Capitolo II
"Dove andiamo?"
E' abbastanza tardi, quasi ora di cena. Mi fa la domanda quando vede che la macchina non imbocca la via di casa, ma quella per uscire da Nibelheim.
"Sorpresa..."
Lo rassicuro in tono calmo, e lui mi guarda, curioso. Sicuramente penserà che tutto questo è strano. Siamo stati tutti e due fino adesso in palestra, io per affari miei, lui per i suoi. Guardo la strada, e intanto penso quanto sia particolare il suo comportamento. E' così contento quando Vincent viene a trovarlo, però non capisco perché non voglia stare con lui. E' suo padre, dannazione, ne ha bisogno. Ma vuole rimanere con me. Se gli chiede di andare da lui, scuote la testa e dice:
"No, papà, grazie. Un'altra volta"
Come se avesse paura a lasciarmi sola. Sono adulta Rei, non ho paura del buio. O forse sì? Non lo so, in questi sette anni, non ho mai avuto l'occasione di ritrovarmi davvero sola, prima c'era sempre Vincent, e ora c'è sempre Rei. Due uomini diversi, anzi, forse non tanto, ma che comunque in un modo o nell'altro si occupano di me. Tu non lo sai, mocciosetto, ma credo che se non ci fossi, adesso probabilmente sarei infangata nell'autocommiserazione fino al collo. Non lo sai che badi tu più a me di quanto io a te. Non lo sai come sono capace di ridurmi quando sono sola. Per questo ti voglio premiare, ricompensare. Lo so che non potrà mai essere abbastanza. E' solo che... oh, voglio vederti felice. Ho come l'impressione che dentro quella testolina girino troppe cose, la maggior parte della quali non adatte alla tua età. Sei troppo maturo, troppo intelligente. Vedi le cose prima che appaiano e ho paura che questo ti porti troppo fuori dalla normalità. O, più semplicemente, ho paura che diventi come me. Questa è l'ultima cosa che deve succedere.
"Si può sapere dove stiamo andando?"
"Ok, ok... lo sai che hanno aperto un grande magazzino solo per i giocattoli?"
"Wow..."
Hai afferrato al volo. Magari Rei, voglio solo che ti comporti un po' più da bambino. Altrimenti crescerai troppo velocemente. Sembri contento ma non entusiasta. Lo so io cosa ci vuole. Uomo di poca fede, pensi davvero che ti sto portando in un posto pieno di pupazzi, macchinine e palloni? Questa roba non fa per te, lo so.
"E c'è un piano tutto dedicato solo ed esclusivamente ai videogames..."
Lancia un urlo acutissimo e prende a saltare sul sedile. Forse abbiamo un po' troppe cose in comune. La Playstation, per esempio. Tanto lo so, che se gli compro un videogioco poi lo facciamo tutto insieme. Oddio, sono una madre snaturata.
Arriviamo, il posto è abbastanza grande. Parcheggio e non faccio in tempo a slacciarmi la cintura che lui è già fuori a mezza strada tra la macchina e l'entrata. Forse dovrei incoraggiarlo a giocare a pallone con gli altri bambini, ad andare sull'altalena. Ma non me la sento Rei, scusami. Se ti comporti così, diventa tutto meno pericoloso. Se fai così, c'è meno possibilità che leghi con una persona in particolare. Chiedimi tutto quello che vuoi, giocattoli, soldi, megafesta con tutti i bambini di Nibelheim, un cavallo, qualsiasi cosa.
Ma non ti permetterò mai, mai di avere una migliore amica.
Maschio sì, quanti ne vuoi. Femmina no, dovessi segregarti in casa.
Entro in quello che può tranquillamente essere definito il paese dei balocchi. Nonostante sia quasi ora di chiusura, ci sono una marea di bambini e una marea di genitori che corrono loro dietro. Centinaia di scaffali, tutti in fila perfetta come soldati, espongono giocattoli di tutti i tipi. Probabilmente non ne esistono tanti di posti così. La gente viene dalla città per trovarlo.
Rei è già un bel pezzo avanti, esamina un cartellone vicino al banco informazioni. Mi avvicino e i nostri sguardi si posano insieme sull'unica informazione che ci interessa.
Videogiochi, elettronica e informatica. Piano 3.
Mi afferra la mano, euforico, e mi trascina verso le scale mobili.
"Piano, Rei... so camminare"
Allora rallenta un po', ma ci mettiamo comunque un baleno ad arrivare al terzo. E, bhè, devo dire che a chiunque appassionato del genere, sarebbe venuto un infarto. Non avevo mai visto tanti videogiochi, per ogni piattaforma, rigorosamente ordinati dalla A alla Z tutti insieme. Rei alza la testa e mi guarda con gli occhioni da cucciolo abbandonato.
"Vai pure, però non ti allontanare troppo, ok?"
