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Una seconda opportunitā ~ By Shadow
Final Fantasy VII - PG-13 - Introspettivo + Malinconico - One-shot - COMPLETA - Pubblicato: 2/6/07 - Aggiornato: 2/6/07
ID Fanfiction: 1558 - Commenti: 6
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Una seconda opportunità

 

Sephiroth era seduto su una roccia a rimirare l'orrendo paesaggio che si stagliava attorno a lui all'infinito, circondandolo. Quella visione di fiamme, oscurità e dolore che aveva sempre fatto parte di lui ora lo disgustava, il pensiero di dover passare in quel luogo tutta l'eternità lo mandava su tutte le furie. Possibile che lui, il guerriero perfetto, nato dalle cellule della creatura aliena Jenova e da una donna umana, non avesse il potere di cambiare ciò che ora era il suo destino? Questa era l'amara verità, per quanto potente non poteva ribellarsi a quella situazione, solo una divinità sarebbe stata capace di fare ciò che lui non poteva: liberarsi da quell'eterno tormento e terminare ciò che aveva iniziato, la conquista di quel pianeta ormai tormentato da guerre su guerre. Già quel pianeta... era nato solo per combattere, per conquistare e distruggere, e sarebbe pure riuscito a diventare il padrone del mondo se un gruppo di ribelli non gli si fosse opposto. Avalanche, questo era il nome di quel gruppo che lo aveva sconfitto. Ricordava bene i nomi di coloro che lo avevano battuto, ma erano due le persone che ricordava in particolare, due uomini che avrebbero potuto dargli una nuova esistenza: Cloud Strife e Vincent Valentine.

 

 Cloud era stato suo allievo, gli aveva insegnato praticamente tutto sull'uso della spada. Aveva sempre sentito che quel biondino avrebbe fatto qualcosa di incredibile, infatti proprio lui, il suo miglior allievo, l'aveva colpito a morte, non si era fatto nessuno scrupolo nell'eliminarlo. Sarebbe stato capace anche di sacrificare la sua stessa vita per la causa per cui combatteva. D'altra parte nemmeno Sephiroth si sarebbe fatto problemi ad eliminarlo, l'unica cosa che gli importava era la sua conquista, nient'altro.

 

Con Vincent non aveva mai avuto molto a che fare, ma nonostante ciò sentiva di conoscerlo da sempre, forse a causa della donna dalla quale era nato, la dottoressa Lucrecia Crescent, che si era invaghita dell'uomo. Entrambi erano stati usati per degli esperimenti, solo che il moro aveva subito ciò dalla donna che amava per rimanere miracolosamente in vita. Durante quel combattimento che lo vide sconfitto notò chiaramente che il pistolero sparava rapito da un dolore indescrivibile. Dopotutto Sephiroth era il figlio della sua amata e si era ritrovato a combattere contro quello che sarebbe potuto essere suo figlio. Se solo Hojo non avesse interferito forse sarebbero stati una famiglia felice.

 

Questi erano i pensieri che attanagliavano la mente del guerriero, che ormai non poteva fare altro che ricordare gli avvenimenti passati. Improvvisamente la sua attenzione cadde di nuovo sui ribelli, probabilmente ora loro erano a festeggiare, acclamati da tutti per il loro valore e la loro forza, per essersi dimostrati capaci di battere un guerriero considerato invincibile e per aver ridato una speranza a tutti gli umani che erano sopravvissuti alla guerra. Gli costò ammetterlo, ma desiderava più di ogni altra cosa essere assieme a loro, provare ciò che non aveva mai provato prima e vivere come ogni persona normale, provando gioia, tristezza, simpatia, amore...

