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Vampiro... ~ By Shadow
Final Fantasy VII - PG-13 - Drammatico + Introspettivo - One-shot - Pubblicato: 19/1/08 - Aggiornato: 19/1/08
ID Fanfiction: 1832 - Commenti: 6
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Vampiro...

 

"B-bastardo di un Vampiro, c-come hai..."

 

"Sei così ottuso che pensavi di potermi cogliere alle spalle? Conosco tutte le abilità di voi Mannari, le ho imparate da voi. Non potrete mai usarle contro di me, ormai siete prevedibili."

 

La gigantesca creatura pelosa cadde al suolo, mentre il giovane che l'aveva uccisa asciugava la lama della sua spada dal sangue della bestia. Dopo aver fatto ciò diede fuoco al cadavere, tornato alla sua forma umana, e se ne andò. Il vento scompigliava i suoi lunghi capelli neri, prima che questi ritornassero color dell'argento. Quanto tempo era passato dalla prima volta che aveva ucciso? E dalla prima volta che aveva ucciso un Mannaro? Se non avesse tenuto il conto probabilmente non lo avrebbe saputo nemmeno lui...

 

... tredici anni...

 

... erano tredici anni che vagava senza meta tra feudi e terre sconosciute dopo aver lasciata il suo villaggio...

 

... ed erano sette anni che dava la caccia ai Licantropi, pronto a tutto per vendicarsi di quello che gli avevano fatto...

 

... che LE avevano fatto...

 

... Era nato in un piccolo villaggio ai confini tra Midgar ed Edge, due paesi in costante guerra tra di loro per la supremazia sul territorio. Fin da piccolo aveva avuto un fascino ed un carisma sensazionale, ma oltre a questa virtù aveva qualcos'altro, una cosa che terrorizzava chi non lo conosceva...

 

... ma anche chi lo conosceva...

 

... perché lui era un Vampiro.

 

Suo padre era un Vampiro a tutti gli effetti, ma non lo aveva mai visto in tutta la sua esistenza. Sua madre invece era umana ed era probabilmente l'unica persona in quel villaggio sperduto ad amarlo. Essendo un Mezzosangue non aveva problemi a vivere di giorno, anche se la troppa luce lo infastidiva, ed ogni volta che voleva fare amicizia con qualche bambino i genitori di questi lo portavano via, neanche il Vampiro avesse tentato di ucciderlo. Aveva chiesto molte volte a sua madre il perché di tali cose, ma lei era sempre stata vaga sull'argomento, almeno finché il fanciullo non vide la sua immagine riflessa in uno specchio. Solitamente i Vampiri non possono specchiarsi in quanto demoni, ma per lui era diverso...

 

... quando lui si guardava allo specchio vedeva l'altra sua natura...

 

... il Demone che albergava in lui e che tutti temevano.

 

Da allora la donna che lo aveva cresciuto non poté più nascondere la cosa e gli rivelò la verità. Gli raccontò che qualche anno prima un Vampiro era giunto nel villaggio, ma diversamente da come avrebbero fatto altre Creature delle Tenebre si limitò a violentarla, lasciando in pace gli altri abitanti del villaggio e le loro case. Lei rimase incinta di lui, e nonostante fosse il figlio di un Vampiro nel villaggio era stato più o meno accettato, anche se la sua presenza in quel luogo era considerata pur sempre una minaccia. Sua madre sembrava disprezzare il Vampiro per quello che aveva fatto, ma nonostante ciò non sfogava la sua rabbia sul figlio, che crebbe nel migliore dei modi, sia fisicamente che moralmente, ed i vari abitanti del villaggio stavano lentamente abituandosi a vederlo in giro per le poche strade che anche loro percorrevano...

 

Tutto sembrava andare per il meglio, fino a quella notte...

 

Un gruppo di banditi assalì il villaggio, seminando distruzione dappertutto ed uccidendo indiscriminatamente chiunque fosse davanti a loro, senza risparmiare nemmeno alcuni bambini, rimasti impietriti davanti all'assassinio dei propri genitori.

 

Fu in quel momento che il Vampiro si fece avanti per difendere tutto ciò che aveva imparato ad amare di quel luogo. La sua forza e la sua agilità erano pari a quelle di dieci uomini robusti, nonostante avesse solo otto anni, ed in pochi attimi riuscì ad uccidere gli assalitori. Si voltò felice verso i suoi coabitanti, ma dovette subito cambiare espressione...

 

La gente del villaggio aveva ricominciato a temere e diffidare di lui...

 

Non ci impiegò molto a capire il perché. Una volta che ebbe visto la sua immagine nell'acqua di un barile vide ciò che gli altri vedevano di lui...

 

Durante la battaglia il Demone dentro di lui si era manifestato in tutta la sua forza ed in tutta la sua terribilità. Ed anche nella sua forma...

 

In quel momento capì anche un'altra cosa: quello non era il suo posto...

