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Una giornata al mare! ~ By Shadow
Final Fantasy VIII - PG-13 - Umoristico + Parodia - One-shot - Pubblicato: 12/12/06
ID Fanfiction: 1144 - Commenti: 1
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Una giornata al mare!

 

Ecco la mia terza parodia, spero vi piaccia perché questa è un’esperienza che non rivivrò tanto facilmente, anche se in fin dei conti l’ho vissuta solo due anni fa. Come al solito i personaggi reali escluso me sono stati sostituiti dai nostri beniamini di FFVIII, ma i fatti rimangono gli stessi! Come al solito le coppie del gioco non ci sono, perciò trattate i personaggi come emeriti sconosciuti. L’unica persona a conoscenza di questo fatto prima che venisse pubblicato era la_vale, ma ora diverrà di dominio pubblico! … Speriamo che i miei non la leggano o mi linceranno vivo! Ora basta però, ridiamo assieme su questa mia (dis)avventura!

 

Garden di Balamb, dopo un giovedì come tanti altri i ragazzi si ritrovano in mensa. Dopo aver chiacchierato al lungo Squall mostra orgoglioso un foglio stampato di fresco.

 

Quistis: Che cos’è?

 

Squall: la nostra prossima destinazione nel mondo parallelo, Marina di Camerota. Tutte le scuole della zona si riuniscono in un meeting  dove ci si fa i bagni, si va ai concerti, naturalmente si alloggia ed infine ci troviamo nel bel mezzo di una festa di paese.

 

Selphie: URRAAAAAAA!!!!!! SI VA IN ITALIA!!!!!!!!!

 

Giuseppe: Fantastico! Quando si parte?

 

Squall: Domani c’è la prima partenza, ma se volete potete partire anche dopodomani.

 

Giuseppe: Io in effetti domani ho il corso di Evocazione e devo portare Dranix ad un alto livello (un momento, questa è un’anticipazione! Diamine, doveva essere una sorpresa! Va bè non fa niente)

 

Rinoa: Io invece devo farmi fare un’intervista per il fan club di Squall.

 

Seifer: Chi altro viene?

 

Zell: Io di sicuro.

 

Irvine: con tutte quelle pollastre che gireranno da quelle parti… non voglio proprio perdermi lo spettacolo!

 

Rinoa: Quindi ci siamo io e Giuseppe per la partenza in ritardo e Selphie che fa?

 

Selphie: Vado domani!

 

Quistis: Ed il Comitato Festival?

 

Selphie: Un giorno in più o in meno di mia assenza non lo sfascerà. Allora ci vediamo sabato!

 

Giuseppe: Ci sono altri aderenti?

 

Squall: No, gli altri vogliono rimanere qui dopo l’esperienza di Lecce (per maggiori informazioni leggere “Tutti a Lecce!”)

 

NDA: Ora precisiamo una cosa: i quatto ragazzi interpretati da Squall&Co sono dei miei amici più grandi di noi, mentre io e le due ragazze frequentiamo la stessa classe. Il motivo per cui non siamo partiti subito è stata una versione di latino, che la ragazza interpretata da Selphie ha saltato.

 

Ecco che arriva sabato. I corsi sono andati benissimo ed i due SeeD si apprestano ad andare a Marina. Aprirono il varco e si catapultarono davanti al Virgilio. Giuseppe indossava una maglia senza maniche rossa con una scritta BRAZIL ed il suo costume, del tutto simile ad un pantaloncino (non scherzo, non mi portai proprio niente dietro! Naturalmente dovetti fare un rapido giro di lava-asciuga che vedrete dopo) ed uno zaino con all’interno un gameboy prestatogli da un suo cugino. Unica arma portata quella volta il pugnale. Rinoa invece non aveva armi, portava con se una borsa con i cambi d’abito ed i soldi. Non avendo la Lancer che avevano usato per andare a Gaeta (per maggiori informazioni vedere “Viaggio nel Lazio”) andarono alla stazione (la stessa del secondo capitolo dell’Insolita storia) e presero dei biglietti per Salerno, quindi si sarebbero recati a Marina di Camerota. Prima che il treno arrivasse Rinoa e Giuseppe cercarono un posto dove poter comprare delle ricariche telefoniche, senza però nessun successo. Salirono sul treno e visto che il viaggio era moooooooolto lungo conversarono a lungo.

 

Rinoa: secondo te gli altri come stanno?

