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Number Thirteen ~ By kimetara
Final Fantasy VII - PG-13 - Mistero + Drammatico - Traduzione - One-shot - COMPLETA - Pubblicato: 19/8/07 - Aggiornato: 19/8/07
ID Fanfiction: 1675 - Commenti: 5
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Numero Tredici

Di kimetara
Tradotta da Youffie
Disclaimer: … Se Final Fantasy VII fosse mio, credetemi, sarebbe leggermente diverso…


Mi si avvicina per parlarmi. E' un tipo biondo, con i capelli a punta.

La ragazza che è con lui, una moretta prosperosa, mi prende con cura la mano dal mantello nero. Gli dice che sono il numero Tredici. Tredici. Un numero sfortunato. Il tipo annuisce e prende un’Ether dalla mia tasca, riponendola in una borsetta che porta la ragazza.

Ehi! Quella era mia! Ridammela!

Questo è quello che pensavo di aver detto. Questo è quello che volevo dire. Ma tutto quello che mi esce dalla boccaè“Re…un…ion…”

Il tipo - ragazzi, che aria familiare - neanche se n'è accorto, e la ragazza mi dona uno sguardo compassionevole, anche se io posso vederlo solo a malapena per via del cappuccio che mi copre il volto. La cosa mi scazza comunque.

Ma lo sapete cosa mi scazza ancora di più?

Non posso farci niente.

Non so perché sono qui. Non posso neanche controllare questo corpo; va dove vuole e dice quel che gli pare. Non penso di essere l’unica mente qui, sapete, ma non posso entrare in contatto con quello che comanda davvero. E’ come se ci fosse una fiamma ed io fossi la falena. Già. Almeno la falena fa una morte focosa.

Io? Io cammino - okay, barcollo - avvolto in un mantello nero e balbetto qualche stronzata su una Reunion stando attento a non farmi vedere in faccia. E sono nella casa di qualcuno. Ho come la sensazione che dovrei sapere di chi è, o almeno in che città sono, ma non mi viene.

E come cercare di toccare la nebbia. Magari la vedi da lontano, ma puoi correre quanto vuoi nella sua direzione, tanto non ci arriverai mai. Ti sfugge sempre.

Adesso sto sparando qualche puttanata metaforica. Ma che c'ho?

Dovrei essere morto.

Niente domande, non so come mi è venuta questa. Il mio primo ricordo nitido che mi torna in mente: dovrei essere morto. Yuhuu, che figata. Anche se, a dir la verità preferirei essere morto che… qualunque cosa io sia attualmente. Prigioniero nel mio stesso corpo. Quale cliché.

La ragazza è ancora qui. Mi guarda. Pure lei ha un che di familiare, ma non quanto il ragazzo… Come si chiamerà? Maledizione. Lui è importante, per qualche ragione.

“Mi piacerebbe che tu potessi dirci che cosa è successo.” Ma parla con me? Ha un tono malinconico. Beh, sorpresa, piacerebbe anche a me. Mi piacerebbe sapere cos'è successo. Mi piacerebbe poter controllare il mio stesso corpo del cazzo.

Non mi pare che un tempo imprecassi così tanto.

“Va tutto bene. Puoi restare in casa mia tutto il tempo che ti serve.” Casa sua? E così è casa sua, eh? Beh, almeno è sincera. Non è neanche niente male, anche se non è stupenda quanto… quanto… dannazione! L'ho perso di nuovo.

Adesso se ne va. No, aspetta! Le afferro il polso, e lei mi guarda sorpresa. Se potessi mostrare gli occhi dietro il cappuccio sarei abbastanza sconvolto anch’io. Sono stato io. Sono stato io! Non quest’altro animale che controlla la mia mente.

Ma ora lei si è ripresa dallo stupore e mi fissa, paziente. Non si è cagata sotto, devo riconoscerglielo. Bene. Non voglio che se ne vada. Voglio che continui a parlare. Più lei parla più io ricordo, e io voglio ricordare.

Non voglio ricadere nel nulla. Nulla a parte le grida, i pianti, e questa maledetta brama costante che viene da… qualche parte. Non so neanche cos'è che il mio coinquilino desidera così ardentemente, ma la sento sempre.

E cos'è che so? So che voglio avere il controllo del mio corpo. Voglio cacciare a pedate quest’altra mente. Non m’importa se quando se ne andrà morirò come avrei dovuto; non ne posso più.

La mia bocca si muove, ma le parole non escono. Mi sa che i miei progressi non hanno ancora raggiunto quel livello. Allora semplicemente la volto verso di me, un po'.

Deve aver afferrato l'idea, perché si siede accanto a me. Le faccio pietà. Di solito non vado d'accordo con la pietà, ma ora come ora mi sta benissimo tutto quello che la convincerà a parlare con me.

“Cloud! Resto ancora un po' quaggiù, okay?” urla verso le scale.

“Va bene, Tifa!” è la sua risposta. Cloud. Si chiama Cloud. Dov'è che l'ho già sentito questo nome… E questa è Tifa? Familiare. Chiaro come la nebbia.

“Eccoci qui.” mi fa. “Chissà come dev'essere stata la tua vita. E’ terribile, gli esperimenti Shinra ti hanno praticamente massacrato…” dice dolcemente. Brava. Parla, parla. “… Ma non preoccuparti. Gliela faremo pagare. Hanno incasinato troppe vite, e ora finalmente vedranno com’è.” La sua mano si serra in un pugno, e noto che indossa dei guanti. Sembrano considerevolmente pericolosi: dalle nocche escono artigli lunghi una decina di centimetri.