 

Avrebbe abbandonato il suo villaggio ed avrebbe cercato un posto dove chi avrebbe incontrato lo avrebbe accettato per quello che era, anche se sapeva che in lui c'era una Bestia irrequieta capace di uccidere senza scrupoli. A niente servirono le proteste della povera madre, ormai era deciso ad andarsene e nulla lo avrebbe fermato, neanche l'amore di sua madre. Continuando a vivere con lei alla fine l'avrebbe messa in pericolo non solo per via della Bestia, ma anche con gli abitanti del villaggio. Dopotutto aveva partorito un Mostro, e questo poteva comportarle l'accusa di essere una strega, il che l'avrebbe con tutta probabilità mandata al rogo senza possibilità di scampo. Aveva solo otto anni quando fece ciò, ma era più determinato di qualsiasi adulto che fosse mai vissuto in quel luogo. Ricordava ancora che era partito di notte, mentre sua madre dormiva, in modo che non avrebbe dovuto affrontare il suo sguardo triste, forse l'unica cosa che lo avrebbe dissuaso dal compiere quell'azione...

 

I risultati però non erano mai stati rosei.

 

Ovunque si fosse recato non trovava mai qualcuno pronto ad accogliere uno come lui dopo averlo visto riflesso in uno specchio, e nemmeno gli altri Vampiri lo accettavano tra di loro, perché per loro era un Impuro. Era lo scarto della loro razza, e loro non volevano averci a che fare per nulla al mondo...

 

Poi, ad un certo punto, vide finalmente la luce...

 

Ovvero LEI.

 

L'unica creatura oltre sua madre che lo aveva mai amato.

 

Quel giorno di otto anni prima era ancora vivo nella sua mente...

 

Era seduto sulla sponda di un fiume ed osservava la sua immagine nell'acqua, l'unica cosa che non riflettesse il Demone che albergava in lui, poco dopo aver affrontato alcuni banditi che lo avevano assalito. Era ancora sporco di sangue e nonostante non fosse trasformato pensava che facesse lo stesso un po' di paura, quando si sentì una mano gentile sulla spalla. Si voltò e la vide. Era una ragazza dall'aspetto semplice e dai lineamenti delicati, tanto delicati che pensò che se l'avesse toccata sarebbe svanita come un sogno troppo bello. Vestiva con un semplice abito rosa, ma la cosa che la rendeva divina era il suo sorriso, un sorriso così amorevole che avrebbe messo a disagio anche il mostro che sua madre diceva fosse suo padre. La ragazza si sedette al suo fianco e disse.

 

"Che ci fai qui tutto solo? Sei tutto sporco di sangue, stai bene?"

 

"S-si, stò bene. Ma... tu chi sei?"

 

"Mi chiamo Aeris e sono una fioraia. Tu?"

 

"Mi chiamo Sephiroth e..."

 

"E cosa?"

 

"Non c'è altro da sapere su di me."

 

"Eh no, mi devi dire qualcosa di più. Non fare il misterioso o non ti mollerò finché non avrò saputo quello che voglio sapere."

 

Per la prima volta Sephiroth non sentì la persona che gli era di fronte come un'estranea, ma come un'amica che si conosce da tempo immemore. Quella era l'occasione buona per stringere un legame con qualcuno.

 

"Se la metti su questo piano... me ne sono andato dal mio villaggio quattro anni fa per trovare qualcuno che mi accettasse, anche se finora non mi è mai andata bene."

 

"Ci credo, ti sei visto? Se continui a girare per i feudi tutto sporco di sangue non farai altro che terrorizzare gli altri! Aspetta, ci penso io."

 

La giovane bagnò uno straccio nell'acqua del fiume ed iniziò a pulire il viso dell'albino, che tornò angelico come sempre. Infine Aeris prese una margherita e la mise tra i capelli del giovane per poi mettersi a frugare nella sua borsa.

 

"Visto? Ora va molto meglio, no? Guarda come sei carino ora."

 

La fioraia prese un frammento di specchio dalla borsa, ma quando lo vide Sephiroth chiuse gli occhi e lo allontanò da se con la mano.

 

"No. Ti prego, posalo. Preferisco guardarmi nell'acqua. Non voglio vederlo..."

 

Non voleva vedere quel Demone che abitava in lui, l'espressione malefica che aveva, gli occhi cremisi che lo guardavano truci, i capelli corvini che sembravano pezzi di metallo affilato, la carnagione scura come l'anima malefica che era...

 

"Suvvia, ti ho detto che ora sei molto più carino, che cosa..."

 

La ragazza guardò il riflesso del ragazzo nello specchio e finalmente capì perché non voleva vedersi riflesso, se non in acqua.

 

"Ma quello... è un Demone. Chi sei tu? Che cos'è quella creatura?"

 

"Quello  un Demone che alberga in me. Posso dire che sia il mio lato oscuro. Io... sono un Mezzosangue, sono nato da un Vampiro e da un'umana."

 

"Mi dispiace, non potevo sapere..."

 

Sephiroth si alzò per andarsene, ma Aeris lo trattenne per il mantello, ormai logoro dai tanti anni di viaggio.

 

"è per causa sua che sei andato via dal tuo villaggio, vero? È per colpa sua che nessuno ti accetta per quello che sei?"