 

Amore... aveva solo sentito questa parola ma non aveva mai sentito in se questo sentimento, né gli era stato rivolto. In vita era stato incapace di amare, provare compassione, affetto, simpatia, le uniche cose che sapeva fare erano distruggere, uccidere, odiare, detestare, ma soprattutto odiare, mai un sentimento buono si era fatto strada nel suo cuore ed ora la cosa lo feriva più della lama che lo aveva assassinato. Il tempo sembrava non passare mai in quel luogo di sconforto, nemmeno lui sapeva quanto tempo fosse passato dalla sua morte. Un giorno? Una settimana? Un mese? Un anno? Chi poteva saperlo, forse non era passata neanche un'ora. Dopotutto all'Inferno il tempo era molto più lento del normale, così che i dannati potessero disperarsi sempre di più alla vista della loro condanna. Se non fosse già morto si sarebbe suicidato, un'esistenza priva di ogni scopo era indegna per uno come lui, sempre pronto a distinguersi dagli altri. Per la prima volta dal suo viso scese lentamente una lacrima, una lacrima che trasudava tutta la sua tristezza per quella situazione e di rammarico per tutto ciò che aveva fatto di male, ciò che lo aveva portato in quel luogo. Per la prima volta si sentiva davvero in colpa per ciò che gli altri avevano subito a causa sua. Improvvisamente una luce lo accecò e quando potè riaprire gli occhi vide dinanzi a se le stesse due persone alle quali era profondamente legato. Cloud allungò la mano a quello che un tempo era stato il suo mentore e lo aiutò ad alzarsi, mentre Vincent gli porse la sua Masamune. Sephiroth non era mai stato così confuso, ma ogni dubbio sparì quando lo spadaccino biondo gli disse.

 

"Forza, vieni con noi. Non è questo il tuo posto. Tu sei uno di noi, ciò che è successo non deve essere causa di dolore, per nessuno di noi."

 

Non poteva crederci, le stesse persone che aveva tentato di uccidere ora lo stavano accogliendo a braccia aperte tra di loro! Gli stavano offrendo una seconda opportunità di vivere come gli altri. Che fosse questa la cosa che gli umani chiamassero perdono?

 

"Avanti, seguici. Gli altri ti aspettano. Tua madre ti aspetta."

 

Sua madre, ma quale delle due? Aveva sempre chiamato Madre la creatura chiamata Jenova, ma era ovvio che Vincent si riferiva alla dottoressa Crescent, la donna che lo aveva partorito.

 

Prese per mano i due uomini ed una luce bianca li avvolse, portandoli in un luogo bellissimo. Dappertutto si vedevano prati verdi traboccanti di fiori, alberi che si ergevano maestosi verso un cielo limpido come non mai, mentre dalle vette innevate scendono ruscelli d'acqua più pura di un diamante, niente a che vedere con ciò che lo circondava all'Inferno.

 

Se c'era un Paradiso sulla terra, ecco, l'aveva trovato.

 

Si girò quando si sentì chiamare e finalmente capì. Non era tornato in vita, quella gente lo aveva portato in Paradiso. Anche loro alla fine erano morti, ma non sembravano dispiaciuti di ciò. Sentì qualcosa che non aveva mai provato nel rivedere Zack ed Aeris, aveva appena scoperto cos'era la vera gioia. Si avvicinò e quando li raggiunse non sentì il gelo dell'indifferenza o dell'odio, ma solo le loro voci affettuose e cariche di buoni sentimenti che gli riscaldavano il cuore. Quell'atmosfera così bella e quella sensazione così piacevole lo fecero sentire per la prima volta davvero bene, non si sarebbe mai aspettato che qualcosa di così semplice potesse colmare un vuoto così profondo.

 

Finalmente notò una donna che lo osservava in disparte. Aveva uno sguardo sognante e commosso. Sephiroth rimase a guardarla per qualche minuto, finché Vincent non gli mise una mano sulla spalla, intimandolo ad avvicinarsi. Appena ebbe fatto ciò la donna lo strinse a se ed iniziò a piangere lacrime, ma non come quella che lui aveva versato poco prima, queste erano lacrime di gioia.

 

Infine capì, quella era sua madre.

 

Ricambiò l'abbraccio, godendosi fino all'ultimo quel calore che sentiva. Finalmente lo capì, adesso era a casa, quella casa che non aveva mai avuto e che adesso l'avrebbe accolto per sempre.

 

Fine

 

NDA: Ecco, questa è una fanfiction che dedico a tutti coloro che si pentono DAVVERO del male che hanno fatto, affinché trovino la pace in coloro che pensavano volessero più di tutti la loro dannazione. Dedico questa fanfiction anche a Luce ed Ombra, che oggi compiono 20 anni! Buon compleanno!







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