Annuisce e parte, verso il suo piccolo paradiso. Lo guardo un po' finchè gli scaffali non mi escludono la sua vista, e anch'io prendo a dare un'occhiata in giro.
Mi piace questo posto, devo venirci più spesso. Prendo da un ripiano una cassetta dalla copertina interessante e gli do un'occhiata.
Rule of Rose. Sembra carino, ma credo che sia un po' horror. Meglio di no, dopo vuole giocarci anche Rei, e non mi sembra il caso. Lo rimetto a posto e riprendo a scorrere la lista. Mi fermo quando vedo di nuovo un possibile candidato e faccio per prenderlo, ma un botto terrificante mi fa fare un salto indietro, scioccata. Una bambina sulla mia sinistra ha fatto cadere un'intera colonna di videogiochi. La guardo allibita. Avrà più o meno l'età di Rei. Si volta e... zam, con una manata incredibile ne tira giù un'altra. Fa per continuare, senza scomporsi, ma la blocco.
"Ehi, ferma..."
Mi guarda malissimo, con due occhi azzurri come il cielo che mi fanno sussultare. Due trecce castane non troppo lunghe le scendono sulla schiena. E' vestita in una maniera graziosissima, con una gonnellina piena di pizzi, collant colorati e un maglioncino fantasia. Sembra una bambola. Si ribella e cerca di riprendere il suo passatempo distruttivo, ma io sono più veloce e le blocco i polsi.
"No, non si fa..."
Mi guardo intorno, ma non c'è nessuno a parte noi.
"Sei sola? La mamma?"
Mi lancia un'occhiata imbronciata, con i lucciconi di un imminente pianto.
"Ti sei persa?"
Non risponde, non si muove. Sembra molto arrabbiata. Provo a chiederle il nome, ma continua a rimanere in silenzio.
"Lily!"
Una voce di donna qui vicino, abbastanza preoccupata. La piccola si muove, ma resta muta.
"Perché ho come l'impressione che ti chiami Lily?" le sorrido.
Ora la voce è dietro di me, ma ha un tono più sollevato, con una nota di disappunto.
"Lily! Finalmente! Dove ti eri cacc..."
Si interrompe bruscamente.
Strano, mi sembra familiare.
Non faccio in tempo a girarmi per metà che qualcosa di esile ed estremamente rosa mi salta praticamente in braccio, urlando.
"OMMIODDIOTIFA!!!!"
Mi si gela il sangue nelle vene.
Abbracciala, Tifa.
Muoviti, che aspetti?
Abbracciala, cazzo.
E va bene, va bene. La abbraccio. Senza nemmeno accertarmi che sia lei. Lo so che è lei. Nessuna altra persona al mondo sana di mente sarebbe capace di saltare addosso a qualcuno urlando le parole o, mio, Dio, Tifa, tutte attaccate come fossero una sola. Si stacca e mi guarda sognante, come se avesse davanti l'ottava meraviglia del mondo. Ha le lacrime agli occhi e continua a ridere. Dio, come mi sento stupida. Dovrei scoppiare a pianger anch'io per la felicità. Cosa ho che non va, perché sono così maligna?
"T- Tifa... tu... dove... quando...?"
"Calmati" le dico semplicemente.
Qualcosa scorre dentro di me e all'improvviso scatta. Riesco a sorriderle. Sta tremando tutta. Miseria, è così felice, e lo è per me. Perché? Cosa ho fatto io per meritarmelo?
"Tifa!!" urla di nuovo saltandomi al collo.
Aerith Gainsborough.
La mia migliore amica. O forse è più esatto dire che io sono la sua. Mah, è una cosa reciproca. Quella con cui si chiacchiera di tutto, quella a cui si dice tutto -o quasi-, quella con cui si divide tutto. Quella con cui si va in giro, quella con cui si va a comprare qualsiasi cosa, pure le mutande. La persona più adorabile, ottimista, gentile e simpatica di questo mondo. Non solo la migliore amica, ma l'amica migliore, nel senso più generale in assoluto.
Le voglio un bene dell'anima.
Ma la odio con tutto il cuore.
"Dove sei stata tutto questo tempo? Che hai fatto?"
Classico. Che le dico, adesso? Ma l'incomodo mi viene tolto.
"La stronza, ha fatto"
Sento una spinta, forte, sulla schiena. Una di quelle che se ti mandano per terra ti spaccano la faccia. Ma per terra non ci vado, perché c'è Aerith davanti a me. O meglio, non per bene, ma quasi.
Sento il respiro che mi si mozza, il colpo è bello forte.
Ma perché, perché non è arrivato da davanti, perché? Se l'avesse fatto, adesso sarei pronta. Avrei tirato su alla bell'e meglio una Tifa calma, sorridente e accogliente. Invece proprio da dietro doveva piombare, stupido codardo.
Non sono pronta, affatto, ma mi giro.
Vai, Tifa, fagli vedere chi sei.
