche le volte in cui si sono uniti ad eserciti umani per contrastare una minaccia comune che rischiava di sfaldare anche la loro società. È vero, molte volte hanno combattuto anche contro gli eserciti umani, ma bisogna ricordare che non hanno mai oltraggiato gli sconfitti e che hanno sempre lodato i caduti di entrambe le parti come eroi protettori delle battaglie. Gli Orchi sono le creature che più ci assomigliano a questo mondo, ed è per questo motivo che le considero al pari di noi umani. Ora potremmo tornare a parlare della missione?"

 

L'uomo infine sorrise e proclamò.

 

"Do piena fiducia a costui. Lasciate che faccia come desidera."

 

Il visconte cercò di nuovo di ribattere, ma il re lo zittì con un gesto della mano.

 

"E sia, ma ad una condizione."

 

"Quale?"

 

"Il signore del regno degli Elfi ha mandato qui un rappresentante del suo popolo. All'inizio si sarebbe dovuto unire all'esercito, ma visto che la missione sarà affidata a voi soltanto vi seguirà come supporto. Nonostante il fisico esile è molto più forte di quanto possiate pensare e vi sarà di grande aiuto."

 

"Vi ho detto che non mi serve nessuno, rimandatelo al suo re e recategli qualsiasi messaggio vogliate."

 

"Mi dispiace, ma non posso. Sa come sono gli Elfi... e poi ci servirà qualcuno che ci avverta in caso di un vostro ritiro forzato. Venga pure avanti... Cassandra."

 

Dalla parte posteriore del trono sbucò un'Elfa. Al suo fianco pendeva un lungo pugnale d'argento e dietro la schiena portava un lungo arco in legno di tasso. Il suo corpo sembrava inadatto ai campi di battaglia, troppo mingherlino rispetto a quello di Shadow, ma come aveva detto il sovrano gli Elfi erano molto più resistenti di quanto davano a vedere. I suoi occhi azzurri brillavano come stelle nella notte ed i lunghi capelli rossi recanti delle ciocche nere erano in parte raccolti in una treccia ed in parte lasciati liberi. Nessuno le avrebbe dato più di vent'anni, ma chiunque avesse un minimo di sale in zucca sapeva che dietro quel viso da ragazzina appena diventata donna si nascondeva almeno un secolo di vita. L'Elfa si fermò al centro della sala e fece un cordiale inchino, ma quello che sarebbe dovuto essere il suo compagno di viaggio sembrava non accettare la cosa.

 

"Cassandra è la figlia del re degli Elfi. Conosce le arti magiche ed è molto agile. Combinando le sue abilità con le vostre posso immaginare che sarete in vantaggio su ogni punto di vista assieme."

 

L'uomo non disse niente, ma semplicemente voltò le spalle e si avviò all'uscita. Soltanto quando le guardie gli serrarono la strada si fermò e diede una spiegazione al suo gesto.

 

"Ve l'ho detto e ve lo ripeto: andrò da solo a combattere questa creatura. Lascerò un sigillo all'entrata della cittadella, in caso fallisca la missione da questo nascerà una piantina, sarà il segnale che dovrete procedere con l'esercito."

 

A quel punto Cassandra non poté fare a meno di adirarsi e gridò.

 

"Pensi che non ce la possa fare solo perché sono una donna? Posso dimostrarti subito che posso essere al tuo livello, se non superiore! Preparati perché non avrò alcun riguardo!"

 

L'Elfa saltò in direzione dell'umano col pugnale in mano, ma l'unico risultato che ottenne fu quello di squarciare un lembo del mantello dell'uomo e trovarsi con un pugnale puntato alla gola.

 

"Un nemico non si sarebbe fatto scrupoli al mio posto. Se vuoi sopravvivere non devi lasciarti sopraffare dai sentimenti, ma usarli come energia per raggiungere il tuo obiettivo."

 

L'uomo ritrasse la lama e chiese ad una guardia.

 

"Il posto dell'avvistamento era Macalania, giusto?"

 

Il soldato annuì e fece ritirare i compagni dalla porta. Shadow stava avviandosi all'entrata della cittadella quando si trovò di fianco Cassandra.

 

"Se pensi di liberarti così facilmente di me ti sbagli. Ti seguirò in questa campagna, che tu lo voglia o no."

 

Il guerriero non la guardò nemmeno, ma le disse lo stesso.

 

"Fa come ti pare. Ti avverto: non pensare che i nemici ci andranno piano con te solo perché sei una donna, e soprattutto ricorda che non avremo tempo per riposare. Questa missione va portata a termine il prima possibile."

 

Con questo tacito accordo i due iniziarono la loro missione. Shadow incise il sigillo su una delle porte interne della cittadella e partì, accompagnato da Cassandra, per quello che sarebbe potuto essere il suo ultimo viaggio.

 

NDA: Già immagino che qualcuno di voi mi abbia dato del pazzo e stia cercando di contattare il manicomio più vicino a casa mia, ma non m'importa tanto. So di essere un po' squilibrato, ma questo in fondo è un aiuto quando scrivo^^. Vi avverto di una cosa: non cercate di immaginarvi in anticipo la storia ed eventuali sviluppi, perché potreste rimanerci male nel vedere che succede l'esatto contrario di quello che aspettate. Ultima cosa: so che il nome del personaggio non è molto originale ma... che ci volete fare, mi è terminata la fantasia per i nomi^^! Detto questo mi preparo a scrivere il prossimo capitolo, visto che quelli della Telecom stanno facendo un casino credo che potrò aggiornare esclusivamente quando mi troverò nella sala di informatica della scuola, quindi se siamo fortunati una volta a settimana. Arrivederci a presto!







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