 

Giuseppe: Vediamo… Irvine avrà avuto un bel po’ di ceffoni dopo averci provato con 30 ragazze, Squall si starà occupando di tutto mentre Seifer lo prende in giro e Zell si starà abbuffando mentre Selphie fa le sue solite pazzie. (Mi sono attenuto ai caratteri dei personaggi del gioco, non so gli altri che hanno fatto)

 

Rinoa: Hai notato una cosa? Noi due, Squall e Seifer siamo gli unici ad aver partecipato a tutti i viaggi.

 

Giuseppe: Beh, buona cosa no? Almeno sappiamo con chi andiamo in giro.

 

Arrivarono infine in una stazione di un paese chiamato Pisciotta (non scherzo, si chiama davvero così!) ed aspettarono l’autobus che li avrebbe portati a destinazione. Arrivarono infine a Marina, dove prima di ritrovare gli amici Giuseppe trovò un cercafase (il cacciavite per le apparecchiature elettriche che ti dice con una lucetta che se continui potresti prendere la scossa. Inutile che mi dite che sono strano, lo so già) e poi finalmente videro Zell ed Irvine. Quest’ultimo non se la passava tanto bene, perché nell’inseguimento di pollastrella serale aveva preso una storta ed era capitombolato giù per la via che porta dall’hotel in spiaggia, tutta rigorosamente ripida (In realtà non so come ha fatto, fatto stà che si è fatto male). Iniziarono a salire per la via finché non venne incontro loro Selphie, che stritolò Rinoa con un forte abbraccio. Visti i problemi avuti a Lecce Giuseppe si era portato un panino, anche se in realtà non ce ne sarebbe stato bisogno perché il pranzo era fatto bene (anche per il fatto che non ero ancora andato a Lecce). Dopo pranzo le ragazze furono ospitate da alcune tipe di quel mondo, mentre Giuseppe, che aveva previsto di tornare a Balamb quella sera stessa, andò un po’ dai ragazzi. Squall era sempre assente ma ciò non era molto rilevante. Dopo un paio di minuti di conversazione i ragazzi si accorsero di un improvviso chiasso proveniente da fuori: dei ragazzi si stavano facendo le canne! Zell non perse tempo e se ne fece dare un mozzicone, mentre gli altri rifiutarono di prendere quella roba (ricordate: la droga fa male!).finalmente poi venne il momento tanto atteso: andare a mare! Giuseppe si era portato una maschera, ma non servì praticamente a niente perché l’acqua era talmente limpida che anche un miope (come me dopotutto) sarebbe riuscito a vedersi i piedi. Non si capì bene il perché ma una volta in acqua tutti quanti sembravano tornati bambini, infatti erano più vitali di quando arrivava loro la notizia che la prof di greco era assente. Il ritorno però fu tragico: la caviglia di Irvine era peggiorata ed allora Seifer chiese a dei ragazzi con dei motorini se potevano portare il playboy fallito all’hotel dove alloggiavano. Il fatto strano era che però arrivati all’alloggio di Irvy non c’era traccia! Zell chiamò subito l’amico col cellulare (cosa non si fa per gli amici…).

 

Zell: Irvine, ma dove diavolo ti sei cacciato? Come sarebbe a dire che non sai dove ti trovi? Ma gli hai detto dove siamo. Si, chalet de… non è chalet dei tulipani, è chalet degli ulivi! E meno male che lo conosceva! Forza, digli la direzione giusta o ti sperderà chissà dove.

 

Tornato che fu il cowboy i ragazzi andarono a fare la doccia. In quel momento Giuseppe e Rinoa vennero a sapere che non c’erano mezzi di trasporto che li avrebbero potuti riportare al punto di partenza, perciò decisero di rimanere anche quella sera. Il problema fu maggiormente per Giuseppe che, come abbiamo visto prima, non si era portato niente per cambiarsi! L’unica cosa che poté fare fu andare a farsi la doccia ed allo stesso tempo lavarsi il costume, per poi strizzarlo ed asciugarlo come meglio poteva (lo so, è una cosa pietosa ma che ci posso fare?). Una volta che tutti furono preparati Zell e Seifer andarono a prendere la cena, tornando con un paio di pizze, dell’acqua in bottiglia e dei rustici. Finita la cena le ragazze ed i ragazzi, sempre in assenza di Squall, rimasero nella camera dei ragazzi. Le ragazze si chiusero in bagno e Zell con il completo appoggio di Irvine chiese a Giuseppe se gli andava di fare un giro per la festa, magari a recuperare Squall e Seifer, partito subito dopo cena. Naturalmente il ragazzino non era stupido e capendo subito che intenzioni avevano i due se ne andò senza fare domande. Purtroppo la festa non era un granché ed il ragazzo tornò indietro, sperando di non assistere a qualcosa di compromettente. Non seppe come ma ad un certo punto non capiva più dov’era, sapeva solo di essere finito davanti ad un bar. Quei portici tutti uguali e le vie poco note di certo lo avevano confuso al punto da fargli perdere il senso dell’orientamento. Fortunatamente riuscì a ritrovare la strada osservando la stella polare, da lui soprannominata Undòmiel (parola elfica del Signore degli Anelli usata come appellativo per Arwen, significa Stella del Vespro), e non assistette a niente di ciò che si aspettava di vedere in camera, perché vide Rinoa e Selphie venire verso di lui.