Ma chi sono, chi? Non arrivo nemmeno a guardarlo che mi sento male. Crollo come un castello di carte.
"Ciao" soffio.
"Ciao questo cazzo, zoccola!"
Mi si avvicina, in un attimo mi è davanti. Non ce la faccio, non riesco a rispondergli. Gli insulti mi passano intorno come aria. Fai pure, denigrami, sotterrami. Mi annega nel lago ghiacciato delle sue iridi. E in un atomo di secondo mi entra dentro dagli occhi, mi strappa l'anima, la spoglia e la rimette a posto. Quasi non me ne accorgo.
Mi arriva un'altra spinta, stavolta pure peggio. Ma ora sono pronta. Barcollo solo un po' all'indietro. Sento Aerith che gli urla qualcosa, spaventata. Vuole picchiarmi? Bene, che si faccia avanti. E' un attimo: dentro di me esplode una rabbia cieca, furia incontenibile a scoppio ritardato, e mi ricordo chi sono.
Oh, mi chiamo Tifa Lockheart, io.
"Ma vaffanculo, si può sapere che vuoi?"
Rimane per un momento basito. Che c'è, non te l'aspettavi? Poi si riprende e parte all'attacco.
"Vaffanculo lo dico io, stronza!"
"Ma come ti permetti?"
Non faccio in tempo a parlare che mi arriva un altro spintone, e stavolta per terra ci vado eccome.
"CHE CAZZO..."
"STAI ZITTA!"
E mi zittisce, veramente. Non credo di averlo mai visto così arrabbiato. Fa paura. Visto così, sopra di me, fa paura sul serio. Ha una potenza terrificante.
"Dove eri, eh, dove?" tuona "Nove anni, Tifa, NOVE! Dove cazzo eri?"
"Che ti frega..." mormoro, sperando quasi che non mi senta.
Invece mi sente. E esplode.
"Che mi frega? CHE MI FREGA? Certo che me ne frega! La mia migliore amica sparisce all'improvviso, senza avvisare, senza dire niente. Oh, una telefonata! MAI, CAZZO, IN NOVE ANNI, MAI! Per quanto ne sapevo potevano averti violentata e ammazzata, potevano averti rapita, potevano... cazzo, Tifa! Poteva esserti successo qualsiasi cosa! INVECE LEI STAVA A COMPRARE I GIOCATTOLI! SUA SIGNORIA ERA TORNATA A NIBELHEIM! Di un po', quanto costano qui le telefonate? Perché devi trovare una bella scusa, adesso. Quanto ti costava uno squillo, un messaggio, un biglietto, eh? Mah, se proprio non potevi... hai visto, una chiamata la facevo io. IL NUMERO DISATTIVATO! Che cazzo hai combinato in nove anni?"
Cloud Strife.
Il mio migliore amico.
Anzi, no, probabilmente l'amico e basta. Non ne esiste un altro, c'è lui, punto e basta. E mai ce ne sarà un altro. Il rapporto migliore amica con Aerith è nulla in confronto al nostro. E' come se quando fossimo nati, ci avessero messo un cip nel cervello che ci costringeva a stare insieme, volenti o nolenti. Ho passato ventitre anni della mia vita con la presenza costante di Cloud, e lui con la mia. Sempre, sempre, incessantemente insieme. Stesso palazzo. Stesso giardino. Stesso asilo, stesse elementari, stesse medie, stesse superiori, stessa università. Anche quando litigavamo e non ci parlavamo, rimanevamo comunque appiccicati. Lui sa esattamente tutte le taglie di ogni cosa che indosso, e io le sue. Lui si ricorda ogni malattia e ogni raffreddore che ho preso, come io con lui. Quando mi è venuto il ciclo, lui l'ha saputo prima di mia madre.
Poi qualcosa è andato storto. Forse il tuo cip è intatto, Cloud, ma penso che il mio si sia rotto. Senza sapere quando, all'improvviso, ci siamo persi. Come due gemelli siamesi che vengono staccati a ventitre anni. Io sono tornata a Nibheleim, tu sei rimasto a Midgar.
Cosa devo risponderti, non lo so nemmeno io. Non ho scuse, Cloud, ma dovevo farlo. Mi dispiace, non sai nemmeno quanto, ma era arrivato il momento di dire basta. Potrei dirti che ho fatto una marea di cose in tutto questo tempo, ho forse che ne ho fatte troppo poche. Vorrei rispondere, credimi, ma non ce la faccio.
Alzo gli occhi e vedo che mi guardi, con tutta quella freddezza senza fine. Sei sempre uguale. Non sei invecchiato di un anno. Perfettamente immutato. E io vicino a te mi sento una formica. Maledetto tu e i tuoi stupidi capelli da chocobo. A trentadue anni li porti come quando ne avevi tre.
