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Deep in the forest ~ By Frances
Final Fantasy XII - G - Serio + Introspettivo - Pubblicato: 4/4/07 - Aggiornato: 31/8/07
ID Fanfiction: 1419 - Commenti: 61
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Era strano come assistere all'infrangersi delle stelle cadenti fra le fronde degli alberi, durante le notti calde dell'Estate; forse più strano di percepire il sibilare degli alberi, quando la Foresta le aveva parlato per la prima volta, e si era sentita una sola cosa con le foglie, i rami, e le radici dell'albero da cui era nata.

 

Gli occhi vagavano, non sapevano dove fermare lo sguardo e le mani le tremavano.

 

Temeva di commettere un errore avvicinandosi, ma una voce dentro la sua testa, ben diversa da quella materna e premurosa della Foresta, le diceva che sarebbe stato ancora più sbagliato  indietreggiare, fuggire, e tornare al villaggio e non pensare mai più a ciò che le stava succedendo; il tono con cui le imponeva di rimanere ferma là, senza fiatare, era deciso, aveva un tono imperioso, e rimbombava dentro di lei come un comando a cui non riusciva in alcun modo a disubbidire.

 

« Fran!» una voce tra le foglie, da qualche parte alle sue spalle, ma non le prestò ascolto.

 

Anche il richiamo della Foresta che cercava la sua attenzione dentro il suo petto, la ricacciò indietro, e tentò di ignorare anche quella.

 

Indugiò, stringendo più forte il manico dell'arco, indecisa se tirare la freccia già incoccata, facendo scivolare le dita fino a toccare la guancia, o abbassarlo, mentre i sottili capelli le frusciavano sul viso, e la luce fioca della Giungla faceva si che la sagoma distesa poco più in là, delineata da un contorno non ben definito, si confondesse ancor più nel buio del Sentiero; batté le palpebre, e le lunghe orecchie fremettero.

 

Era riverso su di un lato, il capo sulla pietra, non si muoveva, mentre un leggero odore acre lo avvolgeva come in una morsa di morte.

 

Fran tese le orecchie, cercando di percepire anche il più lieve rumore del suo respiro; ma per quanto si sforzasse, anche il suo udito fino non riuscì a sentire nulla.

 

Avanzò di un passo, e sentì l'insicurezza lasciare lentamente spazio ad un sentimento di determinazione talmente forte che quasi le parve di perdere il controllo dei proprio movimenti.

 

« Fran! Dove sei?» quando Mjrn la raggiunse, Fran sembrò non accorgersene.

 

Arrivò correndo, svoltando una curva del Sentiero, e non appena distinse la sorella ferma fra le fronde di Golmore, Mjrn spalancò gli occhi, e si coprì la bocca con entrambe le mani, facendo scivolare a terra arco e freccia, e soffocando un gemito di paura.

 

Fran si voltò di scatto e la fulminò con un'occhiata che le imponeva il silenzio, fermandosi un attimo.

 

Quando poi vide la giovane Viera calmarsi un poco, si voltò nuovamente dall'altra parte, posandosi un dito sulle labbra per chiederle di restare zitta.

 

Si chinò e con un movimento lento abbassò l'arco e lo poggiò assieme alla freccia sul pavimento del Sentiero, poi prese ad avvicinarsi alla sagoma con cautela, cercando di non farsi prendere dall'impazienza e da un'insolita curiosità che non aveva conosciuto prima di allora.

 

« E' uno Huma, Fran...!» Mjrn non riuscì a trattenersi dall'affermarlo, con un sussurro atterrito « Sai cosa succede se entriamo in contatto con loro!» la voce venne meno « Jote ci caccerà! Tutta Eruyt ci disconoscerà e...!»

 

« Lo so meglio di te!» la interruppe Fran, e nel tono inespressivo all'apparenza era celata una nota di rabbia « Se hai paura vattene, Mjrn.» tornò a dedicare tutta la propria attenzione allo Huma che giaceva riverso sul fianco, e che per un istante parve scosso dal tremito scomposto di un affannare difficoltoso « Se stai zitta non ci vedrà nessuno.» ed avanzò un altro passo, meno cauto del precedente.

 

« Golmore ha occhi e orecchie, sorella.» bisbigliò ancora la più piccola, « La Foresta lo verrà a sapere, e scatenerà la sua ira su di noi!» Fran non le diede ascolto.

 

Indietreggiando, Mjrn deglutì, con gli occhi luminosi che si spostavano veloci dalla sorella alla sagoma distesa ormai a pochi passi da lei, e per qualche istante parve che le parole le scivolassero di bocca senza che riuscisse ad afferrarle;

 

Fran si fermò, accovacciata di fronte alla schiena dello Huma.

 

Le spalle erano curve, come se un dolore insopportabile le avesse lentamente piegate, la camicia larga che gli ricopriva le braccia era lacera in vari punti, che lasciavano intravedere sulla pelle pallida tagli profondi, in via di suppurazione.

 

Gli occhi di Fran si accesero di una strana luce, e la sua mano si distese, prima indugiando un poco, poi con maggiore decisione.

 

« Cosa fai, sorella?» chiese Mjrn, con la voce soffocata ed il tono pieno di sgomento, e una mano le si poggiava sul petto « Vieni via, ti prego! Se lo tocchi, Eruyt ti punirà!»