Shinra. Cloud. Tifa. Cloud. Shinra. Cloud. Il quadro si ricompone. Pezzi e schegge. Cloud. Ce l'ha fatta. Almeno non sono morto senza motivo. Cloud è stato la ragione per cui sono morto?

“Aughh…” mi scappa un gemito dalla gola, e Tifa sobbalza.

“Oh! Tutto… a posto?” si inginocchia vicino a me, poi ride. Ma la sua risata suona triste e amara. “Ma certo. Non puoi parlarmi, vero? Conosci soltanto Sephiroth e la Reunion, qualunque cosa sia. Sephiroth… anche lui la pagherà.” promette tenacemente.

“Seph… i… roth?” Sephiroth. Sì. La Reunion con Sephiroth. Ah-hah! Finalmente sono riuscito a scoprire qualcosina su questa cosa che mi controlla.

Sephiroth. L’idolo di tutti i SOLDIER. Volevo essere come Sephiroth, prima che desse di matto.

Eh?

Ricordo… un grande falò…

…urla…

Fuoco… Questa casa non era stata incendiata?

Seguii Sephiroth fino al Reattore di Nibelheim, e le presi di santa ragione. Ma non è per questo che sono morto. Mi svegliai in una capsula di vetro piena di qualcosa…

“Andiamo Tifa.” Cloud è tornato al piano terra. “E’ ora di andare. A meno che tu non voglia dare un'altra occhiata in giro ancora un po'…?” aggiunge titubante.

Sì! Ancora un po', per favore. Sono vicinissimo… vicinissimo, cazzo! Liberatemi. Shinra, io lavoravo per loro. Uno di quei SOLDIER. Sephiroth impazzì e bruciò questo posto. Nibelheim, credo? Questa è la città natale di Cloud. Eravamo compagni d'armi. Cloud… Era nella capsula vicino alla mia quando mi svegliai. Non aveva reagito bene alla Mako, anche se la fuga fu una sua idea. Finii per trascinarmelo fuori di qui.

Perché sono morto?

Chi sono io?

Se solo riuscissi a scoprirlo… So che starei bene. Chiamatelo sesto senso; non mi ha mai tradito quand’ero alla SOLDIER.

Tifa mi lancia uno sguardo, poi torna a Cloud. Le ho afferrato di nuovo il polso. Cloud impugna l’elsa della sua spada - non è la Buster Sword che avevo io, questa ha un aspetto molto più letale - e mi fissa, incerto.

Rilassati, vorrei dire. Non voglio farle del male. Affatto. Se riuscissi a togliere questo cappuccio mi riconosceresti?

Tredici. Quando me lo diedero tutti mi sfottevano dicendo che portava sfortuna. Io mi vantavo dicendo che sarei stato colui che l’avrebbe reso fortunato, e fui di parola. Ero uno dei migliori. Un SOLDIER di prima classe.

Vorrei poter essere in grado di togliermi quest'irritante mantello nero. E comunque perché ce l'ho?

“Io… non so, Cloud.” Tifa mi sta ancora guardando, dubbiosa. Gli occhi di Cloud s’induriscono. Non si fida di me.

No, non farmi questo, amico. Dai. Siamo vecchi amici, no? Non farmi questo.

“Tifa, andiamo. Cid aspetta, e lo sai anche tu quant'è impaziente.” No! Io ho dato la mia vita per te e tu neanche mi permetti di scoprire chi sono?

Giusto. Sono morto dopo averlo trascinato via da Nibelheim. Per qualche ragione alcuni SOLDIER ci inseguirono, e mi crivellarono di proiettili mentre cercavo di difendere te. Tu, malato e impotente a terra. Eri uno dei miei migliori amici, Cloud. Ma non credo di poterti biasimare: manco io affiderei la mia ragazza a un tipaccio qualsiasi coperto da un mantello nero.

Però… sono così vicino… per favore. E’ un inferno. Provaci tu a vivere quando non puoi controllare i movimenti che fai, le parole che dici, e vieni trascinato a destra e manca come una valigia extra.

Per favore.

Dovrei sapere che non sono telepatico. Tifa annuisce, rassegnata, e si libera delicatamente il polso. Non posso far altro che guardarli uscire dalla porta.

Ma prima che possa mettere la parola fine a questa storia e ricadere nel nulla, la porta si apre e Tifa fa capolino nella stanza. Mi passa vicino ma si tiene a distanza di sicurezza, scusandosi con lo sguardo, diretta a una foto incorniciata che si trova capovolta sul tavolo accanto a me. Alza rapidamente la cornice ed estrae la fotografia che poi nasconde nella borsetta mentre corre fuori dalla porta. Ma io faccio in tempo a vederla.

Lei qualche anno fa, Sephiroth, e… io.

Zack.

Giusto.

Ecco chi sono.

Riesco a sentire il mio corpo cedere. Sono Zack. Muoio di nuovo, senza il sangue, senza i proiettili stavolta.

Non potrei essere più felice.


Nota dell'autrice: Hmm… Dopo aver letto le storie di Pip Malloy e di Aes Sedai, mi è venuta voglia di scrivere qualcosa che non fosse allegro, e mi è venuta in mente questa fanfiction. Beh, recensite se potete :)






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