Vorrei dire qualcosa, spiegarti. Ma ormai è veramente da troppo tempo che quando parlo con te mi si blocca ogni cosa in gola. E quel che è peggio sento anche che qualcosa mi bagna le guance. Saranno al massimo due, ma sono sempre lacrime. Ci metto un attimo ad asciugarle, ma ormai le hai viste. La tua rabbia sparisce in un soffio, mi afferri per il collo della maglia e mi tiri su, come una bambola di pezza. Mi abbracci addirittura.
E Aerith non dice niente, conferma che non esiste una persona al mondo più buona di lei. Io sarei impazzita. Mi lascia dopo un attimo, e mi batte una mano sulla spalla.
"Scusate..." mormoro.
Non posso fare altro che scusarmi con voi due. Probabilmente vi ho fatto stare davvero in pensiero. E anche se non lo sapete, mi scuso anche per tutte le maledizioni e le imprecazioni che vi ho lanciato dietro. Aerith si avvicina e mi abbraccia a sua volta. Non si lancia adesso, lo fa con dolcezza.
"Oh, Tifa, non starlo a sentire" gli lancia un'occhiata del tipo -dopo facciamo i conti- "in realtà gli sei mancata moltissimo... ci sei mancata moltissimo"
Cloud e Aerith. I miei migliori amici.
Sposati.
Ma su sei miliardi di persone, proprio loro due dovevo incontrare?
Anche se, ora che ci sono, non riesco a non chiedermi come ho fatto fino adesso a vivere senza.
Ah, quasi dimenticavo. Abbasso lo sguardo e la vedo. La piccoletta si è nascosta dietro la mamma. Cloud deve averla spaventata con la sua sceneggiata.
Già, chi altro chiamerebbe una bambina con il nome di un fiore? Potrebbe sembrare una cosa diffusa, ma se conosci Aerith, allora sai che è inevitabile. Ora che ci faccio caso, mi sembra quasi impossibile non averlo capito subito. E' una miniatura di lei con gli occhi e il caratteraccio del padre.
"Allora" cinguetta Aerith "come mai da queste parti?"
In una frase è riuscita a sdrammatizzare la situazione. Mi viene da ridere.
"Io ci vivo qui"
"Nel negozio?"
Non lo dice per scherzo. Oddio, so che con un po' di impegno potrei farcela credere. Non che sia acutissima, ma è impossibile non volerle bene.
"No, a Nibheleim"
"Ah"
Noto che Cloud trattiene una risata. E probabilmente lo faccio anch'io, vedendolo. Non è molto carino da parte sua, prenderla in giro. Ma che vuoi, Cloud è Cloud.
"E voi?" tento disperatamente di non ridere.
"Noi... ommioddiotifa!"
Ci risiamo...
"Noi... noi..."
Sembra in difficoltà. E' emozionantissima.
"Veniamo a stare a Nibelheim" la soccorre Cloud, con indifferenza.
"Vivremo nello stesso paese!!!!"
Mi salta di nuovo addosso, come una bimbetta.
E io non so se sto sentendo i cori angelici o le grida dell'inferno.
Cos'era che pensavi stamattina, Tifa? Una vita tranquilla?
"P-perché?"
Cloud con un gesto svogliato indica la bambina.
"Ha una malattia ai polmoni... i dottori dicono che l'aria buona la farà stare meglio"
Stupida, Tifa, stupida.
Non avevi pensato che potevano avere anche loro qualche problema, eh?
Mi sento uno schifo. Il senso di colpa è così forte che mi si annoda lo stomaco.
"Ah..." riesco a dire solo questo.
"Idea!" viene fuori Aerith.
Ho come l'impressione che Cloud debba guardare più lei che Lily.
"Dobbiamo festeggiare!"
Aerith, tua figlia sta male, c'è poco da festeggiare. Non sei qui per una vacanza di piacere. Ma non lo dico, perché probabilmente so che lo fai per sdrammatizzare. La tua intera esistenza è dedicata allo sdrammatizzare. Riusciresti a far sorridere il mondo intero durante l'Apocalisse, lo so. Non posso che lasciarti continuare.
"Così Tifa si farà anche perdonare... andiamo a cena tutti insieme!"
Oddio, forse per me questo è un po' troppo. Ma devo accettare, lo so. Sono i miei migliori amici, non li vedo da nove anni. Nove. Persino Cloud sembra attratto dall'idea. Quasi non ci credo, gli sono mancata veramente.
"Io..." vorrei dire no, o al massimo nì. Ma tanto lo so che dirò sì. Devo.
Poi, qualcosa mi riporta coi piedi per terra. Una mano leggera sfiora la mia, e abbasso lo sguardo.
Dio, sei così adorabile...
Te ne freghi di tutto e di tutti. Solo il tuo videogioco nella sinistra e la mia mano nella destra. Alzi gli occhi e mi guardi, vuoi di nuovo che approvi. Com'è possibile che l'unica cosa che ti interessi al mondo sono io?