 

"Si, ed è per questo che me ne stò andando. Ora che anche tu lo sai sei libera di odiarmi, io non rimarrò più qui."

 

Il giovane avanzò ancora, ma stavolta a fermarlo ci fu un abbraccio. Da quanto tempo era che nessuno lo abbracciava in un modo così affettuoso?

 

"Non è giusto che tu soffra in questo modo. Solo perché il tuo riflesso non rispecchia chi sei nessuno ha il diritto di scacciarti, è una cosa terribile!"

 

"Comunque sia non puoi farci niente. Finché la gente avrà mentalità troppo ristrette sarò costretto a vagare da solo. Ormai mi sono rassegnato, finché questa civiltà non si evolverà non potrò mai essere una persona qualunque."

 

"Invece una cosa puoi farla. Puoi rimanere con me."

 

"Cosa?"

 

"Credi di essere l'unico ad avere qualcosa che non è umano in te? Io sono una Mannara. L'unica differenza che ho con te è che io sono una Licantropa pura e che la mia immagine riflessa è sempre la stessa."

 

Sephiroth si sentì improvvisamente sollevato: finalmente era stato accettato.

 

Ma non da un Vampiro...

 

Né da un umano...

 

Ma da una Mannara.

 

Erano poche le cose che Sephiroth sapeva sul mondo delle Creature delle Tenebre, ma una di queste era che tra Vampiri e Licantropi non c'era mai stata pace, nemmeno nei tempi più remoti, quando nacquero le due razze, e che gli appartenenti di entrambe che non partecipavano alla guerra preferivano tenersi lontani gli uni dagli altri per non avere problemi con i propri compagni. Cosa spingeva allora una Mannara a rimanere assieme a lui? Non lo sapeva, ma ormai non gli interessava. L'unica cosa che lo interessava era che quella ragazza voleva stare con lui, nient'altro...

 

 Passarono un anno assieme, probabilmente l'anno più felice della vita del ragazzo, che si innamorò perdutamente della Mannara. Durante le notti di luna piena Aeris si trasformava senza che potesse opporsi, ma non diventava un'orrenda bestia come altri Mannari, nonostante si trasformasse rimaneva aggraziata ed aveva un fascino selvaggio, tipo quello che rende attratti da una fiera creatura dei boschi.

 

Purtroppo, si sa, la felicità non è mai troppo duratura.

 

La sua felicità finì in una notte di eclissi lunare.

 

Si era dato appuntamento con Aeris vicino ad un maestoso albero secolare, come faceva ogni volta, e quando arrivò trovò la ragazza seduta in silenzio su una delle radici. La chiamò e la giovane gli venne incontro. Tra le mani reggeva una coppetta di legno contenente uno strano liquido.

 

"Finalmente sei arrivato. Ho una cosa per te."

 

La ragazza gli porse la coppa. Sephiroth non capì.

 

"Che cos'è?"

 

"Un elisir speciale che mia madre mi ha insegnato a fare. Serve ad unire le anime di chi lo ha fatto e chi lo beve per sempre."

 

Sentite tali parole Sephiroth bevve subito l'elisir che la giovane gli porgeva, ma dopo un paio d'attimi iniziò a sentirsi strano. Sentì il so corpo addormentarsi lentamente, mentre lui rimaneva sveglio. Voleva parlare, chiedere alla sua amata che stesse succedendo, ma non ci riusciva. Aeris lo sorreggeva e mentre faceva questo piangeva.

 

"Perdonami Sephiroth, lo stò facendo per te. Addio, amore mio."

 

La Mannara nascose il ragazzo tra alcuni cespugli e si avvicinò all'albero.

 

Per sua sfortuna Sephiroth vide tutto ciò che accadde dopo.

 

All'improvviso si avvicinarono alla giovane fioraia delle persone, tra le quali si distingueva un anziano vestito con abiti nobiliari decisamente costosissimi a giudicare dalle fibbie ed ornamenti vari. Proprio quest'ultimo fu a parlare ad Aeris.

 

"Aeris, ci è giunta voce che è da un anno che frequenti un Vampiro..."

 

"Si, è vero. Che c'è di male?"

 

"I Vampiri sono nostri nemici, dovresti avere contatti con loro solo per ucciderli."

 

"Lui non partecipa alla guerra tra Mannari e Vampiri, non è un pericolo."

 

"... Aeris, non è che per caso ti sei innamorata di quel Vampiro?"

 

"Messer Hojo, veramente..."

 

"Sai che succede a chi stringe legami col nemico e tu non verrai trattata diversamente."

 

L'uomo si trasformò in un lupo bianco, ma diversamente da altri Mannari che aveva incrociato durante la sua via e che lo avevano lasciato perdere non aveva un aspetto maestoso, ma era rinsecchito e decadente, come fosse un cadavere vivente. Hojo azzannò Aeris alla gola, assaporando il sangue della giovane e godendo di quel turpe assassinio. Dagli occhi della Mannara caddero alcune lacrime, le stesse che stavano scendendo anche dalle guance di Sephiroth.