 

Rinoa: Scusa Giuseppe, per caso sai dov’è un bar?

 

Giuseppe: Un bar? L’ho passato giusto prima. Scendete giù ed al secondo incrocio girate a destra, poi sempre dritto.

 

Selphie: Grazie, ci vediamo in camera!

 

Giuseppe non sospettava ciò che sarebbe successo di lì a poco. Pensava che le ragazze volessero un caffé ma si sbagliava di grosso. Tornato in camera attese coi compagni l’arrivo delle compagne. Intanto anche Seifer era tornato ed anche lui attendeva ignaro di tutto. Le ragazze tornarono dopo pochi minuti, portandosi in una borsa una bottiglia di sambuca. La solita sensazione prese Giuseppe: la cosa non sarebbe andata come i suoi compagni avevano previsto. Iniziarono dando a tutti i presenti un bicchierino del liquore, che tutti bevvero ad esclusione di Giuseppe, che bevve solo pochi sorsi. Dopo questo piccolo inizio senza danni iniziò la catastrofe: le ragazze bevevano a più non posso, mentre Irvine e Zell iniziarono addirittura ad attaccarsi alla bottiglia. Gli unici rimasti sobri furono naturalmente Giuseppe e Seifer, che avendo capito che piega avrebbe preso la situazione aveva bevuto soltanto il suo bicchierino. Per i primi minuti tutto sembrava più o meno normale, le ragazze ridevano e cercavano di non farsi prendere dai ragazzi, i quali cercavano di saltare loro addosso. Poi la tragedia. Rinoa sembrava ragionare come una bambina di 5 anni, Selphie ogni tanto andava in bagno a vomitare l’anima, Irvine improvvisamente non sentiva più il dolore alla caviglia e ci saltellava sopra e per finire Zell sembrava mezzo sobrio ma continuava a strillare come un matto ed a bere come un assetato cronico. All’improvviso il terrore allo stato puro  venne loro a far visita: barricate le ragazze in bagno Seifer aprì la porta, trovandosi avanti il padrone dell’hotel.

 

Padrone: Che fate, ve ne andate o chiamo i carabinieri?

 

Seifer: Come?

 

Padrone: Avete capito bene, o ve ne andate o chiamo i carabinieri.

 

Al sentire la parola carabinieri Zell scattò ed uscì in mutande, spaventando l’uomo, il quale probabilmente credeva che il galletto lo avrebbe pestato.

 

Zell: Veda che noi non stavamo facendo niente di male, e poi abbiamo fatto chiasso solo pochi minuti, niente più.

 

Padrone: poche storie, via di qui!

 

I ragazzi, ormai rassegnati, prepararono le valige, pronti per passare quindi la notte in spiaggia. Rinoa uscì subito, mentre si sentiva Selphie continuare a vomitare.

 

Seifer: Io chiamo Squall, voi pensate, anzi, TU pensa al resto.

 

Giuseppe iniziò a preoccuparsi. Aveva raccattato tutto quello che c’era nella stanza ma Selphie non usciva ancora, quindi andò a controllare. La trovò a terra che sembrava priva di sensi.

 

Giuseppe: Merda! Selphie, alzati! Mi senti?

 

Selphie: Sto bene, non preoccuparti.

 

Giuseppe la sollevò e la portò fuori.

 

Giuseppe: Mi hai fatto prendere un colpo! Forza, dobbiamo andarcene.

 

Una volta che tutti furono fuori Selphie fu portata da Zell, che ancora ragionava, Rinoa ed Irvine si appoggiavano l’uno all’altra ed infine Seifer cercava ancora Squall mentre Giuseppe si era caricato tutte le borse dei compagni (contate che eravamo 6 e che due di loro si erano portati delle borse da calcio strapiene, quindi immaginate voi come è stato portarle per qualche centinaio di metri). Iniziarono a scendere ed incontrarono Squall a metà strada.

 

Squall: Seifer, vieni con me, vediamo di mettere ordine in questo casino. Voi intanto scendete giù in spiaggia, ci vediamo lì.