"Posso?" domanda sollevando la cassettina, in maniera così educata che stento davvero
a credere che è figlio mio.
Gliela prendo dalle mani e la esamino. Non sembra né violento, né volgare, né spinto. E oltretutto si preannuncia anche carino. La grafica, per lo meno, non è male.
"Ok" glielo ridò "solo questo?" sento che se me lo chiede potrei comprargli tutto il magazzino. Ma lui annuisce, ha il senso della misura anche troppo in regola.
Quando alzo lo sguardo vedo che mi fissano con gli occhi a palla. Questo di certo non se l'aspettavano. Ho stupito persino te, Cloud? Aerith, sgomenta, lo indica con il dito in silenzio, fissandomi.
"Mio figlio" spiego strattonandogli un po' la mano per fargli alzare gli occhi dalla copertina del gioco "Rei, loro sono due amici miei, Cloud e Aerith"
"Alla fine ti sei fregata" commenta Cloud.
Che bastardo che sei. Perchè devi sempre darmi della puttana in questo modo?
"No, tutto preordinato, invece" ti secco, stavolta. Fai una faccia strana, non sai come rispondermi.
Ma lui ha capito, a lui non sfugge niente. Mi guarda con gli occhi rubino spalancati. E' troppo intelligente, non gli è sfuggito quello che intendeva Cloud. Sembra che mi stia chiedendo il permesso di prenderlo a pugni. Scusa, Rei, stavolta non posso dirti di sì.
Ma so che Cloud si è appena fatto un nemico.
"Allora? Dove andiamo?" cinguetta Aerith d'improvviso.
Già, la cena. Mi tocca andarci per forza.
"Senti" mi chino verso di Rei "io vorrei cenare con loro, è da molto tempo che non li vedo"
Annuisce, anche se so che vorrebbe stare a casa a provare il gioco. Ed è quello che piacerebbe anche a me.
"Vuoi andare da papà?"
Forse questa è la volta buona che riesca a farlo stare un po' anche con lui.
Ma mi sbaglio enormemente.
"Voglio venire con te!"
E' quasi un lamento disperato. Ha paura che lo abbandoni? In realtà ho come un'altra impressione... Rei, vuoi proteggermi, mio piccolo cavaliere? Temi che l'uomo con i capelli da chocobo mi faccia del male, vero? Mi chiedo come fai a capirle al volo queste cose, a sette anni. Ma non conosci Cloud, lui non mi farebbe mai male intenzionalmente.
E' quell'intenzionalmente che mi spaventa, però.
Forse hai ragione, Rei.
"Ok, puoi venire se ti va"
E tu mi sorridi, come se avessi appena detto che il mare è tutto di cioccolata.
*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*-*
A Nibelheim i ristoranti sono davvero deliziosi.
Ogni tanto ne spunta fuori uno nuovo, come un fungo.
Questo per esempio, non l'avevo mai visto. E' la prima volta che ci vengo.
E' un po' come hai vecchi tempi.
Io, Cloud e Aerith, tutti a cena insieme.
Solo che adesso ci sono i mocciosi. E c'è che io sono sola, e loro sono in due.
Non mi da fastidio essere single, è una mia scelta, l'ho chiesto io il divorzio. Bhè, forse è stata un'idea comune. No, non è questo.
Mah, forse è anche che sono un po' imbarazzata. Aerith continua a farmi domande a raffica, vuole sapere tutto quello che ho combinato in nove anni. E io le rispondo, quando posso con la verità, quando sgusciando via tra domande insidiose tese con discrezione.
Non che tu sia la persona più intelligente del mondo, Aerith, ma quando vuoi sapere qualcosa diventi una volpe. Forse il cervello ce l'hai, lo tiri fuori solo quando ti interessa. E adesso ti interessa eccome. Ho come l'impressione che tu voglia sapere persino quanti respiri ho tirato in nove anni, amica mia.
Ma forse non è tanto la sua curiosità, a mettermi in imbarazzo, più che altro è il silenzio imbronciato di Cloud. Parliamo solo io, lei e la bambina. Bhè, Rei non è mai stato molto loquace con gli estranei.
Lo so perché fai così, Cloud. Lo so che non ti basta una sceneggiata e qualche insulto per riscattarmi. E' chiaro che sei incavolato nero. E che me la farai pagare cara, carissima, per essere fuggita via e non averti detto nulla. Nulla a te, al quale ho sempre detto tutto.
Tutto tranne le cose più importanti. Quelle che contano veramente.
Scusa, Cloud.
Oddio, ecco arrivata la domanda che temevo. Se l'è tenuta per tanto devo dire, ha resistito. Ed è pure furba, non la fa a me direttamente.
"Allora Rei, chi è il tuo papà?"
Che strano, Aerith, non ricordavo come la tua voce sia melodiosa. Quando parli sembra che tu stia cantando.
Rei alza gli occhi dalla carne che stava tagliando minuziosamente in parti quasi equivalenti. Le da un'occhiata strana, chissà cosa ne pensa.