 

Il ragazzo voleva urlare, gridare a quel mostro di lasciar stare la tanto amata fioraia, avrebbe voluto alzarsi ed uccidere uno ad uno quegli esseri indegni di vivere.

 

Ma non ci riuscì.

 

Non riusciva nemmeno a chiudere gli occhi, l'unica cosa che poteva fare era soffrire in silenzio e contemplare l'orrido spettacolo che gli era stato offerto. Dopo qualche attimo il vecchio lasciò il collo della giovane, che cadde a terra, esanime.

 

"Nessuno può pensare di andare contro noi Mannari, nemmeno un altro Licantropo. Chiunque ci sbarrerà la strada farà la stessa fine sua."

 

Hojo recise un ciuffo dai suoi capelli pallidi e lo lasciò vicino alla vittima, come per confermare l'atto, e se ne andò, seguito dai suoi compagni. Solo quando fu l'alba Sephiroth poté ricominciare a muoversi, ma ormai era troppo tardi. Prese tra le braccia il viso dell'amata e le chiuse gli occhi, continuando a versare lacrime nel silenzio più totale. Strinse a lungo il corpo ormai defunto della Mannara che lo aveva accolto nel suo cuore, come se sperasse che, per magia, si risvegliasse e tornasse a vivere come aveva fatto fino a qualche giorno prima.

 

Ma non fu così.

 

Seppellì la ragazza alle radici di quell'albero che per tanto tempo era stato testimone del loro amore, e davanti a questa tomba naturale giurò che si sarebbe vendicato, che non si sarebbe fermato finché non avrebbe ucciso Hojo con le sue stesse mani e che coloro che si sarebbero intromessi tra lui ed il suo obiettivo non sarebbero stati risparmiati. Aeris non l'avrebbe voluto, ma ora lei non c'era più, che motivo aveva per perdonare quegli esseri immondi che l'avevano uccisa?

 

Fu così che iniziò la sua caccia ai Mannari, e per otto anni non fece altro che vagare alla ricerca di Hojo, senza però mai trovarlo. Alla fine capì che non avrebbe mai potuto farcela da solo, aveva bisogno di informazioni più utili di quelle dei passanti o dei Mannari che non partecipavano alla guerra.

 

Aveva bisogno d suo padre.

 

Probabilmente il Vampiro che lo aveva generato era un membro attivo all'interno dei ranghi dei Vampiri, il che spiegava come mai non fosse più tornato al villaggio da quando Sephiroth era nato. Infatti era proprio lì che il giovane si stava dirigendo, al suo villaggio. Forse sua madre gli avrebbe potuto rivelare qualcosa di importante sul padre, qualcosa che da piccolo non avrebbe mai potuto comprendere, ma che in quel momento gli sarebbe stata d'importanza vitale, e forse lui sapeva come trovare Hojo. Il sole stava per tramontare e nonostante mancasse da molto dalla sua terra natia ricordava bene la conformazione del territorio e capì che era vicino. Superò la collinetta sulla quale si rifugiava da piccolo e guardò a valle con un sorriso radioso, un sorriso che si trasformò in un'espressione incredula.

 

Il suo villaggio stava bruciando tra le urla di dolore e di disperazione.

 

Scese dalla collina più velocemente che poté, ma arrivò troppo tardi lo stesso. Ormai degli abitanti rimanevano solo cadaveri mutilati, non erano stati risparmiati nemmeno vecchi e bambini in fasce. Notò chiaramente segni di battaglia, ma i contadini ed i pochi uomini del villaggio non potevano di certo reagire a quello che sembrava un attacco ben organizzato. Le donne infine sembravano essere state stuprate prima di essere mandate all'altro mondo anche loro. Si diresse subito a casa sua, anche se sapeva che probabilmente non l'avrebbe trovata come tredici anni prima.

 

Infatti anche la sua casa era stata quasi del tutto consumata dalle fiamme.

 

Incurante dell'incendio entrò nell'abitazione, dove trovò sua madre stesa a terra. Respirava ancora per miracolo, ma ormai era anche lei condannata a morire. Era come se le fosse stato strappato un enorme brandello di carne dall'addome. Sephiroth la prese tra le braccia e disse.

 

"Madre, sono io. Che è successo? Chi è stato? Ti prego, rispondimi! "

 

"Se... phi... roth, Mar... lene... A..."

 

La donna smise di respirare, rivolgendo un ultimo sguardo al figlio, ormai in lacrime. Ora aveva perso anche l'ultima persona che lo aveva mai amato. Sephiroth vide che la mano di sua madre indicava qualcosa, perciò si diresse in quella direzione. Marlene... Marlene era il nome di una bambina del villaggio. Aveva poco più di un anno quando lui se ne andò, ma da una delle missive che riceveva spesso da sua madre aveva saputo che il padre della piccola era morto e per questo se ne occupava lei. Doveva essersi così affezionata a lei che la considerava come sua figlia. In effetti anche lui la sentiva come una sorellina, anche se non l'aveva mai vista dopo che aveva lasciato il villaggio, e forse anche la piccola provava la stessa cosa. Uscito fuori trovò la ragazzina stesa a terra, la sollevò e quella aprì gli occhi.