 

I due pezzi grossi andarono, mentre gli altri 5 iniziarono la discesa con Rinoa che confabulava ad ogni minima osservazione.

 

Rinoa: Che bello, tutti a mare!

 

Giuseppe: Forse avremmo fatto meglio a non venire.

 

Rinoa: Mamma non voleva farmi venire perché mi vuole far fare solo quello che piace a lei, mai quello che piace a me!

 

Giuseppe: Ha fatto bene Rossella a rimanere a casa.

 

Rinoa: Chi è Rossella?

 

Giuseppe: Mia sorella, te l’ho presentata prima della mia prima missione SeeD.

 

Rinoa: è carina? Magari la sposo.

 

NDA: So che questo è senza senso, ma è stato davvero così! L’unica cosa differente è che non doveva venire mia sorella, ma un mio cugino, lo stesso del gameboy, quindi si spiega il fatto carino-sposarsi.

 

Arrivati alla piazza del concerto a Giuseppe e Zell gelò il sangue: dei carabinieri stavano salendo verso di loro. Viste le condizioni pessime in cui stavano (tra l’altro io e le mie compagne eravamo minorenni, quindi capite che casino!) Zell ebbe la grandiosa idea di abbracciare Selphie come se fosse la sua fidanzata (mentre in realtà cercava di tenerla in piedi nel modo più discreto possibile), mentre Rinoa rideva come una scema sorretta da Irvine mentre Giuseppe continuava a tenere le borse a costo che le braccia gli si staccassero. Passato il pericolo Zell prese in braccio la ragazza da lui sorrette ed iniziò a scattare tra la folla, lasciando Giuseppe con Irvy e Rinoa. L’unica cosa che il sobrio poté fare fu far attaccare Irvine al suo zaino e condurlo a destinazione. Lì Zell aveva già steso Selphie, che tremava dal freddo. Fecero una barriera contro il vento usando gli zaini ed una volta tornati Squall e Seifer accesero un fuoco e stabilirono dei turni per mantenerlo acceso. Il primo ad iniziare fu Giuseppe, ormai insonne e pronto a passare la notte in completa compagnia del suo elemento preferito, deciso a non svegliare i compagni dormienti. Purtroppo la nottata fu peggio di quanto si aspettasse. Erano quasi l’una di notte e non aveva niente da fare oltre guardare il fuoco: l’MP3 non lo aveva portato (non ce l’avevo ancora), non poteva giocare col gameboy sennò perdeva di vista il fuoco, quindi noia totale fino al bisogno di rifornimento roba da bruciare. In quella serata bruciò tante di quelle pigne e di quei rami che sarebbero bastati a sopravvivere una nottata a -4 gradi. La noia era tale che Giuseppe si mise addirittura a parlare con le stelle per spezzare la monotonia (sono uscito proprio fuori, lo so, ma che avreste fatto voi? Io non volevo disturbare il sonno dei miei amici perciò ho sopportato). Finalmente il giorno arrivò e gli altri si svegliarono increduli nel vedere il ragazzo ancora sveglio che stava spegnendo il fuoco. Fecero un patto nel quale dicevano che nessuno avrebbe dovuto raccontare l’accaduto (per scriverlo ho chiesto prima il permesso, che vi credete?) e si recarono alla stazione. Arrivati Giuseppe si accorse di non avere abbastanza soldi per il biglietto di ritorno, quindi decise di applicare un piano: fingere di obliterare il biglietto ed usare quello per l’andata sotto gli occhi testimoni dei suoi compagni. Inoltre dopo la nottata in bianco cascava dal sonno e non si accorse che i compagni pagarono una quota extra per il ritorno che lui non aveva fatto. Infatti una volta saliti sul treno il ragazzo venne sgamato per questo inconveniente e fatto scendere ad Ascea. Fortunatamente da quelle parti sentì la presenza di un varco dimensionale ed aprendolo finì direttamente alla stazione di Salerno, dove aspettò i suoi amici per tornare al Garden (io dovetti chiamare mio padre, il quale una volta tornati mi fece una ramanzina incredibile. Naturalmente coprii i miei amici, così che nessuno venisse accusato di essere stato la causa di tale disastro). Finalmente arrivati a casa giuseppe non fece altro che gettarsi sul letto e rimanerci fino al mattino successivo.

 

Fine

 

NDA: Un’altra storia è finita, spero vi sia piaciuta anche se penso che avrei potuto fare di meglio. Ringrazio gli amici del viaggio, nonostante tutto ho fatto una delle esperienze più divertenti della mia vita. A presto!







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