"Un uomo" risponde con una semplicità disarmante.
L'ho sempre detto, che è un genio.
Sia io che Cloud scoppiamo a ridere, lei lo guarda senza parole. C'è rimasta di sasso.
Ti adoro Rei. In due parole sei riuscito a zittire Aerith e a far ridere Cloud. Due cose che io riesco a fare solo separatamente, e con i salti mortali.
Ma non me la cavo così facilmente.
"Chi è?"
Stavolta è Cloud che fa la domanda. Diretta, ferma e impossibile da glissare.
"Vincent"
Risposta coincisa, senza mezzi termini. Tanto con lui non posso far finta di niente.
"VINCENT!"
Aerith è sconvolta, Cloud rimane zitto.
"Vincent quello che ha mollato l'università per entrare nei Turks?"
Annuisco. Allora ve lo ricordate.
"Ma ci avrai parlato tre volte!"
"A Tifa basta anche un -ciao!-"
Smettila, Cloud.
Smettila di darmi della puttana.
Lo ignoro e rispondo ad Aerith.
"Le cose cambiano. Diciamo che dopo ci siamo conosciuti meglio"
"E come?"
"Abita qui a Nibelheim. Cioè, abitava... adesso sta a Midgar..."
Strana questa cosa. Io e Cloud siamo cresciuti in questo paesello dove tutti conoscono tutti, ma non avevamo mai visto Vincent prima dell'università. Forse eravamo troppo impegnati a stare insieme. Eravamo solo io e lui, un club esclusivo in cui a nessuno era permesso entrare. C'era che diceva che sembravamo una fanciulla con la guardia del corpo. Altri, più schietti, o forse più invidiosi dicevano che Cloud era un asociale e costringeva anche me alla vita del lupo solitario. Cosa in parte vera, ma che non mi dava poi così fastidio.
"Te l'ho detto, ti sei fregata"
Smettila.
Smettila, smettila, smettila, smettila.
"Mhh, sì. Fregata dopo un anno di matrimonio"
Alzo gli occhi, mi guardano tutti e due in modo strano.
"Che c'è?"
Continuano a fissarmi.
"Sei sposata?"
Cloud ha un tono di voce talmente basso che a malapena lo sento. Ah, certo, ora capisco. Tifa la puttana sposata. Certo deve suonare strano. Che ti prende Cloud, t'è passata la voglia di prendermi in giro? Ma cosa pensavi?
Naturale, perché tu hai tutto il diritto di sposarti, io no.
"Divorziata" concludo.
Cloud prende un aria soddisfatta, mi guarda con scherno.
"Ma in ottimi rapporti" aggiungo.
Colpito e affondato. Questa te la sei cercata. Io e Vincent abbiamo chiuso, ma ti lascio immaginare quello che vuoi. E ringrazia che non ti dico in faccia che sei uno stronzo.
Perché, Cloud, perché? Perché pensi che solo tu hai la facoltà di costruirti una vita? Cosa ho di tanto diverso io da farti credere che non posso avere una famiglia come te?
Ma, una volta tanto mi sento superiore a voi due.
Aerith mi ha sempre atterrato, anche involontariamente. Quando io pensavo "ti odio, ti odio ti odio maledettissima stronza vorrei poter farti ingoiare tutti i fiori che vendi tanto mi stai sul cazzo", lei arrivava, a rallentatore, levitando a dieci centimetri dal suolo, ridendo come un bambino la mattina di Natale, mi buttava le braccia al collo e cinguettava:
"Tiffina, ma lo sai che sei la persona a cui voglio più bene al mondo?!?!"
E io ci rimanevo di merda. Sotterrata, annullata, polverizzata. Una schifo di essere inumano, maligno, acido, egoista, insensibile.
Cloud invece è sempre stato sopra e basta. Rispetto a tutti. Del tipo "io me ne frego della società, della popolazione mondiale, della pace, dell'amore, del consumismo e dell'anticonsumismo, degli standard, delle regole, del tempo, in generale del mondo e soprattutto di te"
Io vicino a lui. Una formichina e il Tirannosaurus Rex.
Ma ora in qualche modo, io mi sento un po' risollevata. Non riguardo a tutta quella roba di prima, no.
Se io non posso sentirmi superiore a voi, posso almeno gongolare del fatto che mio figlio è superiore alla vostra.
Che cosa stupida, deprimente.
Ma ne è la prova il fatto che Rei taglia il prosciutto crudo col coltello e la forchetta, ripiegandolo su sé stesso ad ogni passaggio; e Lily ha fatto a pezzettini sei tovaglioli di carta e, alla dichiarazione "questo non mi piace" ha riempito il piatto di coriandoli artigianali.
E improvvisamente mi viene un'idea folgorante, perfida.
Come è possibile che io sia così malvagia?