 

"S-sei tu Sephiroth?"

 

"Si, sono io. Sei tu Marlene?"

 

La ragazzina annuì, ma subito dopo fece una smorfia di dolore e tossì sangue. Aveva una ferita ad un polmone, una ferita mortale per un umano...

 

Ma non per un Vampiro.

 

Tale idea balenò subito nella mente di Sephiroth, così come i dubbi: chi gli dava il diritto di trasformarla in una Vampira? E lei avrebbe accettato questa nuova vita? I Vampiri si rigeneravano più velocemente degli esseri umani e questo l'avrebbe salvata, ma a che pro farla sopravvivere per una vita vissuta nelle Tenebre, se poi sarebbe stata pronta a togliersela pur di non essere un mostro come lui? Purtroppo non poteva indugiare oltre, se sua madre lo aveva mandato subito da lei era di certo per salvarla, perciò si decise a farlo, almeno per acconsentire all'ultimo desiderio di sua madre.

 

"Non ti preoccupare, ti guarirò. All'inizio forse ti farà un po' male, ma ti prometto che non ti accadrà niente. Ti senti pronta?"

 

Marlene annuì e Sephiroth avvicinò il viso al collo della ragazzina. Avrebbe voluto evitare di fare quello che stava per fare, ma non aveva scelta. Alla fine si costrinse a trasformarsi in un attimo nella bestia che tanto odiava e morse Marlene, che si fece scappare un urlo di dolore, per poi svenire mentre la ferita si rimarginava. Quella era la prima volta che Sephiroth mordeva qualcuno, ma farlo per salvarle la vita non lo fece sentire meglio. Ora si sentiva davvero un mostro. Appena aveva sentito il sapore del sangue quell'orrido demone ne aveva chiesto di più, voleva che continuasse, ma era riuscito a trattenerlo e nonostante la natura di Vampiro che aveva sputò il sangue che aveva in bocca. Ripresosi dall'orrenda sensazione coprì Marlene col suo mantello e rimase seduto al suo fianco. Ora tutto dipendeva da lei, se vivere la vita da Vampira o lasciarsi morire tra i raggi del sole dopo aver saputo cosa le era successo. L'albino però in quel momento pensava ad altro. Perché il suo villaggio era stato attaccato? Era in una misera zona senza importanza strategica, quindi non c'era bisogno di invaderlo o distruggerlo, ma quello che più lo sconvolgeva era la brutalità con cui erano stati uccisi tutti, ed in particolare sua madre. Degli umani avrebbero risparmiato vecchi, bambini e donne, anche se di certo queste sarebbero state violentate lo stesso, e gli uomini che si fossero arresi sarebbero stati fatti prigionieri. Anche i Vampiri non avrebbero martoriato così dei cadaveri, da quanto aveva appreso in tutti i suoi anni di viaggio i Vampiri, anche se creature delle Tenebre, erano sempre animati da una qualche forma d'arte ed anche i loro delitti erano, in un certo senso, artistico, mentre la bestialità di quell'assalto era più simile a quella... a quella dei Mannari.

 

In effetti quando qualcuno veniva scelto per prendere parte alla guerra sia Vampiri che Mannari osservavano per molto tempo i membri più adatti ad entrare nei loro eserciti.

 

I Vampiri sceglievano artisti, poeti, scrittori, amanti della bellezza e gente dall'animo anche nobile, il che gli faceva credere che suo padre fosse un narcisista egocentrico.

 

I Mannari invece sceglievano gente dall'evidente forza bruta, galeotti, criminali e varia feccia del mondo.

 

Però c'erano anche le eccezioni.

 

 Aeris ne era un esempio.

 

Lei è diventata Mannara probabilmente dopo essere stata attaccata da un altro suo simile, però c'erano anche persone che si univano di loro spontanea volontà ai ranghi delle due razze, o perché temevano la morte e la vecchiaia o perché il loro unico desiderio era combattere o vendicarsi di qualcuno. Questo era il motivo per cui esistevano anche Mannari nobili e Vampiri indegni.

 

Sephiroth si alzò ed andò in giro per il villaggi, sperando di trovare qualcun altro vivo, ma erano davvero tutti morti. Decise allora di prendere tutto quello che poteva servirgli dalle varie case e dare una degna sepoltura ai defunti, ma prima portò i pochi soldi, cibarie ed oggetti che era riuscito a salvare dalle fiamme vicino a Marlene. Quando posò gli oggetti ai piedi della ragazzina si accorse di qualcosa a terra: un ciuffo di capelli bianchi...

 

Hojo.

 

Era stato lui ad attaccare il villaggio.

 

Nella mente di Sephiroth tornarono ancora una volta le immagini orribili di quella notte in cui uccise Aeris ed il dolore che provava si trasformò in rabbia e l'odio che provava per il Mannaro crebbe a dismisura.