 

« Mjrn.» la giovane sorella si bloccò, con gli occhi spalancati, nell'udire la voce autoritaria di Fran che pronunciava il suo nome con quell'accento così freddo « Questo Huma sta morendo. Se non faccio nulla, la Foresta mi rimprovererà per averlo abbandonato.» si voltò a Mjrn, con le labbra dischiuse « Credi mi perdonerebbe?»

 

La giovane Viera rimase immobile, e parve voler ribattere, ma poi abbassò gli occhi e si arrese; lasciò ricadere le mani lungo i fianchi e si chinò a raccogliere l'arco.

 

« Fran, fai attenzione, almeno.» sussurrò, un attimo prima di voltarsi per correre verso il villaggio, poi scomparve di nuovo oltre il bivio del Sentiero.

 

Fran la osservò per qualche istante, seguendola con gli occhi mentre si allontanava, poi batté le palpebre, e con un sospiro si voltò nuovamente verso lo Huma.

 

Non sapeva perché, ma sentiva che ciò che stava facendo era giusto. Non servivano a nulla le leggi del villaggio, i limiti delle Viera, le regole della Foresta.

 

Avrebbe salvato quello Huma anche a costo di doverne rendere conto a Jote, o anche alla comunità viera intera.

 

Toccò delicatamente la spalla del ferito, e lo voltò lentamente sulla schiena, facendolo cadere disteso e composto, a i suoi piedi.

 

D'un tratto le parve che tutta la vita vissuta fino a quel momento fosse trascorsa solo in funzione di quell'istante.

 

Gli occhi dello Huma si dischiusero lentamente, con difficoltà, e il suo sguardo incontrò quello di Fran.

 

La Viera si sentì come trafitta da lame di fredda pietra, dei coltelli affilati che la gelavano nelle ossa, e le trasmettevano una tristezza infinita; non c'era paura della fine, non una scheggia di terrore in quelle iridi verde scuro che parevano brillare anche attraverso il pesante velo che la morte imminente vi aveva impietosamente posato. Anzi trasmettevano una determinazione piena di coraggio, una forza che colpì la Viera nel profondo.

 

Fran si morse le labbra; i capelli biondi del giovane erano zuppi di sangue, ed un rivolo gli scendeva lungo la tempia, la bocca era socchiusa, alla ricerca dell'aria necessaria a vivere anche un istante in più, ed il petto si alzava ed abbassava in maniera irregolare; le palpebre sbatterono, e per un attimo gli occhi parvero spegnersi in quell'ultimo affanno, ma poi lo sguardo rimase fermo, anche se non nascondevano una stanchezza estrema ed una silenziosa rassegnazione.

 

Fran non smise di fissarlo, immobile e inespressiva, mentre ansimando si lasciava andare al destino.

 

I lineamenti spossati del volto si distesero, mantenendo una compostezza nobile e stoica, e anche quando gli angoli della bocca si inclinarono a delineare un debole sorriso, Fran scorse quella tranquillità incredibile che gli faceva assumere un atteggiamento di velata ironia anche nei confronti della morte che avanzava per portarlo con sé.

 

« Sto morendo.» disse d'un tratto lo Huma, con voce fioca, come affermandolo a sé stesso, fissando Fran e distogliendo subito lo sguardo « E vedo Viera prima di rendere l'anima.» il sorriso si allargò debolmente « Not too bad.»

 

« Ridi sapendo di dover morire, Huma?» domandò Fran, sorprendendosi di sé stessa, che aveva rivolto la parola a quel giovane senza nessuna esitazione.

 

Il giovane voltò la testa, e il sorriso si increspò per un attimo in una smorfia di dolore:

 

« Sei la dea che mi porta all'Inferno, Viera?» tossì, e del sangue gli si riversò sulle labbra pallide « Allora gradirei che facessi in fretta ciò che devi fare, dea.» chiuse gli occhi, e mentre riperdeva i sensi, dopo quei brevi minuti di coscienza e di vaneggiamenti « Il protagonista se ne va sempre in pompa magna...» la voce gli si spense sulle labbra.

 

Fran lo guardò mentre ricadeva esamine sulla pietra, e gli occhi verdi si nascondevano sotto le palpebre. Gli poggiò in fretta una mano sulla fronte, ignorando il sangue che le bagno le lunghe unghie e le dita affusolate, e senza pensarci pronunciò le parole per Energia.

 

Invocò dentro di sé il supporto della Foresta, e delle sue compagne Viera. Non sapeva se l'avrebbero sostenuta o l'avrebbero disprezzata per ciò che stava facendo, ma mentre sentiva il calore tornare al volto del giovane, assieme al sangue che gli ricolorava le guance, si accorse che non le importava.

 

« Non ancora, Huma.» sussurrò Fran tra sé, mentre prendeva il corpo esamine del giovane fra le braccia, e si sollevava in piedi, voltandosi in direzione di Eruyt, cercando di non pensare ai comportamenti con i quali sarebbe stata accolta al suo ritorno al villaggio.

 

 

 

 

 

Nota dell'autrice: Questa fanfiction è solo un esercizio per tenermi in allenamento, e durerà pochi capitoli, probabilmente tre.

Scusate i miei soliti paradossi temporali, ma mi immaginavo la scena così bene che non ho potuto resistere. >.<

Commentate in molti mi raccomando XD







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