Possibile che ogni volta che i miei due migliori amici compaiono nella mia vita mi istighino alla malignità? Divento cattiva quando sono con loro. Me la prendo con tutti, con me stessa, anche con le persone a cui tengo di più.
Non farlo, Tifa.
Oh, sì, invece.
Sei completamente pazza.
Ma è una cosa piccola piccola...
Non è questo il punto. E' il pensiero che è sbagliato.
E cosa ci sarebbe di sbagliato, sentiamo?
Il fatto che tu voglia sfruttare tuo figlio per farti bella davanti a quella fottutissima troia.
Non sfrutto proprio nessuno. E poi non è una troia, è la mia migliore amica!
Tu la odi e vuoi vederla star male.
Non è assolutamente vero.
Cazzo Tifa, se vuoi prendertela con lei fa pure, ma tieni fuori Rei!
Ok, alt. Sono completamente fuori e soffro di doppia personalità. Però l'idea è allettante. Oh, insomma quella bambina è scatenata, non sta buona un attimo, invece Rei è un piccolo lord.
Non è certo merito tuo.
Ridagli con la doppia personalità!
Lo sai benissimo che fosse stato per te sarebbe venuto su peggio di una scimmia. E' tutto merito di Vincent.
Smettila, è una cosa da niente. Solo un pochino, giusto per avere un po' di soddisfazione...
E' tuo figlio, maledizione! Non puoi sfruttare le sue qualità per far del male alla gente!
Ma non farà male a nessuno!
Sì, ma la tua intenzione è questa!
Ma che c'è di sbagliato? E' una cosa da nulla...
Lo sbaglio sta nel tuo cervello psicopatico!
Sì, è vero. Lo so che sono sbagliata, totalmente. Ma non riesco a trattenermi. Maledizione, è una cosa personale. O semplicemente è che vorrei che le diventassero i capelli e gli occhi verdi, e la lingua biforcuta per l'invidia. Vorrei solo che lei fosse anche solo un po' invidiosa, perché non è mica giusto che, quando siamo insieme, solo a me si rivolti la bile nello stomaco tanto mi mangio il fegato per l'astio.
E mi sento così terribilmente disgustata da me stessa, per il fatto di provare piacere per una cosa così insignificante che lei potrebbe anche solo minimamente invidiarmi.
Fai proprio pena, Tifa.
Allungo con indifferenza la mano verso la bottiglia dell'acqua, sorvolando sulle domande di Aerith. Sì, sono una miserabile. Guarda e ammira, amica mia.
Non faccio in tempo a sfiorare il freddo vetro del contenitore, che sento un tintinnio di posate e la piccola mano di Rei passa velocemente davanti alla mia, scostandola con gentilezza. Afferra la bottiglia - per fortuna è mezza vuota altrimenti non la sollevava con una mano sola- e mi versa l'acqua.
Bhè, questo devi ammettere che è solo merito di suo padre. *Rispetta e servi ogni donna come una regina, soprattutto tua madre*. Ci teneva, che Rei si comportasse educatamente, soprattutto con le donne. Che uomo, Vincent, mi viziava come un gatto da esposizione.
Dovrebbe esistere una regola per cui si viene obbligati ad odiare le donne come Aerith e ad innamorarsi degli uomini come Vincent.
E probabilmente io sarei la prima a violarla.
Come previsto sono una stupida autolesionista. Tanto lo sapevo. In tutti questi anni ancora non mi è entrato in testa che è praticamente più facile insegnare ad un chocobo la critica letteraria in un giorno, che far provare un qualsiasi tipo di sentimento negativo ad Aerith.
"Oh, Tifa, ma che bel gentiluomo che ti sei trovata!"
Vedi, è per questo che ti odio così tanto. Ma è pure per lo stesso motivo che ti adoro.
Davvero Aerith, ogni tanto mi chiedo come sarebbe stata la mia vita senza di te.
Vorrei ucciderti e buttarti in una discarica, ma non voglio neanche fare a meno della tua presenza, della tua gentilezza, dei tuoi sorrisi.
Ma ora devo calmarmi, perché non sono affatto tranquilla. Mi passo la mano nei capelli per scostare la frangia, e sento la fronte gelata. Sto sudando freddo. Forse è tutto troppo insieme in troppo poco tempo, incontrarli così, di botto, e...- aspetta un attimo, cosa diavolo...?
No, Cloud, tu non puoi fare così. Non mentre io tento di autoconfortarmi un minimo. Vorrei chiederti perché cavolo mi hai preso la mano sotto il tavolo, se non l'avessi fatto di nascosto. Ok, ci siamo sempre tenuti per mano. Fino a tredici anni. Ma questo non è il modo, nè soprattutto il momento per farlo. Ma lo fai. Stringi la mia mano, come se volessi scappare via di nuovo. Ma allora perché non lo fai e basta, con naturalezza come sempre? Che bisogno c'è di fare in modo che Aerith non se ne accorga?