 

Adesso aveva un altro motivo per voler vedere morto un essere tanto spregevole.

 

Il suo unico rammarico era di non sapere dove fosse andato. Se lo avesse saputo l'avrebbe inseguito e trucidato all'istante, anche a costo di essere ucciso dai suoi compagni.

 

"Sephiroth, sei tu?"

 

Il ragazzo si volse e si trovò dinanzi un uomo di elevata statura, vestito di nero ed avvolto in un mantello rosso fuoco. I capelli corvini contrastavano con il viso pallido dell'uomo, che ora guardava l'albino con dei fiammanti occhi cremisi. Al suo fianco c'erano una spada ed una faretra, ma la cosa che più incuteva timore nel giovane era il braccio sinistro dell'uomo, metallico e dal colore dorato. Sephiroth si alzò e posò la mano sull'elsa della spada, pronto ad attaccare quell'uomo.

 

"Chi sei? Che cosa vuoi da me?"

 

L'uomo non rispose, ma guardò sconsolato ciò che ne rimaneva del villaggio ed aggiunse con una punta di rimpianto.

 

"Sono arrivato troppo tardi."

 

"Vuoi dirmi chi sei?!"

 

"Sei libero di non credermi, ma... io sono tuo padre."

 

Sephiroth non lasciò l'elsa dell'arma, ma rimase lo stesso senza parole a quella rivelazione. Quindi era quello il Vampiro che lo aveva messo al mondo violentando la madre.

 

"T-tu sei..."

 

"Mi dispiace avervi abbandonato per tutto questo tempo, ma non ho avuto altra scelta. La ragazzina è in grado di muoversi?"

 

"È svenuta. Era ferita e l'ho..."

 

"Hai fatto quello che dovevi fare. Vieni con me, vi porterò al sicuro."

 

"Ma... non possiamo lasciare così queste persone! Hanno diritto ad essere sepolte!"

 

"Non rimarranno insepolte. Quelli tra di noi che non si occupano della guerra sono tenuti a rendere degna sepoltura ai defunti, sia umani che Creature delle Tenebre. Domani mattina non ci sarà più nessun cadavere."

 

"Però... vorrei almeno rendere onore io a mia madre prima di partire."

 

"E sia."

 

L'uomo non disse altro, ma aiutò Sephiroth a dare l'addio più degno che poteva alla donna che lo aveva accudito nonostante le difficoltà. Dopo ciò il Vampiro si fece carico di ciò che Sephiroth aveva trovato, mentre il ragazzo issò Marlene sulle spalle. In quel momento un turbine di sentimenti contrastanti  prese il giovane, dopo quella notte gli era rimasto davvero poco o niente per cui vivere. Infine decise di rompere il silenzio che era calato tra lui e quella persona che diceva di essere suo padre. In effetti aveva dei dubbi: un padre qualsiasi avrebbe subito abbracciato il figlio e si sarebbe tenuto in contatto con lui, mentre quell'uomo non aveva fatto niente di questo.

 

"Scusa... padre, come mai non ti sei mai fatto vedere prima d'ora?"

 

"... Davvero ti interessa saperlo?"

 

"Ho troppe domande che necessitano di una risposta."

 

"... Va bene. Cosa vuoi sapere?"

 

"Chi sei e perché violentasti mia madre?"

 

"Mi chiamo Vincent Valentine e come tu saprai non sono nato così..."

 

"E come è successo?"

 

"Una notte di molto tempo fa il villaggio fu preda di una scorreria dell'esercito di Midgar. Io ed altre persone cercammo di difenderci, ma i soldati erano in troppi e rischiavamo di soccombere, quando all'improvviso è apparso un Vampiro che ci ha salvati. Per riconoscenza lo accolsi in casa mia, dove mi raccontò della guerra che c'è tra Mannari e Vampiri, quali luoghi erano protetti dai Vampiri e... mi chiese di prendere il suo posto. Non capii perché dicesse questo, almeno finché non mi mostrò una ferita che aveva al petto. È vero, i Vampiri ed i Mannari hanno grandi poteri rigenerativi, ma una ferita che colpisce il cuore non lascia scampo, anche se alle Creature delle Tenebre è concesso più tempo per morire. Prendendo il suo posto avrei dovuto vegliare sul villaggio e nello stesso tempo combattere i Mannari. Decisi allora di accettare la proposta e divenni un Vampiro. Per quanto riguarda tua madre... credo che tu sappia già cosa è successo."

 

"Ho dei dubbi."

 

Vincent girò il capo per vedere Sephiroth, come se volesse capire quello che pensava leggendoglielo negli occhi.

 

"Che tipo di dubbi?"

 

"Quando ero piccolo molte volte ho visto mia madre scrivere di nascosto delle lettere e piangere leggendone altre. Non so che contenessero, so solo che le custodiva nella cassetta che abbiamo seppellito assieme a lei. Quando poi parlava di te non lo faceva con rabbia, e non mi guardava nemmeno negli occhi, come se avesse paura di non farcela a parlare."

 

"... Allora te ne sei accorto."

 

"Di cosa?"

 

"Che Lucrezia fingeva di odiarmi e delle lettere che ci mandavamo sempre. Probabilmente niente di quello che ha detto corrisponde a verità."

 

"Ma... perché mentirmi quando..."

 

"Sono stato io a chiederglielo."

 

"Cosa? E perché? Ti prego, dimmi la verità."

 

"Io e tua madre eravamo fidanzati. Sapevo che da Vampiro non avrei potuto più vederla, ma era grazie a quel Vampiro se io non sono morto e lei non ha subito niente dai soldati. Infatti io abitavo in questo stesso villaggio. Fu allora che mi chiese di sposarla e di mettere al mondo una creatura che non sarebbe stato altro che il frutto del nostro amore, dopodichè dovetti andarmene. Fu allora che le chiesi di raccontarti una frottola riguardo me, dopotutto che razza di padre sarei stato se in tutta una vita non fossi mai tornato? In effetti non avrei nemmeno il diritto di parlarti dopo questi anni in cui non ci sono stato. Da quanto ho visto la tua natura demoniaca mi è molto simile, anche se si manifesta solo quando sei in preda all'ira. Purtroppo negli ultimi tempi abbiamo avuto molti problemi con i Mannari ed ho dovuto abbandonare spesso la custodia del villaggio, ma stavolta non c'è stato più niente da fare. Mi dispiace, probabilmente ora penserai..."

 

"A niente, siamo entrambi colpevoli della stessa colpa. Abbiamo lasciato morire le persone a cui tenevamo di più. E poi ho paura che riceverò l'odio di un'altra persona..."

 

"Marlene? L'hai salvata, non ha motivo per odiarti."

 

"Ma io l'ho trasformata in un Vampiro! E se lei non avesse voluto? Dovrà vivere nelle Tenebre come gli altri Vampiri dopo aver vissuto alla luce del sole, così, all'improvviso, senza aver la possibilità di tornare indietro!"

 

"Ci penseremo quando si sveglierà. Tu l'hai fatto perché era l'unico modo che avevi per salvarla, punto. Comunque sia vi porterò in una cittadella qui vicino. Lì abitano Vampiri e Mannari che non partecipano alla guerra, ma dovremo camminare per due giorni senza fermarci."

 

"Ma... tu e Marlene non potete camminare di giorno, morirete!"

 "Marlene non dovrà rinunciare al sole se è questo che ti preoccupa. Tu sei un Mezzosangue e non puoi creare Vampiri completi. Io invece posso viaggiare di giorno grazie a questo artefatto magico che ho al braccio."

 

"In che differiscono i Vampiri puri ed i Mezzosangue?"

 

"Direi poco. I Vampiri totali possono dirsi poco più forti dei Mezzosangue, mentre questi possono viaggiare di giorno, hanno una predisposizione migliore al combattimento per rimanere in vita e probabilmente sono più emotivi, e ciò può essere utile in battaglia. L'unico problema è che loro possono specchiarsi, ma ciò che vedono non è la loro esteriorità, ma ciò che nascondono. In questo Marlene è stata fortunata, essendo stata generata da un Mezzosangue la sua natura demoniaca è pressoché inesistente."

 

"So che chi, come te, combatte attivamente tra i ranghi delle Creature delle Tenebre solitamente appartiene ad una Confraternita o un Clan. Tu appartieni ad uno di questi?"

 

"Non è molto rilevante saperlo."

 

"Invece si. Voglio entrare nel Clan e prendere parte attiva alla guerra."

 

Vincent si fermò e si girò verso Sephiroth, guardandolo con uno sguardo che non ammetteva repliche, ma che il ventunenne sostenne coraggiosamente.

 

"Senti, so che come padre non sono stato di certo esemplare, ma questo non posso permettertelo. So che hai viaggiato da solo per molto tempo, ma se entri in guerra contro i Mannari non potrai tirarti più indietro. Qui c'è in gioco la tua vita, te ne rendi conto?!"

 

"Per quanto mi riguarda sono già in guerra con i Mannari. Ora tu rispondi alla mia domanda ed io ti spiegherò le mie motivazioni."

 

Vincent si rimise in marcia e Sephiroth lo seguì. Dopo qualche minuto l'uomo finalmente parlò.

 

"Appartengo alla terza casata dell'Ordine del Drago, uno dei Clan maggiori esistenti. Sono un balestriere, ma all'occorrenza so anche tener testa ai miei avversari nei duelli all'arma bianca. Perché vuoi entrare a far parte di una di queste Confraternite?"

 

"Qualche anno fa ho conosciuto una Mannara che era estranea alla guerra. Divenni suo amico e poi... ci innamorammo. Purtroppo alcuni suoi simili lo seppero e la uccisero. Credo che siano gli stessi che hanno attaccato il villaggio. A terra ho trovato questo, lo lasciò anche il capo dei Mannari che uccisero Aeris."

 

Sephiroth porse il ciuffo al padre, il quale lo afferrò con rabbia. Il suo viso si trasformò in una maschera d'ira mentre ringhiava.