Mi fai venire la pelle d'oca.
Mi fai mancare il respiro.
Mi fai girare la testa.
E' un attimo, Aerith si volta - ma perché diamine non vuole che se ne accorga?- e mi si avvicina.
"Facciamo pace?" mi soffia in un orecchio.
Pace? Con i mignoli e la canzoncina?
"Sì"
"Ma non credere che ti ho perdonata"
Ci rinuncio a capirti, Cloud.
*-*-*-*-*-*-*-*
Fine.
Grazie a Dio posso andare a casa. Ciao ciao ragazzi, ci vediamo domani.
Che razza di giornata.
Giuro che appena rimango sola mi do venti schiaffi per aver sfruttato Rei, anche se in modo impercettibile, e altri venti per essere rimasta imbambolata un quarto d'ora buono dopo che Cloud se ne è uscito con la storia della pace. Che poi non significa assolutamente nulla, solo che il suo cervello e ancora nella culla a fare "nghè".
Ah sì, più altri dieci per essermi comportata male con Aerith -solo nella mia mente, in realtà-. Però dieci, non venti.
Mi dirigo verso l'auto e infilo la chiave nella serratura della portiera, mentre Rei, sull'altro lato, si stringe nel giubbotto aspettando che apra. Comincia a fare freschino. Mi cade un ciuffo di capelli sugli occhi, accecandomi. Dannazione, questa frangia ora la strappo a morsi. La tiro indietro con la mano, e, quasi impercettibile, lo sento. Forse non c'è nemmeno, è solo un impressione. O sarà che il mio organismo è talmente abituato a captarlo per decifrarne ogni sfumatura che riesco ad avvertirlo.
Odore di dopobarba. Odore di carburante per moto. Odore di giacca in pelle. Odore di pulito. Odore d'acciaio.
Odore di gel per capelli. Odore di chocobo.
Profumo di Cloud.
Mi sento arrossire, senza un effettivo movente. Sposto la ciocca dal volto il più lentamente possibile, inspirando a fondo. Poi, riscendendo, sfioro le labbra. Esito un momento. Dio, vorrei succhiarmi le dita una ad una se solo...
"Tifa!"
Sussulto al sentire il mio nome. Non credo che esista qualcun altro in grado di dire la parola "Tifa" così bene. La "Ti", che solitamente è un suono acuto, brillante, diventa basso e profondo. Poi centra tutto sulla "f" soffiandola quasi con forza. La "a", se non ci stai attento, non la senti nemmeno.
Mi volto e vedo Cloud che viene velocemente verso di me. Con quella camminata da arrabbiato, da me-ne-frego-di-tutto-ti-prendo-avanti-se-ti-metti-in-mezzo. Con quel passo troppo, troppo...
Stop, Tifa. Frena e metti le mani avanti prima di cadere. Sono passati nove anni, cazzo. Siete cambiati, tutto è cambiato. Bhè, forse lui non tanto, ma tu sì. Tu hai una famiglia, lui ha una famiglia. Siete amici, ma niente simbioticità siamese, niente vita impossibile spartita in due, niente cadere ai suoi piedi al primo favore che ti chiede. E ora, quando arriverà, qualsiasi cosa dica, tu risponderai no.
Importantissimo: mantenere le distanze. Fredda, gentile, distaccata e amichevole.
"Tifa..." arriva fino a venti centimetri da me e tira fuori il cellulare dalla tasca della giacca "il numero"
Ordine, non domanda. Tono incontestabile. Sembra quasi che mi stai ricordando qualcosa che ho promesso di fare ma poi ho evitato con cura. E dal tuo sguardo già capisco che hai appena trovato un altro motivo per punirmi. Il fatto devi chiedermi il numero, quando io avrei dovuto prenderti il cellulare, scrivertelo sopra e salvarlo.
Com'era? Ah sì, dire di no.
"Scrivi, attento a non sbagliare"
"Attenta tu, piuttosto"
"Allora, 386...."
Spero ti si cancelli. Spero che hai digitato male.
Anche se tanto so che non c'hai nemmeno fatto caso a quello che scrivevi. Conoscendoti, lo sai già a memoria.
"Ok, ciao allora"
"Aspetta, il tuo non..."
"Ti faccio uno squillo più tardi"
Squillo di Cloud a Tifa = telefonata di cinque ore e quarantadue minuti.
Fregata.
Nota: aggiungere altri venti schiaffi alla lista.
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Sto cercando di aggiornare in modo regolare, beta e tempo permettendo. Ovviamente è previsto che prima o poi si scombinerà il metodo e finirà tutto in ritardo XD. Vi ringrazio, siete estremamente carini nelle recensioni. Non me lo merito ç_ç. Un abbraccio alla mia Lennie, sconvolta dalle virgole, e un salutino speciale a Fed e a Geky (prendetevela con loro se questa fic è qui XD).
Alla prossima ^^