 

"Hojo, allora Lucrezia aveva visto giusto in quelle lettere!"

 

"Tu lo conosci?"

 

"Pure troppo bene. È mio fratello."

 

La cosa lasciò Sephiroth senza parole. Suo zio era stata la causa di tutti gli avvenimenti peggiori della sua vita?

 

"Ma... come è possibile? Tu sei un Vampiro e lui..."

 

"È una faccenda complicata. Hojo è sempre stato un tipo corrotto nell'animo e nella morale e per questo motivo fu scacciato dal villaggio. Quando lo rincontrai, pochi anni dopo la tua nascita, mi rivelò di essere diventato un Mannaro e che la prossima volta che ci saremmo incontrati non saremmo stati più fratelli, ma semplici nemici. Lucrezia mi ha scritto ciò che è successo con la tua amica Aeris e sospettava che si trattasse proprio di lui. Per questo motivo ho fatto molte ricerche ed ho scoperto che Aeris era stata promessa ad Hojo, e questo tuo rapporto con lei di certo non gli andava a genio. È inutile, la sua natura abominevole lo ha portato a distruggere il nostro villaggio senza nessuno scrupolo."

 

"Allora, vuoi portarmi al tuo Clan?"

 

"Prima dobbiamo raggiungere la cittadella e mettere al sicuro Marlene, poi penseremo a questo."

 

I due si rimisero in marcia. Ora che molte cose combaciavano i due erano praticamente sulla stessa lunghezza d'onda, nessuno li avrebbe fermati mentre erano insieme, questo era sicuro. Improvvisamente davanti a loro comparvero due lupi troppo grandi per essere dei semplici animali selvatici. Uno di loro sembrava molto giovane e robusto ed aveva un folto manto dorato. Quando si trasformò divenne un ragazzo dai capelli biondi ed occhi azzurro brillante, dietro la cui schiena aveva legata uno spadone. L'altro invece aveva un pelo rosso molto corto, la punta della coda era luminosa ed aveva una cicatrice sull'occhio sinistro. Sephiroth si preparò a fronteggiarli, ma Vincent lo fermò.

 

"Calmo, non c'è bisogno di combattere. Sono nostri alleati."

 

"Cosa? Il tuo Clan ha dei Mannari come alleati?"

 

"Si. Il ragazzo si chiama Cloud Strife. Dopo che l'intera famiglia gli è stata uccisa sotto gli occhi lo hanno reso uno di loro, ma lui si è ribellato ed ha ucciso chi lo aveva generato ed i suoi compagni, decidendo di unirsi a noi, mentre Red XIII è uno dei primo Licantropi apparsi sulla terra, quelli che diedero inizio alla stirpe. Dice di essere rimasto disgustato dalle atrocità che i suoi simili compiono, e per questo si è unito a noi. So che potrà non farti piacere, ma abbiamo bisogno del loro supporto."

 

"Quindi sei tu Sephiroth. Vincent mi ha parlato molto di te, spero di poter avere la tua fiducia e la tua amicizia."

 

Il ragazzo tese la mano a Sephiroth, ma questi rimase fermo. Non riusciva a sopportare l'alleanza con un Mannaro, ma sentiva che in quel momento si stava sbagliando. Cloud non sembrava aver pregiudizi nei suoi confronti, forse anche lui aveva bisogno di dar fiducia a qualcuno. Finalmente si decise ad afferrare la mano del biondo e disse.

 

"Puoi starne certo. Quando tutto sarà finito finalmente potremo vivere senza doverci guardare sempre le spalle. Mi fido di te."

 

"Bene, direi che come inizio non c'è male. Forza rimettiamoci in marcia."

 

Il gruppo si rimise in marcia verso la cittadella. In quella notte Sephiroth aveva perso sua madre ed il suo villaggio, ma aveva trovato degli alleati. Finalmente la sua vendetta era vicina, non gli importava cosa sarebbe successo dopo, che fosse morto o fosse sopravvissuto, l'importante era che finalmente Hojo l'avrebbe pagata, ed il fatto che si trattasse di suo zio non l'avrebbe impietosito. Aeris e sua madre sarebbero state vendicate dalla stessa persona che le aveva viste morire, dallo stesso Vampiro...

 

Fine

Ecco la prima fanfiction di quest'anno, si inizia in tragedia! Speriamo che quest'anno non sia una tragedia o stiamo freschi... Ultimamente quelli della Telecom hanno combinato un casino con le linee ADSL, perciò credo ci vorrà un po' prima che ritorni con la stessa frequenza di prima. Tornando a noi non so come mi sia venuta questa fanfiction, ma quando ho letto il background del personaggio che mi sono creato in Bitefight mi sono reso conto di quanto potesse essere interessante lo sviluppo di una storia del genere. Se qualcuno vuole entrare in questo gioco come Vampiro può cliccare sul link del messaggio personale del forum. So che qualcuno si aspetterebbe un seguito, ma preferisco lasciare i soliti spazi bianchi, magari potete aggiungerci qualcosa voi^^. Da qui è tutto, a presto!







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